
Con toni trionfalistici l’amministrazione di Santa Maria a Vico ha annunciato lo stop al progetto di un parco eolico previsto nell’area del Parco Urbano Dea Diana. Una “vittoria dell’ambiente”, “della vivibilità”, della “comunità”. Sembra quasi che abbiano fermato una centrale nucleare nel giardino della scuola materna.
Facciamo un po’ di chiarezza.
Il progetto è stato archiviato dalla Regione Campania non perché devastante, ma perché la società proponente non ha prodotto la documentazione necessaria entro i termini previsti. Uno stop tecnico, burocratico, non politico. Tutto legittimo, per carità. Ma almeno diciamolo con onestà.
Nel frattempo, il Comune rilancia l’idea che “l’ambiente non si tocca”, come se le pale eoliche fossero un’offesa personale al paesaggio e non uno strumento – tra i tanti – per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, notoriamente inquinanti. Il paradosso? Proprio in estate questo territorio soffre costantemente blackout elettrici, disagi che si potrebbero alleviare investendo – udite udite – anche nelle energie rinnovabili.
Non serve essere fan dell’eolico per notare che in tutta questa vicenda manca una cosa fondamentale: la visione. Se non si vuole l’eolico sui Tifatini, va bene. Ma dove si pensa di produrre energia pulita? Qual è il piano alternativo? Quali investimenti verdi sono previsti per i prossimi anni? Silenzio.
In più: si parla di “scempio evitato”, ma non si entra mai nel merito dell’impatto reale delle cinque pale eoliche proposte. Nessuna analisi tecnica è stata diffusa, nessun confronto pubblico promosso. Si archivia tutto, e via.
Se la politica locale vuole essere ambientalista, lo sia davvero. Ma non si può gridare “ambiente!” solo quando fa comodo e poi restare muti davanti alla cementificazione selvaggia, ai rifiuti abbandonati, o all’assenza di spazi verdi fruibili dai cittadini.
E poi, parliamo di paesaggio e natura? Sarebbe anche il caso di fare autocritica. Perché questa amministrazione, ogni volta che un albero intralciava un’opera, lo ha semplicemente abbattuto. Nessuna integrazione progettuale, nessuna tutela: si taglia e si va avanti. Quando va bene, si sostituisce con qualche alberello stentato che muore dopo un’estate.
Fa anche sorridere che proprio questa amministrazione, così sensibile alla bellezza del paesaggio, sia la stessa che sostiene a spada tratta l’autostrada Caserta-Benevento, un viadotto di cemento che attraversa il territorio portando in dote rumore, smog e degrado.
E noi che pensavamo che il problema vero fosse la cava Moccia!
Qui non si è detto “no” a un progetto. Si è detto “no” a un’occasione di discussione seria sul futuro energetico del territorio.
Il vento del cambiamento, a Santa Maria a Vico, speriamo che cominci a soffiare con le prossime elezioni