Abbiamo atteso molto prima di scrivere questo articolo sui fatti italiani, che è da un po’ che non lo facevamo, in quanto volevamo attendere anche il turno di ballottaggio, che non ha fatto altro che confermarci quello che è successo già al primo.

Vince il centrosinistra. La coalizione prende tutte le città importanti e non solo. La questione che immaginiamo si stia ponendo in queste ore nella segreteria del PD e se approfondire l’alleanza con il M5s oppure scaricarli.

Il pd vince con e senza i grillini, e dove vince con i pentastellati, questi non risultano determinanti. Conoscendo il Pd però è probabile che vorranno continuare questa brutta alleanza, sia per togliere argomenti all’alleato-nemico e sia per evitare il ritorno del M5s nelle braccia di Salvini.

Il M5s è evidente è il grande sconfitto di queste elezioni. Dopo aver fatto il pieno cinque anni fa con Roma e Torino, non riescono ad andare nemmeno al ballottaggio e con percentuali ben al di sotto anche della media nazionale. Il M5s sembra aver completamente perso il legame con il suo “popolo”, se alle amministrative precedenti era un tutto “mandiamoli a casa”, “ladri” e vaffancul dicendo, adesso pur di non andare loro a casa si alleano con chiunque, anche quelli che per loro sono i ladri e affanculo stavolta il popolo c’ha mandato loro.

Perde il centrodestra esce con le ossa rotte. La coalizione paga la propria contradittorietà, tra chi sostiene con convinzione il governo Draghi (Forza Italia), chi con distinguo ma comunque lo sostiene (Lega) e chi invece e proprio contro in tutto e per tutto (Fratelli d’Italia). La vittoria poteva venire puntando sui candidati parlando delle città evitando di personalizzare le elezioni, ma questo non è avvenuto sia per il dna dei leader, che hanno bisogno costante di legittimazione popolare, sia per la caratura dei candidati sindaci proposti con un carisma da sedia sdraio.

Anzi, proprio lì dove invece il candidato il carisma lo teneva, e pure da vendere, come a Napoli con un certo Catello Maresca, la figura è magra. Il pm sbaglia completamente campagna elettorale buttandola su folklore e orgoglio partenopeo, ma forse quel popolo da uno come lui volevano sentir parlare di legalità e strategie di lotta alla criminalità.

A Milano impalpabile Bernardo, mentre Sala ha approfittato del mal governo dei cinque stelle a Roma, ma in particolar modo di Torino, basti pensare che tutte le iniziative che si svolgevano nel capoluogo piemontese nel periodo pre-Appennino, si sono dovute spostare a Milano per l’incapacità organizzativa cronica delle stelline.

Poi ecco qua, Milano avrà le Olimpiadi, Roma no!

A Bologna non c’è mai stata storia e forse senza dichiarazioni discutibili delle sardine in appoggio di Lepore il risultato poteva essere più ampio. A Roma lo si è visto con un Michetti che beccava due figure di merda ogni volta che apriva bocca e aveva Gualtieri contro, non proprio un fulmine di guerra.

Una citazione va fatta per Renzi e Calenda.

Il primo è praticamente eliminato dai giochi, eppur si dimena, cerca di voler far parlare di sé in qualche modo, ma oramai è finito. Il secondo invece si sta costruendo un suo spazio politico interessante, sebbene ci aspettavamo una migliore performance a Roma, ma il partito è stato presente in tante città e poi i sondaggi lo danno tra il 3.5 e 4% che non è male per un nuovo soggetto politico.

C’è poi la questione astensionismo, che ci pare la si stia usando per sminuire la sconfitta propria e la vittoria degli avversari. Il prolema è un qualcosa che non regge pienamente. Se è vero che forse il sistema tutto vada rivisto, ad esempio per noi è assurdo che un sindaco possa presentarsi con una decina di liste in appoggio, create pure sul momento, come pure il turno di ballottaggio che ha un senso quando lo scarto tra primo e secondo è di meno di 10 punti, apriamo una parentesi giusto per capirci, quindi se un candidato ottiene il 51% al primo turno e l’altro il 49% si decide il sindaco, mentre se un candiato riceve il 49% e l’altro il 31% si va al ballottaggio! Secondo noi il sistema andrebbe completamente rivisto.

Quindi l’astensionismo è dato oltre che ad un problema “tecnico”, ma anche di presentabilità dei candidati, discorso che abbiamo ampiamente parlato sopra. Infatti gli elettori di sinistra ci sono andati, per ben due volte in quindici giorni alle urnee vista la “scomparsa” e “disaffezione” degli elettori nei confronti dei partiti non si può parlare di elettorato “militarizzato”, ma di elettorato attivo e democratico.

Altra questione è il fatto che nessuno può chiedere elezioni anticipate. Non il centrodestra, che aritmeticamente vorrebbe, ma rischierebbe per le contraddizioni politiche sul sostegno al governo Draghi e inoltre per la leadership. Storicamente la leadership nel cdx è data dal partito con più voti, ma in questo caso Fdi e Lega sono troppo vicini e rischierebbero di farsi la guerra in campagna elettorale. Non può chiederli il M5s sia perché moltissimi di loro non verrebbero eletti e sia perché alle prossime elezioni si certificherebbe l’irrilevanza politica. Non può nemmeno il Pd, sia per l’alleanza ancora ambigua con le stelline cadenti, sia per la coalizione eventuale troppo distante e litigiosa tra loro.