
Eccoci ovviamente dopo la prima semifinale dell’Eurovision Song Contest in Vienna 2026.
Faccio una disamina di come sono andate le cose, ma alla fine, delle mie 10 qualificate previste, ben 9 sono effettivamente approdate in finale. Non male.
La sorpresa positiva della serata è stata sicuramente il Belgio.
Essyla con Dancing on the Ice è riuscita a qualificarsi contro ogni pronostico, visto che nelle odds partiva piuttosto indietro. Onestamente il pezzo continua a non convincermi del tutto e anche la performance è stata molto statica: lei praticamente si muoveva pochissimo sul palco e hai un brano che ha dancing nel titolo! Però fa piacere vedere il Belgio in finale, anche perché dietro la coreografia c’è un altro pezzo d’Italia: l’italiana Elena Gambardella.
La sorpresa negativa invece è stata il Montenegro.
Qui il problema è stato chiaramente lo staging, che all’Eurovision conta tantissimo. La canzone secondo me aveva valore, anche un significato interessante, e avrebbe meritato la finale. Però la messa in scena era completamente fuori concept. Hai un brano intitolato Nuova Zora — cioè “nuova alba” — e poi costruirci sopra un immaginario vampiresco!? Una scelta che ha lasciato parecchi dubbi.
La delegazione montenegrina paga ancora una volta errori di impostazione abbastanza evidenti. E pensare che sarebbe bastato fare una cosa semplice: prendere il videoclip ufficiale e trasportarne l’estetica sul palco di Vienna. Il videoclip aveva funzionato molto bene.
Ed è esattamente quello che invece ha fatto l’Italia.
Sal Da Vinci ha preso il concept del videoclip, lo ha adattato al palco e il risultato è stato eccezionale. La sua esibizione è stata una delle migliori della serata. A questo punto la top 10 sembra quasi certa e, se tutto gira bene, forse si può iniziare persino a parlare di una possibile top 5.
Capitolo San Marino: niente da fare.
Avere Boy George è stato un colpo enorme, mediaticamente parlando. Però non puoi portare Boy George all’Eurovision e fargli cantare praticamente una riga. E soprattutto è stato involontariamente comico il momento in cui finalmente appare sul palco, seduto su un trono con un’entrata scenicamente perfetta… e subito dopo Senith in versione Beyoncé lo annuncia come se nessuno avesse capito chi fosse. Una scena abbastanza cringe.
Delusione anche per la Georgia.
I Bzikebi, vincitori dell’Eurovision Junior 2008, non sono riusciti a sfruttare l’effetto nostalgia che aleggiava un po’ ovunque in questa prima semifinale dei 70 anni dell’Eurovision. Il problema è che il pezzo già di suo sembrava confuso, mentre la coreografia dava l’impressione di essere stata assemblata all’ultimo momento: movimenti casuali, idee scollegate, poca identità.
Entrano invece Polonia e Lituania.
Non sono tra le mie canzoni preferite, però bisogna essere onesti: la Polonia vocalmente è stata impeccabile, mentre la Lituania — pur restando un brano che continuo a non amare — ha portato una performance di livello.
Fuori anche le Vanilla Ninja dell’Estonia, completamente spente sul palco. Da loro ci si aspettava energia, presenza scenica, un minimo di impatto. Invece sembravano quasi assenti.
Piccolo dispiacere infine per il Portogallo.
La canzone era lenta, forse troppo lenta per una semifinale Eurovision, ma anche qui lo staging ha fatto danni. Minimalismo eccessivo, outfit discutibili: sembravano più persone appena uscite dal lavoro pronte a fare una partita a scopone che artisti sul palco dell’Eurovision. In un contesto così competitivo certi dettagli pesano tantissimo.
Per il resto, dentro praticamente tutti i favoriti.
E attenzione soprattutto a Finlandia e Grecia.
La Finlandia conferma di avere un pezzo potenzialmente vincente: Linda Lampenius con il violino dal vivo è stata semplicemente magnetica.
La Grecia invece ha dimostrato di poter davvero competere per la vittoria finale. Akylas è stato bravissimo e il pezzo, dal vivo, ha acquistato ancora più forza.
Ci sarà da divertirsi sabato.
Per quanto riguarda invece la seconda semifinale… appuntamento a domani.