Ieri mattina ad Arienzo una bella pagina di politica organizzata dal Partito Democratico, con il dibattito sul “Referendum Costituzionale le ragioni del Sì e le ragioni del No” nell’aula consiliare del comune. Per il Sì sono intervenuti esponenti politici del PD tra cui certamente spiccava la presenza dell’on.Camilla Sgambato mentre per il No i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (A.N.P.I.). Arienzo è stata la prima città della provincia di Caserta a fare qualcosa del genere. Ovviamente plaudiamo all’iniziativa.pd-referendum

Facciamo delle premesse importanti:

1.Siamo entrati nell’aula consiliare già con una tendenza forte orientata verso il Sì ne siamo usciti con una tendenza ancor più rafforzata. Questo non certo per la bravura o meno dei relatori, ma per i contenuti esposti,  proveremo a spiegarci a breve.

2. Speriamo ci siano altre occasione d’incontro di questo tipo, perché sono davvero un’arricchimento, ma dobbiamo far notare delle “storture” del dibattito. Ecco appunto quale dibattito? Non c’è stato. Dopo una prima parte dedicata all’esposizione delle ragioni del Sì e del No, i relatori hanno fatto una cosa che i relatori non dovrebbero fare mai, parlare tra di loro. Il dibattito se lo sono fatti loro. Troppe interruzioni da parte del pubblico, soprattutto durante l’intervento della Sgambato. Il sindaco Guida spesso è intervenuto interrompendo e non ne capiamo il motivo, perché subito dopo ci sarebbe stata la possibilità di intervenire e poteva porre tutte le sue perplessità con delle domande, ma ha preferito poi lasciare l’aula.

3. Il tempo: 4 relatori ognuno ha parlato 20 minuti dicendo le stesse cose è stato troppo, forse era meglio accordarsi prima e con un tempi più contingentati.

Passiamo al merito della discussione.

In verità non possiamo soffermarci su tutto per ragione di spazio, ma su tre punti che hanno visto accendersi gli animi tra le due parti contrapposte: 1. riguardo il risparmio economico che si ha con questa riforma. 2. La legittimità di questo parlamento a legiferare sulla costituzione. 3. Immunità dei Senatori.

  1. Risparmio economico.
    Dunque i sostenitori del Sì hanno sparato la cifra di risparmio con la riforma pari a 490 milioni  il No invece parla di 40 milioni appena. Chi ha ragione? Come si vede la differenza è enorme. A Giugno di quest’anno sia il ministro Boschi che il senatore Malan (Forza Italia) si sono appunto scontrati su questi numeri, stiamo a Settembre e ancora i relatori battibeccano su questo. Per noi le cifre sono sballate sia per il Si che per il No. La Ministro Boschi aveva così quantificato il risparmio: Riduzione del 33 per cento delle indennità parlamentari pari a 80 milioni di euro l’anno, a cui aggiungere 70 milioni di euro l’anno grazie alla riduzione delle attività del nuovo Senato delle autonomie. Il ministro Boschi quantifica in 320 milioni di euro il risparmio ottenuto con la non elettività degli incarichi istituzionali nelle province, a cui aggiungere altri 20 milioni portati dalla soppressione del Consiglio nazionale per l’Economia e per il Lavoro.
    Ora questi 320 milioni di risparmio seppur dovuti alle riforme sono conseguenze già in atto della legge Delrio quindi è sbagliato intascarsele. Il No però deve pur capire che la riforma non  riguarda solo i senatori, ma tutti le voci elencate dalla Boschi.
    Comunque la bontà di una riforma non si misura sui soldi che fa risparmiare. Onestamente qua s’è perso tempo secondo la nostra opinione.
  2. Legittimità del parlamento nel fare le riforme.
    Stiamo ancora a questo? I sostenitori del No hanno ribadito che la riforma non andava fatta perché questo parlamento non è legittimo in quanto la Corte Costituzionale avendo bocciato la legge elettorale che li ha eletti ha posto il parlamento in uno stato di prorogatio e quindi legittimato solo agli atti urgenti. Una emerita sciocchezza! La Corte Costituzionale ha stabilito proprio il contrario! La Suprema Corte ha affermato che per le conseguenze del così detto Porcellum censurato per incostituzionalità: “È evidente, infine, che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte qua la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale …” Ecco quindi la decisione della Corte non è retroattiva, ma produrrà i suoi effetti alla prossima consultazione elettorale a meno che non vi sia una nuova legge elettorale, come successo con l’Italicum. La Corte poi si spiega ancora meglio su questo punto sulla conseguenza delle norme cassate che: non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto. Ancora proprio per eliminare ogni dubbio la Corte insiste sulla legittimità di questo Parlamento: Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono, in definitiva, e con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti.
    Ma allora questa prorogatio paventata dai sostenitori del No da dove esce?
    Esce, secondo noi, dall’errata lettura della sentenza della Corte. La Suprema Corte sempre volendo insistere sulla legittimità di questo Parlamento ribadisce il concetto di Continuità dello Stato e dice: le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare. Per sostenere questo concetto fa un esempio: Tanto ciò è vero che, proprio al fine di assicurare la continuità dello Stato, è la stessa Costituzione a prevedere, ad esempio, a seguito delle elezioni, la prorogatio dei poteri delle Camere precedenti «finchè non siano riunite le nuove Camere» (art. 61 Cost.) …
    Il relatore del No è riuscito nella brillante -siamo ironici e buoni- opera dialettica di elevare un banale esempio per dimostrare che le Camere sono legittime a una sorta di censura della Corte sul parlamento eletto. Mamma mia! Ma la grandezza del relatore è stata quella di equiparare il Parlamento ai consigli regionali, per questi ultimi sì che vale la prorogatio, ma non sono certo la stessa cosa!? Davvero deprimente.

qui il link della famosa sentenza della Corte Costituzionale  http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=1# è abbastanza lungo, ma se andate al punto 7, cioè proprio alla fine, troverete tutto ciò che abbiamo scritto.

Prima di passare al punto 3 una piccola nota. Abbiamo provato a far notare al “brillante relatore” come il Parlamento è tanto legittimo pure perché ben due Presidenti della Repubblica con diversi Presidenti del Consiglio e diverse maggioranze hanno sottoscritto tutti gli atti, quindi essendo loro garanti della costituzione ci sembrano validi esponenti. Abbiamo detto questo sorridendo un po’ visto la”cima” che avevamo davanti, ma a quel punto il sindaco Davide Guida alquanto alterato ci ha rimbrottato dicendo che i Presidenti hanno fatto una cosa grave. Caro sindaco abbiamo provato a rispondere in quella sede ma nel caso non siamo riusciti a farci sentire lo ribadiamo in questa sede: fai una bella denuncia alla Procura della Repubblica. Bisogna essere consequenziali, se si ritiene che i Presidenti hanno travisato la Costituzione bisogna agire, altrimenti non occupare il nostro tempo con inutili facezie.

3. Immunità dei Senatori.
Sempre secondo i sostenitori del No riportiamo le parole paro paro: “Quanti consiglieri regionali sono stati accusati di vari reati e fatti a vario titolo? Non sta a me ricordare i bravi sindaci dei nostri paesi quanti erano venduti quanti erano collusi, quanti hanno permesso di seppellire nelle nostre terre chissà che cosa e noi cosa facciamo? Gli diamo l’immunità”. Quindi noi abbiamo capito che siccome i Senatori provengono dalle assemblee regionali i consiglieri che diventano senatori potrebbero essere collusi e venduti e quindi ricevere l’immunità quasi come premio. Va bene chiudiamo tutto allora. Onestamente lo troviamo davvero orribile come concetto, cosa significa? Ma allora non bisognerebbe nemmeno votare, altro che preferenze! Come è stato secondo noi giustamente sottolineato non è che i consiglieri regionali nascono sotto i cavoli o li porta la cicogna. Sono eletti dai cittadini, ed è responsabilità di questi ultimi votare e quindi scegliere i propri rappresentanti con criterio. La Campania che andrà ad eleggerne 8 tra i consiglieri regionali più un sindaco (totale 9 senatori)-per favore qualcuno avvisi lo sprovveduto relatore del No che manco questo sapeva- sceglierà i consiglieri regionali che sono passati attraverso una consultazione popolare. Al momento la legge regionale elettorale Campana prevede pure le preferenze, come il voto disgiunto. Davvero anche qui non ci pare che il No abbia portato validi argomenti anzi hanno facilmente prestato il fianco al comitato del Sì.

Anche noi, quando sarà il momento, esporremo le nostre ragioni per il voto del referendum costituzionale, quello che possiamo dire ai cittadini soprattutto a quelli che ci leggono: informatevi e approfittate di questo tipo di incontri. 


 

 

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