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Abbiamo parlato tempo addietro del titolo di città che l’amministrazione comunale di Santa Maria a Vico si auto-attribuisce.

Ebbene un po’ per scherzo e un po’ seriamente ci siamo messi a cercare questo titolo sul sito della presidenza del consiglio che ha proprio un ufficio apposito per queste cose denominato Ufficio del cerimoniale di stato e per le onorificenze e abbiamo scoperto una cosa alquanto interessante. Ovvero che il comune di Santa Maria a Vico non ha né il titolo di città (fino a qua niente di strano) ma nemmeno risulta un gonfalone o stemma dichiarato.

Noi umilmente ricordiamo che la legge n° 13 del 12 gennaio 1991, al comma n° 1, stabilisce che è competenza del Presidente della Repubblica “il conferimento di bandiere, stemmi, gonfaloni e insegne, nei casi in cui la forma del decreto del Presidente della Repubblica sia prevista per legge”.

Il D.P.C.M. del 28 gennaio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° febbraio 2011, n° 25 – Suppl. Ordinario n° 26, che assegna la competenza esclusiva in materia, all’Ufficio Onorificenze e Araldica del Dipartimento del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio, aggiorna e semplifica le modalità di concessione e le regole araldiche già contenute nel R.D. n° 652 del 7 giugno 1943.

Questo vuol dire che mai da quanto esiste l’unità d’italia si è provveduto a instaurare l’iter necessario per avere queste concessioni fondamentali per un’ente. Per capirci è come una persona che gira senza documenti.

Consigliamo al sindaco Pirozzi e alla sua giunta piuttosto che mettersi a scherzare con il titolo di città di sanare questo vulnus.

La procedura è facile, non dovremmo essere noi a dirlo, ma visto che il fatto è alquanto grave proviamo a porvi rimedio. Dunque bisogna fare così:

  • Istanza firmata dal Sindaco, in carta libera, diretta al Presidente della Repubblica, tesa ad ottenere la concessione dello stemma e gonfalone;
  • Istanza firmata dal Sindaco, in carta da bollo, diretta al Presidente del Consiglio dei Ministri, dell’identico contenuto della precedente;
  • Copia della delibera del Consiglio comunale contenente la volontà di dotarsi di uno stemma e gonfalone;
  • Marca da bollo di Euro 14,62;
  • Cenni storici del Comune;
  • Bozzetti degli emblemi richiesti.

Mica ci stiamo a piangere i 14,62€?

Perché riteniamo grave non avere un decreto presidenziale di concessione dello stemma e del gonfalone?

Perché qualsiasi forza politica può cambiarlo a suo piacimento ad esempio.

Mettiamo il caso che i tempi avvenire portino una giunta completamente atea o quantomeno poco propensa alla tolleranza religiosa, basta un cambio di statuto ed ecco scomparire la Madonna Assunta. Con l’approvazione araldica risulterebbe molto difficile, non impossibile certo, un operazione del genere.

Potrebbe addirittura avvenire che un partito possa inserire un suo simbolo all’interno della stemma sempre con un semplice cambio di statuto.

La storia di Santa Maria a Vico stessa lo attesta questo fenomeno. Consultando Gaetano Aceto e il suo mirabile Le vie e le piazze di Santa Maria a Vico si occupa proprio dello stemma e il primo che lui stesso disegna e ricostruisce in base a delle testimonianze riportano una torre con due cornucopie ai lati e in alto una corona, inserito il tutto in una cornice barocca. Nel 1931 scompaiono le cornucopie e affianco allo stemma del comune compare come usanza dell’epoca lo stemma fascista. Nel 1938 il podestà dell’epoca cambia ancora lo stemma inserendo il fascio all’interno dello stemma stesso. Nel periodo repubblicano e con Pensierino Pesce si elimina il fascio e la corona e sulla torre compare per la prima volta la Madonna Assunta di santa maria a vico. Quando scrive Aceto siamo nell’1988 lo stemma santamariano perde la bella cornice barocca sostituita con un anello ornamentale ovale con all’interno la madonna Assunta con un ampia corona sopra la testa e seduta sopra la torre. Un’ulteriore trasformazione si ha in epoca più moderna non sappiamo però dire precisamente quando, ma ricompare la cornice barocca al suo interno troviamo la torre e sopra di essa un figura vestita di bianco e di azzurro incoronata certamente la madonna assunta, ma stranamente non la madonna assunta di santa maria a vico. Ai giorni nostri come sappiamo lo stemma prevede la madonna assunta di santa maria sopra la torre inserito il tutto in una cornice vistosamente barocca.

Ci permettiamo di consigliare al sindaco di velocizzare subito l’iter per la richiesta non solo del titolo di città, ma pure della concessione dello stemma e del gonfalone in quanto la minoranza del comune di Chiaravalle centrale in provincia di Catanzaro sta provando a ottenere che sul simbolo del comune, putacaso una torre, sia apposta la madonna protettrice del paese, al momento la maggioranza ha risposto picche, ma non sia mai questi riescono a ottenere la concessione, si rischia di dover nuovamente cambiare e rinunciare al simbolo più caratteristico, cioè la Madonna Assunta in quanto troppo simili.

Detto questo, molti diranno che un’amministrazione ha cose più importanti di questa cui pensare, come il lavoro, politiche sociali, viabilità, munnezza e compagnia cantando. Tutte cose fondamentali, ma lo stemma e il gonfalone rappresentano attraverso il simbolismo la storia di una popolazione intera. Non è cosa di secondo piano, facendo un altro parallelo con le persone fisiche è come il cognome, esso è un bene immateriale non può essere storpiato o deriso o modificato a piacere, rappresenta la storia di una famiglia e bisogna averne rispetto. Lo stemma e il blasone sono la stessa cosa.

Ci appelliamo al sindaco, per favore dia a Santa Maria a Vico la possibilità di avere uno stemma e un gonfalone riconosciuti dalle leggi dello Stato, e perché no, provi pure a ottenere il titolo di città che certo male non fa.

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