Un paio d’anni fa, se la memoria non c’inganna e potrebbe che ci stiamo facendo canuti, proponemmo alla scrittrice Anna Verlezza di collaborare al nostro blog parlando di cultura attraverso i libri. Non è che ci fosse chissà quale conoscenza personale o amicizia, ma Anna fu di una gentilezza e umiltà incredibile, che ancora oggi a pensare ci sorprende, ponendoci domande su come svolgere al meglio questo compito con una carica ed energia, che a noi, pigri cronici quali siamo, c’ha caricato non poco.

Ora, come oramai noto, visto il successo di Anna Verlezza che ha pubblicato un nuovo romanzo, un interessante noir psicologico “La Seconda Verità”, essendo non all’altezza e non avendo il giusto bagaglio per una critica abbiamo pensato di porre 5 domande all’autrice facendo sì che sia lei stessa a parlare del suo lavoro. Diciamo che la furbizia non ci manca.

  1. L’angelo che imparò a volare”, “La Stanza di Beatrice”, “Nove Volte Donna” poi “Tr3ntase7e” e ora “La Seconda Verità”. Dato che sappiamo che sei oltre una scrittrice prolifica anche una divoratrice di libri più che lettrice, la nostra prima domanda non può essere che questa: Chi è il tuo maestro/a, insomma a chi ti ispiri per le tue storie?

L’ ispirazione è un vento leggero che sfiora i pensieri nel silenzio di ogni lettura. Certo ci sono stati e ci saranno libri ed autori che aiutano maggiormente a partorire nuove allegorie da raccontare nei libri che scriverò, ma di solito ogni libro mi lascia la testimonianza del suo passaggio.

2. La seconda verità è un noir psicologico, i personaggi ma in particolar modo la protagonista Rita lotta con sé stessa e con il mondo intorno che è un tunnel di bugie, di dolore, ma che allo stesso tempo vale la pena lottare perché c’è una luce a cui anelare. Ma quanto c’è di Anna in Rita?

Di Anna in Rita c’è il necessario per scoprirla donna fragile. Donna che intercetta i dolori sedimentati nel suo corpo e cerca di scioglierli con la ragionevolezze della conoscenza perché solo la Verità potrà renderla forte. È un debito verso sè stessa.

3. Da dove si comincia? Qual è stata la scintilla che ti ha portato a scrivere La Seconda Verità?

Scrivo di getto. Ho l’impeto dell’inizio. Di ogni inizio. La storia di base che preme nelle tempie per uscire e diventare parola. Il resto viene da sè. Scrivo al computer, ma solo per una ragione di tempo. Cerco di ottimizzarlo altrimenti nessuno mi distoglierebbe dalla bellezza di far nascere i miei personaggi con la penna.

4. Una domanda tecnica, in quanto queste cose ci incuriosiscono molto, ma come scrivi i tuoi romanzi? Proviamo a spiegarci meglio: scrivi a penna su carta, oppure tutto al computer e in questo caso che tipo di theme font utilizzi? Che interlinea? Scrivi di getto o pianifichi una struttura? Ok ci fermiamo qua.

Utilizzo carattere 14 , Arial, interlinea 1,5 . La scrittura d’inizio, come ti dicevo, è solo scocca esterna. Nasce il personaggio principale e il viaggio che compirà, i coprotagonisti saliranno sul calesse durante il percorso.

5. Se la seconda verità non fosse un libro, ma un disco musicale, che disco sarebbe?

Se fosse un album sarebbe Industrial Silence dei Madrugada , mentre Rita sarebbe , nello specifico, la canzone What’s on you mind? contenuta nello stesso album.

Allora non possiamo esimerci dal pubblicarene il video musicale:


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