Ritorniamo con la nostra rubrica a parlare dei fatti italiani.

E’ chiaro che l’attenzione è tutta concentrata sul Movimento 5 Stelle e la pace fatta davanti a una spigola tra Giuseppe Conte, giudicato una sorta di incapace dal garante, e il garante stesso –Beppe Grillo– che a questo punto come sempre faceva meglio a tacere.

Una pace forzata, dovuta più alle imminenti amministrative, che non a una reale pacificazione. Senza accordo il Movimento rischiava di finire unito, ma spaccato in correnti all’appuntamento delle amministrative e quindi perdere rilevanza sui territori. Cosa comunque non evitata da questo armistizio.

La cosa incredibile, bisogna dirlo, è l’ascesa dell’Homo Novus -Giuseppe Conte- una sorta di figurina di cartapesta nel primo governo, denominato Conte, ma nei fatti si leggeva Salvini. e poi però via via ha preso coscienza di sé tanto da sbaragliare la concorrenza interna alla guida del movimento. Infatti, in dieci anni il Movimento 5 Stelle non è riuscito a produrre una figura tale da poter prendere la guida: non un Di Maio, che pure ci ha provato, fallendo, non un Crimi che vorrebbe, ma diciamolo, non piace a nessuno, non un Fico, che non si sa manco cosa vuole fare da grande, non una Taverna che quando apre bocca al netto dei bofonchiamenti sono più i voti che fa perdere che non guadagnare.

Il Movimento che non doveva avere leader trova quindi nell’avvocato di Volturara Appula, dal dubbio curriculum e dalle dubbie consulenza, il suo leader naturale.

Chi ci fa un po’ tenerezza è Alessandro Di Battista, che a chiacchiere si dice fuori dal movimento per incompatibilità politica, ma pure parla un giorno sì e l’altro pure del Movimento sperando sempre di essere guida e leader ufficiale per volontà divina e acclamazione, non rendendosi conto che ogni giorno che passa lo porta più vicino all’oblio.

Per non parlare di Casaleggio figlio che ha dimostrato incapacità nel gestire una cosa complessa come il Movimento 5 Stelle e di certo non ha avuto l’appiglio, tra il mistico e il pratico, di Casaleggio padre.

Gli scogli più grossi non sembrano siano però superati come la regola dei due mandati, che da un lato è rimasto l’ultimo totem dei pentastellati e dall’altro, se mantenuta, porterebbe a casa tutta una classe dirigente, che poi non sarebbe questa cosa così grave viste le capacità, ma non bisognerebbe ricominciare da capo tutte le volte. Poi c’è il nodo alleanze, non sono più un tabù, ma bisogna capire da che parte stare e se continuare l’alleanza con l’odiato, ma non poi così tanto, Partito Democratico. Altro scoglio è capire come si dovranno prendere le decisioni, quando il garante interviene, quando intervengono gli scritti e come.

Insomma, un Movimento da ripensare, come è stato ripensato il logo aggiungendo quel 2050 che più che un traguardo sembra un auspicio.