
Dalla disfatta in Champions al pareggio contro il Venezia ultimo in classifica: gli azzurri non riescono più a vincere. E mentre il progetto va in affanno, una richiesta al presidente stilista Aurelio De Laurentiis: basta maglie, basta corsiero sfigato, CI VUOLE IL CIUCCIO!
Periodo nero, nerissimo, quello del Napoli. Male in Champions League, male in campionato. E allora, come abbiamo già detto e come torniamo a ripetere, forse è arrivato il momento di dirlo senza troppi giri di parole: sto cavallo porta male! Diciamolo pure: questo corsiero porta una sfortuna tremenda.
Il presidente stilista Aurelio De Laurentiis, che di maglie ne ha inventate ormai in tutte le salse, ci ascolti: glielo chiediamo quasi in ginocchio, faccia una maglia con il Ciuccio! Perché il Napoli, a quanto pare, ha bisogno di ritrovare le proprie radici, la propria identità e, soprattutto, un po’ di fortuna. Il Ciuccio porta bene, il cavallo no. E se vogliamo tornare a vincere, forse la strada è proprio questa.
Champions League: il Napoli parte bene, poi sparisce
Partiamo dalla Champions League. Contro il Villarreal il Napoli sembra iniziare con il piglio giusto e trova anche il vantaggio dell’1-0. Per un attimo si può pensare che la serata possa prendere la piega sperata. Poi arriva l’errore di Politano, con quel retropassaggio assurdo che gli avversari sfruttano nel migliore dei modi per trovare il pareggio.
Da quel momento, però, il problema non è più soltanto l’errore individuale: il Napoli scompare dal campo. La squadra si smarrisce, perde certezze e finisce per incassare una sconfitta pesantissima, un 3-1 che lascia inevitabilmente molti dubbi sulle possibilità di proseguire il cammino europeo.
E a questo punto viene quasi da sorridere ripensando alle preoccupazioni di De Laurentiis per la trasferta a Baku e per i chilometri da percorrere. Presidente, con tutto il rispetto: qui il problema non è soltanto quanto si viaggia, ma come si gioca. Perché se il Napoli perde anche quando le distanze geografiche non possono essere chiamate in causa, forse bisogna cercare altrove le ragioni di questa crisi.
Venezia-Napoli: contro l’ultima in classifica non bastano le buone intenzioni
Passiamo al campionato. Il Napoli affronta in trasferta il Venezia, ultimo in classifica e reduce da sei sconfitte consecutive. Con tutto il rispetto per gli avversari, i tre punti sono praticamente un obbligo. Non perché le partite si vincano sulla carta, ma perché una squadra che punta a obiettivi importanti non può permettersi di lasciare per strada punti del genere senza almeno mostrare una reazione convincente.
La formazione presenta qualche cambiamento. E ci può stare: contro l’ultima della classe si può anche pensare di dare spazio a chi ha giocato meno. D’altra parte, nel calcio moderno i cosiddetti rincalzi dovrebbero essere giocatori in grado di garantire un contributo concreto, non semplici comparse in attesa di una sostituzione.
Il problema è che davanti si rivede Lucca. O meglio, quello che dovrebbe essere un centravanti e che, in questa fase, sembra una stampella con le gambe. Una provocazione, certo, ma i fatti raccontano di un attaccante incapace di incidere, di farsi trovare pronto e di offrire un riferimento credibile ai compagni.
In una situazione che un centravanti dovrebbe almeno provare a sfruttare, Lucca arriva incredibilmente in ritardo sul pallone. In altra occasione manca l’appoggio e finisce per perderne il possesso. Il Venezia ne approfitta e colpisce. Anche Rrahmani ha le sue responsabilità: nell’uno contro uno appare troppo leggero, lasciando agli avversari lo spazio per passare in vantaggio.
Non si tratta di attribuire tutto a un singolo episodio, ma quando gli errori si sommano e la squadra non riesce a reagire, diventa difficile nascondersi dietro gli alibi.
I cambi arrivano, ma troppo tardi
Se dobbiamo individuare una responsabilità nella gestione della partita, il punto è proprio questo: non tanto la formazione iniziale, che si può anche comprendere, quanto il tempo impiegato per cambiare l’inerzia della gara.
Il primo tempo si chiude sullo 0-0. Il Napoli ha bisogno di vincere, ha bisogno di punti e deve affrontare una squadra in difficoltà. Perché aspettare ancora?
L’ingresso di De Bruyne, Alisson e Højlund era la mossa che ci si aspettava già all’inizio della ripresa. Invece bisogna attendere. E quando finalmente arrivano i cambi, il Napoli sembra ritrovare immediatamente un po’ di vivacità, attacca, crea occasioni e arriva anche al calcio di rigore.
Il penalty è netto: Højlund viene coinvolto nell’azione e il Napoli ha l’occasione per rimettere la partita sui binari giusti. Dal dischetto va De Bruyne. Non possiamo nemmeno dire che lo tiri malissimo, ma Stankovic intuisce e para. E così sfuma anche questa opportunità.
A quel punto la squadra non trova più la forza e la lucidità necessarie per raddrizzare definitivamente la gara.
Il problema non è soltanto Lucca: manca un’alternativa credibile
Sarebbe troppo facile scaricare ogni responsabilità sul centravanti. Lucca sta deludendo, e questo è evidente, ma il problema del Napoli è anche un altro: quando lui non funziona, la squadra sembra non avere un piano alternativo efficace.
Nel primo tempo mancano le sponde, gli inserimenti, i palloni giocabili. Lucca fatica a imporsi nel gioco aereo, non riesce a dialogare con i compagni e non offre quella presenza in area che ci si aspetterebbe da un attaccante con le sue caratteristiche. Il risultato è una squadra che si ritrova a giocare senza un vero punto di riferimento offensivo.
E allora non è nemmeno giusto prendersela soltanto con i ragazzi in campo: quando il sistema non funziona e le soluzioni a disposizione non sono sufficienti, anche le iniziative individuali finiscono per perdere efficacia.
Højlund, al contrario, sembra dare più profondità e vivacità alla manovra. Ma non possiamo pretendere che giochi quaranta partite senza tirare il fiato. Non è l’omino della PlayStation, non basta premere un pulsante per averlo sempre al massimo della condizione. È un giocatore che ha bisogno di essere gestito e che deve poter contare su un’alternativa all’altezza.
Mercato, De Laurentiis: bisogna prendere una decisione
Ed eccoci al punto. Il Napoli ha bisogno di intervenire sul mercato e deve farlo senza perdere altro tempo. Se Lucca non riesce ad ambientarsi, se le sue prestazioni continuano a essere queste e se non sembra esserci una prospettiva concreta di miglioramento, allora bisogna avere il coraggio di prendere una decisione.
Il consiglio, provocatorio quanto si vuole, è semplice: evitare di insistere a tutti i costi su un investimento che, al momento, non sta dando i risultati sperati. Meglio cercare una soluzione sul mercato e individuare un attaccante che possa offrire garanzie concrete, piuttosto che continuare a trascinare una situazione che non aiuta nessuno.
Lucca è arrivato con aspettative importanti e un investimento di circa 30 milioni. Oggi, però, il valore di un calciatore non è quello scritto sul contratto, ma quello che riesce a dimostrare sul campo. E se il Napoli dovesse decidere di cederlo, dovrebbe farlo cercando la soluzione economicamente più sensata, senza lasciarsi condizionare dal prezzo pagato.
Non vogliamo dire che Lucca sia un giocatore scarso. Non lo crediamo. È arrivato in Serie A, ha fatto vedere cose interessanti e ha avuto esperienze positive, come quella con l’Udinese. Ma una cosa è il potenziale, un’altra è riuscire a esprimerlo con la maglia del Napoli.
Forse ha bisogno di un’altra piazza, di un ambiente diverso e di ritrovare fiducia. Può succedere. Non tutti i calciatori riescono ad ambientarsi ovunque, soprattutto in una squadra e in una città dove le aspettative sono altissime.
Ma il Napoli non può aspettare all’infinito. Perché così non va da nessuna parte il Napoli, non si aiuta il suo allenatore e non si aiuta nemmeno Lucca.
Ridateci il Ciuccio!
Il quadro, insomma, è preoccupante. La Champions League si complica, il campionato presenta già ostacoli che non dovrebbero esserlo e la squadra fatica a trovare continuità, idee e certezze. Non basta qualche sprazzo di gioco, non basta una reazione tardiva e non bastano nemmeno le belle intenzioni.
E poi, presidente De Laurentiis, ci consenta un’ultima richiesta. Lei che è uno stilista ormai abituato a sorprendere i tifosi con nuove divise, ci faccia questa grazia: metta da parte il cavallo e riporti il Ciuccio sulle maglie del Napoli!
Magari non risolverà i problemi tattici, non farà segnare Lucca e non trasformerà un rigore sbagliato in un gol. Ma almeno ci restituirà un simbolo che appartiene alla storia e all’anima di questa squadra.
Perché in questo momento abbiamo bisogno di tutto: di punti, di gol, di carattere e di serenità. E, visto come stanno andando le cose, anche di un pizzico di scaramanzia.
Ridateci il Ciuccio. Perché questo cavallo, diciamocelo, porta proprio una sfortuna nera!
Le Pagelle del Pungiglione
Meret 6,5: non può nulla sul goal e anzi nel secondo tempo con una respinta di piede ci tiene in partita
Beukema 6: si rivede e dal primo minuto, fa il suo non che sia poi tanto messo alla prova
(Politano) 5: non incide come ci si aspetterebbe
Rrahamani 5: è il suo tiro deviato l’azione più pericolosa del primo tempo, se non l’unica. Nel secondo tempo pesa la facilità con cui Adams lo sposta e segna
Badiashile 6: diciamolo che come difensore va bene, combatte, difende e partita dopo partita prende confidenza
Di Lorenzo 5: si vede pochino, quasi nulla nel primo tempo
Gilmour 6: fa quello che può, ma è evidente che non si ha nessuno schema adeguato con Lucca in campo e quindi si predica nel deserto
(De Bruyne) 4,5: sbaglia il rigore del pareggio che avrebbe cambiato volto alla partita
Lobotka 6: nel primo tempo evanescente, nel secondo fa tanto e bene e quasi la mette dentro se non fosse per una parata superlativa del portiere avversario
McTominay 5: senza infamia e senza lode
Spinazzola 6: qualche spunto interessante lo riesce a creare
Giovane 5: gioca nervoso e fuori contesto
(Alisson) 6: almeno porta vivacità e mette in apprensione la difesa
Lucca 1: sempre avulso dal gioco si trova chissà come al 35′ davanti alla porta ma non trova il pallone, non lo troverà mai, nel secondo tempo sbaglia un appoggio banale che porta al goal del Venezia.
(Hojlund) 6: da profondità, si procura un sacrosanto rigore, ma non è giornata comunque.
Allegri 3: perdi contro l’ultima in classifica, ti incaponisci a iniziare la ripresa con la stessa squadra squadra impalpabile del primo tempo, tanto basta.
Nota Statistica
Di Lorenzo raggiunge le 245 partite in A con il Ciuccio a solo uno da Ferrara. Lobotka alla prossima sarà a quota 200
