
La notizia nota di queste ore è che è stato ritrovato senza vita la signora Agnese Milanese che era data per dispersa assieme al figlio, ancora disperso al momento in cui scriviamo, dal giorno del nubifragio che violentemente ha colpito la frazione di Talanico e il comune di Arienzo.
Noi chiaramente non ci occupamo di crocnoca, ma delle questioni e implicazioni politiche di quello che è successo.
Davanti a sitazioni disastrose del genere ci sono due modi di affrontare il problema.
Uno è quello della rassegnazione e dire frasi di autoassoluzione come: è in atto un cambiamento climatico, la forza della natura, il destino avverso.
Oppure una seconda via e cioè prendere atto che il cambiamento climatico è già avvenuto e oramai queste bombe d’acqua non sono affatto una novità. Ogni anno, almeno un paio di volte in estate e/o autunnno capitano. Fortuna, o sfortuna a seconda dei casi, vuole che siano violenti ma di breve durata e molto circoscritti. La forza della natura d’accordo, ma bisognerebbe non darle una mano. Le vasche vanno tenute in buone condizioni e magari ragionare sul fatto se al giorno d’oggi siano sufficienti. Il destino avverso puo’ darsi, ma rendersi anche conto che il territorio della Valle di Suessola, come quello italiano tutto è geologicamente giovane e quindi fragile e bisognerebbe smetterla con il consumare suolo.
Capiamo che il concetto è complesso è che presuppone un enorme sforzo sia delle isitiituzioni pubbliche che del cittadino.
Sappiamo che non è facile. Infatti, se il sindaco di San Felice a Cancello – Emilio Nuzzo – ha dovuto mettere per iscritto avvertendo di una allerta di non parcheggiare sui marciapiedi, la dice lunga sulla difficoltà di quello che stiamo dicendo.
Non è facile dire ai cittadini guardate il territorio non puo’ più sostenere altre costruzioni. E’ complicato per chi la casa la vuole costruire per i figli o nipoti, magari gli stessi che emigrano per tante ragioni. Emblematico il caso di Santa Maria a Vico. Si costruisce da decenni, sono nati quartieri interi dove prima vi erano alberi per non dire boschi e, a prescindere da Lagambinete, sempre 14 mila abitanti ci sono da decenni.
Anche i politici devono imaprare a ripensare la propria azione politica in corrispondenza del territorio. Il concetto del secolo scorso secondo cui se fai la strada e quindi fai passare le macchine fai economia oggi non vale più. Che poi per 50 anni si sono fatte strade senza parcheggi e solo oggi i comuni stanno provvedendo e si vedono parcheggi sorgere un po’ ovunque.
Oggi nel XXI secolo le famiglie vogliono vivere in cittadine tranquille dove poter passeggiare pure a tarda sera senza rischiare di essere travolti da auto e motorini; andare nei parchi verdi con le giostre, ma lo stesso per chi non ha una famiglia, stare un po tranquillo o magari fare una corsetta.
Solo il comune di Cervino che grazie anche a una continuità ideale delle amministrazioni passate e presenti sta cercando di valorizzare le colline, almeno dal punto di vista econmico, con le produzioni di vino e olio locale. Si riconosce quantomeno che le colline sono una grande risorsa economica collettiva e non solo dei privati o una discarica a cielo aperto per altri.
Purtroppo non ci pare ci sia un vero progetto sul vivere le colline, se non andare su qualche cocuzzolo il 25 aprile o 1 maggio.
Eppure sono bellissime, con una vista meravigliosa, bisognerebbe valorizzarle. Vi sono associazioni sul territorio che propongono percorsi trekking che si potrebbe collaborare con loro e si potrebbe collaborare con i ragazzi che fanno jogging o mountain bike su e giù per i due castelli.
Invece ci inventiamo cose senza senso come laghi e altre amenità.
Non si dica che ce ne usciamo oggi con ste cose che ne stiamo parlando da anni e anni.