
(Prima parte – arresti, scarcerazioni, interpellanze collegate. Le altre interrogazioni la prossima settimana.)
Consiglio comunale ieri, 1h e 32’ di discussione che — per pietà verso chi legge — dividiamo in due parti. In questa prima ci occupiamo del tema più caldo: arresti, scarcerazioni e l’interpellanza collegata.
E, come ripeteremo fino allo sfinimento: non entriamo nella vicenda giudiziaria manco con un palo di tre metri. Non è il nostro mestiere, non abbiamo gli atti, e ci sono professionisti che se ne stanno già occupando.
Un consiglio non come gli altri
Non solo per le due surroghe: Clemente De Matteo subentra a Igino Nuzzo e si dichiara indipendente; Antonio Iaia entra in maggioranza con “Città Domani 2.0”.
Ma anche per i nodi politici legati alle recenti vicende giudiziarie.
E nella seduta di ieri mancava Anna Cioffi.
Poi c’è stata la surroga mancata di Carmine De Lucia “73”: Maria Pascarella ha rinunciato, quindi ora tocca a Ilenia Annunziata, ultima della lista Città Domani 2.0. Se accetta, resta da capire: siederà in maggioranza o opposizione?
Se rifiuta, invece, si apre il paradosso: l’art. 45 del TUEL dice che la surroga deve venire dalla stessa lista. Quindi… fine dei nomi per Città Domani 2.0. Risultato: maggioranza con un consigliere in meno e consiglio ridotto.
La comunicazione del sindaco: un festival di imprecisioni
Il sindaco Andrea Pirozzi prende la parola per fatto personale e legge un documento. E qui ci tocca dirlo: ci sono errori piuttosto grossolani.
- Parla di annullamento degli arresti: no. È una revoca.
L’annullamento riguarda un atto illegittimo; la revoca dice che non ci sono più i presupposti cautelari. - Dice: “Non siamo più imputati, non siamo più colpevoli, non siamo a rinvio a giudizio, siamo persone libere ma indagate.”
Eh?
Non erano imputati neanche prima, figuriamoci colpevoli. Gli arresti non erano basati sulla colpevolezza ma sul rischio di inquinamento prove o fuga.
Il rinvio a giudizio è un’altra fase e arriverà — o non arriverà — eventualmente.
Secondo noi il sindaco non sta “facendo chiarezza”: sta giocando con le parole e crea confusione.
Veronica Biondo
Prende la parola, molto emozionata, ribadendo ciò che aveva già espresso nel video post-scarcerazione: gli avvocati hanno sollevato questioni di merito, non procedurali. Vedremo poi leggendo le motivazioni del Riesame se i rilievi degli avvocati sono stati accolti o meno.
Interpellanze: caos regolamentare ormai endemico
Qui ci torneremo nel secondo articolo, ma già l’interpellanza di “Città di Idee” chiarisce una cosa: la maggioranza ha letto una dichiarazione politica tramite l’assessore Moniello, non tramite il capogruppo Clemente Affinita.
La domanda era rivolta al sindaco, e doveva rispondere lui. Città di Idee non ha protestato… ma avrebbero potuto.
Poi interviene Vincenzo Guida e parte con un’altra imprecisione:
“Non abbiamo i numeri per presentare una mozione.”
Sbagliato. L’art. 19 dice che basta uno o più consiglieri per presentarla. I numeri servono solo per approvarla.
Tra l’altro, in cinque anni di mozioni ne sono arrivate eccome.
Guida poi chiede di discutere l’interpellanza come se fosse una mozione: idea bizzarra, sì, ma figlia del fatto che la presidenza ha sempre permesso dibattiti fiume su tutto. Non puoi passare dal “tutti parlano di tutto” al “solo la risposta secca” quando conviene.
E comunque, Città di Idee se avesse preparato una mozione sarebbe stata l’arma giusta per mettere pressione.
La questione delle “scuse ai cittadini”
Guida insiste: servirebbero delle scuse pubbliche.
Per cosa, esattamente?
Per essere stati arrestati?
E allora la revoca? E se non ci sarà nemmeno un processo?
Qui siamo alla solita confusione tra:
- arresto cautelare → percepito come prova di colpa
- revoca → percepita come assoluzione
Il cittadino resta in mezzo, disorientato, mentre attorno partono le tifoserie.
Il sindaco di nuovo su fatti personali: e il consiglio diventa tribunale
Il sindaco riprende parola e inizia a citare casi specifici (chiosco, cimitero ecc.).
A quel punto la presidente avrebbe dovuto fermarlo: se il consiglio non è un tribunale, non lo si deve far diventare tale dal microfono del sindaco.
Clemente De Matteo e il “fatto personale creativo”
Intervento usato come scorciatoia per dire tutto ciò che voleva contro l’amministrazione.
Gesto discutibile:
- poteva parlare liberamente quando si è dichiarato indipendente;
- non puoi accusare la presidente di mettere bavagli e poi infilarti tu fuori dalle regole.
La presidente avrebbe dovuto togliere la parola. Invece ha cercato di accontentare tutti, peggiorando il caos.
Gli interventi lampo dei consiglieri
- Iadaresta (M5S) ricorda la mozione di sfiducia del 2023: votò contro allora per motivi tecnici, oggi voterebbe a favore.
- Signoriello si allontana dall’aula dopo l’intervento di Guida (sembra per dissenso, ma non ne abbiamo certezza).
- Francesco De Lucia (Città di Idee) invita la maggioranza a trarre le conseguenze politiche.
L’assessore Carmine De Lucia applaude ironicamente.
Gesto fuori luogo. La presidente non interviene, ma Guida sì, molto infastidito.
Considerazioni finali
Le dimissioni sono una scelta che ci sta tutta.
Le abbiamo già suggerite, lo rifacciamo.
Non solo per la qualità — discutibile — dell’azione amministrativa (in Maielli l’acqua potabile ancora manca: controlli settimanali, qualcuno li ha visti?).
Ma anche per un fatto politico chiaro: la frattura tra amministrazione e corpo elettorale è ormai evidente.
Le dimissioni non sarebbero una condanna ma una via d’uscita democratica, soprattutto dopo 5 anni di mandato.
Fai votare il popolo, e quel vulnus si ricompone, a prescindere dall’esito.
E se Annunziata non accettasse la surroga, il consiglio resterebbe zoppo: altro elemento che rende la situazione politicamente ingestibile per la lista che governa.
Chiudiamo qui la prima parte.
Lunga? Sì, ma la carne da mettere alla brace era parecchia.
La seconda parte la prossima settimana.