Pure noi non possiamo fare a meno di pensare e parlare delle elezioni americane e quindi uscire un po’ dal seminato rispetto allo scopo del blog visto che in Valle di Suessola al momento non sta capitando niente di eccitante, addirittura fa notizia un padre che porta a spasso sua figlia. Ah il giornalismo nostrano.

Dunque noi non siamo americani quindi abbiamo cercato di contattare amici che hanno il sangue a stelle e strisce per farci raccontare in breve le proprie sensazioni.

Joe Ferrara, un repubblicano convinto della Virginia, stato che ha votato pro Clinton, ci dice entusiasta che: Sono davvero molto contento. Credo saranno anni molto interessanti. Io per primo non vedo l’ora di vedere ciò che accadrà. Trump ha vinto perché non vuole continuare le politiche fallimentari di Obama che hanno dimostrato di non funzionare. Lui e i suoi non provengono dall’establishment politico di cui la stragrande maggioranza delle persone non si fidano. Trump non è sostenuto da grossi finanziatori e non ha tutto il bagaglio negativo della Clinton. Ha intenzione di abrogare l’Obamacare, di nominare giudici conservatori alla Corte Suprema, e annullare molti ordini esecutivi di Obama.

Completamente di diverso avviso chi ha l’animo democratico come Tricia J. nata in Illinois, altro stato in favore di Clinton, ma da anni vive e lavora a ParigiSono completamente sotto shock non riesco a credere che abbiamo scelto un presidente così divisivo. Ha insultato le donne, ha insultato la popolazione nera e messicana, credo che non sarà capace di unire la popolazione americana adesso dopo aver fatto tanto per dividerla. I democratici hanno messo in campo un candidato non amato, Sanders avrebbe avuto più possibilità, gli ultimi scandali non hanno aiutato la Clinton, ma non è solo quello il problema. 

Noi possiamo solo fare alcune considerazione dall’Italia su questa elezione che magari possono essere un insegnamento per leggere la politica pure nostrana:

  1. I sondaggi non sono affidabili al 100%.

Sono certamente un aiuto, sono un’idea di come sia orientato il pensiero e le motivazioni della gente sul momento, ma non sono la Bibbia, non rispecchiano necessariamente il futuro. Anche perché la gente cambia pensiero come noi ci cambiamo le mutande con una repentinità tale che fatti che sono accaduti un paio di giorni prima non si ricordano nemmeno più.

2. Parlare dei bisogni della gente paga sempre.

Per come l’abbiamo vista noi questa elezione è successo questo: Trump ha parlato di lavoro, di immigrazione, di sanità. Ha esposto la sua idea in merito su problemi che gli americani sentono. La Clinton ha detto in pratica: votate me che sono meno peggio di lui. In Italia lo abbiamo sperimentato con Berlusconi: la sinistra vedeva il nemico, Berlusconi faceva vedere i posti di lavoro e l’ottimismo, e questo vedevano gli italiani. Il “nemico” in politica funziona se è generalizzato: la casta, le banche, Equitalia ecc.

Il fatto è che i Repubblicani hanno vinto su tutta la linea non solo le presidenziali -esiste l’election day- ma anche la Camera dove resistono nonostante qualche deputato in meno, e al Senato le forze rimangono immutate con i Repubblicani sempre in maggioranza, stesso discorso per i governatori con uno schiacciante 33 a 16.

Trump avrà quindi la strada spianata per la sua visione dell’America e del mondo e per noi europei la speranza e che sia una visione non troppo dolorosa. In politica quattro anni in passano in fretta. I Democratici devono fare i conti con se stessi, le primarie sono state logoranti, e non hanno aiutato nella scelta del candidato migliore, ma il problema come visto non sono solo le presidenziali ma la idea di politica ora sono a un bivio: inseguire il populismo di Trump o seguire la linea del socialismo di Sanders.


 

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al P.co De Lucia in Santa Maria a Vico (CE)