Una cosa è certa, come va a finire la leadership di Salvini esce indebolita, non solo come leader di centrodestra, ma pure come leader del suo partito.

Ha provato fin da subito a guidare queste elezioni, ma in un modo assolutamente dilettantistico senza aver ben chiaro il modo cui arrivare all’obiettivo.

Nomi che si susseguono in maniera vorticosa ieri giusto per dire si parlava di Casini, Belloni, Moratti, Nordio, Pera è pure spuntato ancora Frattini e ora pare che la prova di forza sarà Casellati.

La sinistra ha detto no a tutti questi nomi, ma la sinistra il giorno prima di queste elezioni aveva dato con l’indicazione di Riccardi il candidato-tipo che si aspettavano e cioè un alto profilo scollegato storicamente dai partiti, il minimo proprio. Invece Salvini ha sempre puntato su nomi di schieramento. Alti profili certo, ma sempre di schieramento.

La prova di forza ci sarà dunque, anche se più che contro la sinistra sembra un modo per calmare sul nascere la ribellione interna alla destra. Ieri la consegna era per i grandi elettori dello schieramento di centrodestra di non votare ma in 441 hanno rispettato l’accordo, ma sono molto meno dei 450 e passa che dovrebbe avere la maggioranza realtiva.

I numeri dunque non ci sono. A meno che il M5s o parte di esso ritorni ad antichi amori e assecondi Salvini. Cosa possibile vista la pochezza strategico/politica dei cinque stelle.

Prova di forza che se riesce avrebbe certamente ripercussioni sul governo, che poi questo significhi elezioni anticipate è difficile dirlo ma il rischio c’è. Prova di forza che se non riesce porterebbe Salvini alla fine della sue ambizioni.