
In questi giorni, tra le macerie morali e amministrative che restano dopo le ultime vicende giudiziarie, un elemento interessante del dibattito cittadino è certamente il manifesto del senatore Vincenzo D’Anna. A quello è seguito un secondo post, e insieme hanno acceso una discussione tutt’altro che marginale.
D’Anna, nel suo intervento, ha chiesto le dimissioni delle persone coinvolte — fatta eccezione per Ferrara, che già a suo tempo aveva lasciato il proprio incarico. È un passaggio importante, perché il senatore distingue con chiarezza il piano giudiziario da quello politico: riconosce la presunzione d’innocenza, ma pone il dito sulla piaga della questione morale e democratica. In altre parole, anche se gli indagati dovessero risultare estranei ai fatti, il solo sospetto di un intreccio con la criminalità organizzata è sufficiente a minare la legittimità del mandato elettivo.
Fin qui, nulla da eccepire. Ma dal nostro punto di vista, le dimissioni dell’amministrazione andrebbero chieste anche per un altro motivo, più semplice e concreto: l’incapacità amministrativa.
Perché diciamocelo: se già prima di questa vicenda le speranze di avere notizie sull’acqua potabile erano pochissime, oggi sono pari a zero. Dove sono i controlli settimanali promessi? I risultati pubblicati sul sito istituzionale si fermano all’8 ottobre, tranne se per via Mandre, aggiornata al 16. Troppo poco, troppo tardi. Chiediamo al sindaco facente funzione di attivarsi e fornire alla cittadinanza informazioni chiare e complete.
E poi ci sono i lavori pubblici: opere mai finite, cantieri eterni, inaugurazioni di inizi cantiere anziché di fine lavori. L’edilizia scolastica è in stato confusionario, il complesso Aragonese ha perso un’ala e nessuno ha più saputo nulla.
Piove, e Santa Maria diventa Venezia — ma senza il suo fascino.
La situazione dei pendolari? Non parliamone. Da anni presi in giro dall’EAV, e ogni promessa è una presa in giro in grande stile.
E le opere concluse, come via Appia e le due piazze principali, Roma e Aragona? Manco fossimo in Trentino! Piazze spoglie, slarghi senz’anima: forni d’estate, deserti d’inverno. Via Appia ha più toppe di Arlecchino, e la pista ciclabile resta un mistero per archeologi e viandanti.
E ci fermiamo qua per non essere lunghi e noiosi.
Le dimissioni, a questo punto, non sarebbero un gesto politico: sarebbero un atto di dignità. Perché in anni di amministrazione il nulla è stato elevato a sistema. Basta farsi una domanda semplice: si sta meglio oggi o dieci anni fa?
La risposta è amara: no.
I beni primari come l’acqua sono diventati optional, muoversi in treno un ricordo lontano.
Ecco perché rivolgiamo un appello ai professionisti, alle persone perbene, a chi non si rassegna: non rintanatevi, non voltatevi dall’altra parte. È il momento di scendere in campo — per il futuro di questa e delle prossime generazioni.
Ora o mai più.