
Ritorniamo ad occuparci di politica locale dopo il consueto periodo dedicato al Pungiglione d’Oro e alla Persona dell’Anno 2025 della Valle di Suessola. Una breve avvertenza: il nostro sondaggio sul gradimento delle amministrazioni comunali riprenderà il 6 gennaio 2026.
Il 30 dicembre, a Santa Maria a Vico, si è tenuto un consiglio comunale tutt’altro che secondario, visto che all’ordine del giorno c’era l’approvazione del bilancio di previsione.
Prima di entrarci nel merito, vale la pena segnalare tre episodi degni di nota.
Il primo riguarda la surroga del consigliere Carmine De Lucia (classe ’73). Questa volta Maria Pascarella ha accettato la surroga. Resta una curiosità: sarebbe interessante capire quali motivazioni avevano portato, in precedenza, a rinunciare la surroga di Giuseppe Nuzzo. Non lo faremo. Il consiglio ha votato all’unanimità e, se va bene a loro, va bene anche a noi. Pascarella, va detto, non era comunque presente.
Il secondo punto riguarda le comunicazioni del sindaco Pirozzi, che ha parlato di un possibile sgravio a partire dalla quarta rata. Il condizionale è d’obbligo, visti i precedenti. Il sindaco ha inoltre usato parole molto dure nei confronti dell’ITL, definendolo di fatto un carrozzone da cui un Comune non può uscire. Curiosamente, solo pochi mesi fa i toni erano decisamente diversi.
La terza è una semplice nota di colore: la sospensione della seduta per allattamento da parte della presidente del consiglio. Circostanza singolare, considerando che l’articolo 5 del regolamento prevede la sostituzione temporanea del presidente con il consigliere non assessore più votato. Il consiglio, quindi, avrebbe potuto proseguire senza difficoltà.
Ma veniamo al punto centrale.
Bilancio di previsione 2026–2028: conti in ordine, scelte rinviate
C’è un errore frequente quando si parla di bilanci comunali: confondere i conti che tornano con le scelte che convincono. Il bilancio di previsione 2026–2028 sta esattamente dentro questa ambiguità. È formalmente corretto, prudente, persino noioso. Ed è proprio per questo che merita attenzione: dietro l’equilibrio contabile si nascondono criticità strutturali e rinunce politiche.
Un avanzo che impressiona, ma non libera
Dalla nota integrativa emerge un dato eloquente: il risultato di amministrazione presunto supera i 14 milioni di euro, ma l’avanzo realmente libero si ferma a circa 134 mila euro.
Il resto è accantonato o vincolato: FCDE, fondi rischi, somme con destinazione obbligata. L’ente non è in difficoltà, ma ha margini di manovra ridottissimi. Un avanzo che fa scena nei comunicati, ma che nella pratica lega le mani.
Residui attivi: l’elefante nella stanza
I dati contabili parlano chiaro: oltre 30 milioni di euro di residui attivi. Un problema noto, mai davvero risolto. La nota integrativa rassicura, ma evita la domanda decisiva: quanto di quei crediti è realmente esigibile?
Finché restano sulla carta il bilancio regge. Se iniziano a evaporare, i problemi diventano molto concreti. Questo è un nodo strutturale, non una polemica.
Investimenti ambiziosi, ma appesi alle entrate straordinarie
Le entrate in conto capitale hanno un andamento quantomeno irregolare: da circa 49 milioni si sale a oltre 115, per poi scendere sotto i 18 nel giro di un anno.
Il problema non è investire, ma basare gli investimenti su risorse non tutte certe. Qui il confine tra programmazione e speranza diventa decisamente sottile.
Tagli mirati su chi dovrebbe reggere il sistema
La spesa corrente è sotto controllo, ma il prezzo si paga altrove.
Dai dati analitici emergono riduzioni tutt’altro che marginali:
- Statistica e sistemi informativi: da circa 423 mila euro a poco più di 63 mila (–360 mila);
- Segreteria generale: oltre 200 mila euro in meno nel triennio;
- Gestione economico-finanziaria: ridimensionamento progressivo.
Si risparmia, sì. Ma su chi controlla, misura e programma. Una scelta legittima, ma non neutra.
Le cose da salvare
I conti sono in ordine, senza finanza creativa. Il FCDE e i fondi rischi sono trattati con prudenza. L’indebitamento resta sotto controllo e non si scaricano problemi sulle amministrazioni future. Tutti elementi che vanno riconosciuti.
In conclusione
Il bilancio di previsione 2026–2028 non è un disastro, ma nemmeno un atto di coraggio. È tecnicamente solido e politicamente rinunciatario. I conti tornano, le scelte restano sospese.
E, come spesso accade, sarà la gestione a dirci se questa prudenza era lungimiranza o semplice rinvio dei problemi.
