Acqua pubblica, energie rinnovabili, meno auto, rifiuti zero, wi-fi libero. Queste sono le cinque stelle, le battaglie, che i “portavoce” del movimento avrebbero dovuto portare nel parlamento, ma che a conti fatti questi temi non sono mai veramente arrivati e anzi il movimento si è sempre caratterizzato per una stella che non viene menzionata: la lotta alla casta politica.

Il Movimento 5 Stelle è stato fondamentalmente questo: lotta alla corruzione politica e ai costi non giustificati dalla politica, ma poi anche più rivoluzionario nel senso di soppiantare la struttura parlamentare della Repubblica sostituendola con quella della “rete” dove ogni cittadino sarebbe stato decisivo con il proprio “voto” on line. Inoltre i neo parlamentare cinque stelle avrebbero dimostrato al mondo che si poteva benissimo far politica senza enormi stipendi ma sarebbe bastato un 2.500€ al mese. Ovviamente poi nessuna alleanza con i partiti accusati dello sfascio del Paese.

Quindi ecco che il movimento 5 stelle si presenta non come un gruppo di persone, ma un insieme di idee, anzi le persone sono un problema con i loro interessi personali che possano inficiare quelle idee. La cosa si risolve facile: non più di due mandati per ogni elezione istituzionale, legame con il territorio e cioè il parlamentare, il sindaco o consigliere comunale e regionale devono dar conto ai meet-up locali, poi ancora nessuna comparsata in televisione per evitare eccessivo protagonismo. Tutte le violazioni avrebbero comportato delle espulsioni.

Come oramai ben sappiamo pian pianino tutte queste cose sono state cancellate. La prima cosa manco a dirlo sono stati gli “stipendi”, ci si è resi conto che la storia dei 2.500€ al mese era buona per avere voti ma non per campare a Roma soprattutto poi da chi viene dalle regioni del profondo Nord e Sud del belpaese. Quindi con una certa gradualità si è cominciati a prendere sempre più soldi, anche se tutto andava rendicontato, ma oramai anche questa è una pratica non più usata e si era poi arrivati a cose assurda come migliaia di euro giustificati in cene al ristorante, taxi, materiale da cancelleria.

Se dapprima i soldi “in più” venivano utilizzati per finanziare PMI utilizzando il termine di “restituzione agli italiani” poi si è passati a finanziare la Casaleggio & associati e la piattaforma Rousseau, che poi è un sistema funzionale al movimento stesso, almeno fino a ieri, insomma niente di diverso da quello che fanno i parlamentari degli altri partiti che finanziano il loro partito con parte dello “stipendio” che ricevono.

Anche per le comparsate in tv subito c’è stato chi ha violato il divieto, prontamente espulso, ora sono momenti assolutamente comuni, e se prima non era consentito il contraddittorio ora invece si accetta anche il confronto. Poi insomma senza dilungarci troppo, è venuto meno il rapporto con i meet-up che se prima erano parte integrante del movimento poi non lo sono stati più. Il secondo mandato, che è quello più duro a cadere è stato aggirato con la fesseria del “mandato 0“, ma sembra pure questo un tabù destinato a cadere. La storia dei due forni la conosciamo benissimo, che è storia recente, tanto che il movimento sta governando con l’odiato PD e anzi in certe zone del paese tale alleanza rischia pure di essere sistemica. I voti on line sono diventati una barzelletta con la chiamata dei cittadini a decidere su alcune votazioni in parlamento importanti la sera per la mattina e senza che i cittadini fossero dovutamente a conoscenza dei fatti e quindi esprimere un voto ponderato, insomma, la struttura parlamentare al momento è imprescindibile.

L’abbandono di Casaleggio è l’ultimo atto della fine di un Movimento 5 Stelle di prima generazione che non è mai esistito se non come idea, ma che si è subito infranto sulla dura realtà delle cose.

In tutto questo fa rumore il silenzio di Beppe Grillo, ma il comico che non fa ridere è preso da problemi familiari ben più importanti.

Anche Di Battista, il viaggiatore falegname bevitore di spremute di umanità sembra sotto shock e non ha ancora detto nulle al riguardo e forse è un bene.

Intanto il Movimento 5 stelle va verso una rifondazione con l’avvocato ex premier Conte che dovrà riscrivere assieme ai nuovi iscritti regole e valori, ma la paura di una scissione dietro l’angolo è viva. Se per fortuna le elezioni politiche sono lontane, 2023, invece le amministrative sono relativamente vicine e il rischio di una sconfitta pesante è molto probabile con tanto di ridimensionamento.