
Diciamola tutta, la proposta di Luca Alfedo D’Andrea che poi riprende quella dell’avv. Luigi Mazzone è degna di nota e attenzione.
Il commercialista sanfeliciano in verità non è nuovo a questo tipo di appello, non vogliamo sbagliarci ma ci pare che pure a fine anno 2015 pose un interrogativo retorico commentando le dimissioni dell’allora sindaco di Roma Ignazio Marino: “Un uomo pubblico e amministratore dei beni comuni … deve dimettersi perché proprio nella sua qualità non possono esserci ombre e garantismo che tengano … ???”
Ovviamente la domanda era per i politici sanfeliciani.
Il comunicato (https://pungiglioneblog.com/2017/04/06/la-ricetta-di-luca-alfredo-dandrea-pubblicate-la-fedina-penale/) lo possiamo dividere in due parti, nella prima appunto si riprende la richiesta di Mazzone e cioè un appello alla trasparenza dei prossimi candidati alle elezioni sanfeliciane -se e quando vi saranno- di pubblicare il certificato penale, certificato carichi pendenti e comunicazioni ex art.335 di assenza di indagini in corso a proprio carico.
Poco da dire, si è una buona cosa, anche se ci pare alquanto curioso che non siano gli stessi candidati sindaci e le stesse liste formati da partiti e movimenti a non fare questa prima banale scrematura. Ci pare un tantinello curiosa come cosa. Certo non è sbagliato, per esempio a Santa Maria a Vico -“governo Piscitelli”- ricordiamo un’assessore esterno che si dovette dimettere perché aveva una sentenza passata in giudicato non comunicata al sindaco. Quindi ha un senso, ma ci pare strano, ribadiamo, che sindaci candidati e liste e partiti e movimenti e pure gli altri candidati consiglieri non chiedano che siano presentati questi documenti all’atto quantomeno della presentazione della lista.
Ma D’Andre va oltre, nella seconda parte sostiene che in quanto gli amministratori siano già in carica nel momenti in cui fossero oggetto di indagini, per garantire trasparenza e attestare una politica priva di interessi, debbano fare un passo indietro. In parole povere: dimettersi.
Qui ci troviamo molo ma molto meno d’accordo.
Innanzitutto non sta scritto da nessuna parte che chi amministra non violando la legge sia privo di interessi personali. Si può benissimo pensare e badare agli affari propri e amministrare in danno dei cittadini pure rispettando tutti i codici del sistema. Facciamo un esempio banale: mettiamo che l’amministrazione comunale debba scegliere tra le opzioni A e B, assolutamente lecite. L’opzione A non è preferibile non fa gli interessi dei cittadini ma aiuta uno “sponsor” delle elezioni. L’opzione B è ottima per tutti i cittadini, ma non tanto per lo “sponsor”. L’amministrazione opta per la soluzione A.
Nessuna violazione di legge, ma il politico si è fatto gli affari suoi, magari lo sponsor andava aiutato per cambiale elettorale, o magari perché utile alla prossima tornata o entrambe.
Tra l’altro chiedere le dimissioni su una indagine è inutile e paradossalmente non crea alcuna pulizia, ma mette solo in difficoltà la magistratura.
I magistrati devono operare in serenità proprio perché delicato il loro compito; si parla di persone, dei loro beni, della loro reputazione. Se ogni volta un magistrato che emette un avviso di garanzia, che nel 99% dei casi sono atti dovuti, vi sia il rischio che un’amministrazione vada a casa, quel magistrato non si sentirà sicuro o peggio pure troppo e avere manie da grandeur.
Ci permettiamo alcuni suggerimenti che certamente pensiamo saranno recepiti non solo da Fratelli d’Italia, attenti sul tema della trasparenza, ma pure dagli altri competitors.
Dunque sarebbe interessante e auspicabile accostare oltre alla fedina penale del candidato, magari pure quanto gli è costata la campagna elettorale di settimana in settimana e da chi viene finanziata con nome-cognome e euro donato.
Oltre al curriculum, che secondo noi non è poi così fondamentale in politica, noi siamo dell’idea che tutti sono in grado di parlare e di comprendere la politica, si potrebbe anche affiancare il proprio cursus honorum politico, cioè quante volte si è candidati, se si è ricoperti cariche pubbliche, nel qual caso cosa si è realizzato, quante tessere di partito si ha accumulato, quante volte si è stati eletti.
Così giusto per cominciare. Pure questa è trasparenza.
Tornando a più umani discorsi, una questione però ci lascia ancora perplessi, Il coordinatore di Ad Maiora in pratica chiede al sindaco di Santa Maria a Vico di dimettersi. Il punto è che non riusciamo a capire come si possa conciliare questa posizione, per carità legittima, con il voler restare nella maggioranza.
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