Ritorniamo sulle pagine del nostro blog dopo una settimana passata con problemi di salute, non del tutto risolti ma riusciamo a scrivere, giusto a mettere le mani avanti se trovate qualche errore grammaticale più del solito.

Indecisi su cosa scrivere abbiamo fatto come si dice surfing su Facebook e abbiamo trovato questa frase che ci ha fatto incazzare non poco: … La verità è che quello che non ti hanno mai perdonato è di essere nata a Napoli. Non riescono mai a farsene una ragione.

Il riferimento è alla pizza e alla polemica con Briatore che vende le sue pizze tra i 15 e i 65 euro. Ciò ha scatenato polemica perché secondo alcuni, non si capisce su che basi, la pizza deve essere venduta a prezzi “popolari” in quanto cibo del popolo.

Non entiamo in questa stucchevole quanto inutile polemica che ci conferma che, se queste sono le discussioni che appassionano gli italiani, stiamo messi molto meglio di quello che si vuole pretendere sui social. Che un imprenditore voglia vendere la sua pizza al prezzo che vuole saranno pure affari suoi, che ci siano delle persone che vogliono pagare una pizza 50€ saranno pure affari loro. Più che del prezzo noi faremmo volentieri polemica su quelle bestie di satana che mettono i gamberetti sulla pizza.

Quello che ci interessa è come sempre questo strisciante razzismo meridionale.

Nessuno ha parlato di supremazia nordica o di offese al sud e ai meridionali, anzi il fatto che si parli di pizza e non di polenta è proprio il contrario di quello che asserisce quel ridicolo post che viene diffuso dai razzisti.

Sempre a piangere su cose inutili invece di piangere su cose reali. Ma la realtà non interessa, bisogna sempre metterla sull’odio anche quando questo non c’è.

Facciamo un esempio. Perché non ci si incazza sulle 7.000 pizzerie chiuse in Campania?

7.000! Un numero enorme. Mentre al nord, e al sud si eccettua la Basilicata, le pizzerie sono aumentate di numero al sud e in Campania le pizzerie dimuniscono. I razzisti diranno: il solito nord, ci vogliono colonia, mannaggia a garibaldi, mannaggia a cavour e tutta l’ambaradan.

In verità è successo che nel periodo pandemico quando tutto era chiuso nelle regioni del Nord Italia i presidenti e gli amministratori del posto hanno consentito e incoraggiato l’acquisto di cibo da asporto. Ovvio che la pizza la fa da padrone. In Campania De Luca imbracciava il lanciafiamme e vietava qualsiasi sopravvivenza del settore. Ecco che ora paradossalmente ci si ritrova con più pizzerie in Lombardia che non in Campania.

Vi è piaciuto lo sceriffo? Ve lo tenete.

Sorbillo e soci invece di incazzarsi su quanto debba costare una pizza dovrebbero invece incazzarsi sul senso stesso della pizza snaturato dalle pizzerie stesse, napoletane in particolare. Ci spieghiamo meglio, oggi la pizza diciamocela tutta, è la base su cui sopra ci si mette di tutto, abbiamo detto gamberetti, ma veramente ci si mette tutto ed è comunemente accettato, tranne l’ananas. Ecco cosa significa snaturare. La pizza non è un base su cui poggiargi ogni cosa commestibile, ma ha una sua tradizione e dignità.

Esempio di merda chiamata pizza: fiordilatte misto bufala, crema mascarpone e ricotta, pere tagliate a listarelle, noci, fili di peperoncini e basilico costo 14€! Non è Briatore, non è Cracco, ma la trovate sta schifezza a Napoli e la pagate pure salata!

Sempre Sorbillo e soci dovrebbero indignarsi per le politiche regionali che hanno portato alla chiusura dei colleghi con relative perdite di posti di lavoro, che non è che abbondano.