
A Santa Maria a Vico il progetto della Casa di Comunità, inserito nel piano di rafforzamento della sanità territoriale finanziato dal PNRR, finisce al centro di una polemica. Il nodo riguarda l’ipotesi di una rimodulazione dei servizi prevista dall’ASL Caserta, che secondo le istituzioni locali rischierebbe di tradursi in un vero e proprio “depotenziamento” della struttura ancora in fase di attivazione.
Il progetto originario prevede la realizzazione di un presidio sanitario territoriale in grado di offrire servizi di base come assistenza infermieristica, medicina generale, punto prelievi e centro CUP per le prenotazioni.
Tuttavia, nelle ultime settimane è emersa l’ipotesi che alcuni servizi considerati fondamentali — in particolare CUP e attività di prelievo — possano non essere attivati stabilmente nella struttura, o essere redistribuiti in altri comuni limitrofi.
Una scelta che ha immediatamente acceso il dibattito politico locale, con amministratori e rappresentanti del territorio che parlano apertamente di un ridimensionamento non coerente con le aspettative iniziali.
Non siamo certi, ma tutto questo potrebbe essere dovuto a una pressione delle scadenze del PNRR, che impone tempi stretti per la realizzazione e l’attivazione delle Case di Comunità. In questo contesto, molte decisioni organizzative vengono accelerate, con il rischio di trasformare progetti ambiziosi in versioni ridimensionate.
Il caso di Santa Maria a Vico si inserisce quindi in una dinamica più ampia che riguarda tutta la sanità territoriale: da un lato l’obiettivo di rafforzare l’assistenza di prossimità, dall’altro la realtà di risorse limitate e necessità di razionalizzazione.
Il risultato è una tensione crescente tra istituzioni sanitarie e amministrazioni locali, con i cittadini che restanoin mezzo, spesso senza una chiara percezione di quali servizi saranno effettivamente disponibili e dove.