
Il Ciuccio di Massimiliano Allegri comincia il campionato nel migliore dei modi, vincendo 2-0 sul campo del Genoa e portando a casa tre punti che, alla prima giornata, valgono soprattutto per il risultato. Per il gioco, invece, ci sarà tempo. E forse parecchio.
La prima curiosità della serata è stata la nuova maglia bianca, quella che è stata battezzata “Argentina”. Un nome che, diciamolo, aiuta parecchio a capire il richiamo. Perché senza quella denominazione sarebbe stato abbastanza difficile intuire che quel pigiama volesse richiamare proprio la Nazionale argentina e, soprattutto, il più grande calciatore della storia del Napoli.
Ma lasciamo stare la moda e veniamo al campo.
Un Napoli ancora troppo simile a quello dello scorso anno
Allegri manda in campo una formazione che, per larga parte, è quella che avevamo già visto nella passata stagione. La novità principale in difesa è Rafa Marín, mentre in porta torna Alex Meret.
E proprio quella di Meret è ormai una delle storie più curiose del Napoli degli ultimi anni.
Ogni estate sembra essere arrivato il momento dei saluti. Ogni stagione sembra destinato a perdere il posto, a essere ceduto, a lasciare Napoli. Poi, puntualmente, resta. E mentre gli altri portieri cambiano, partono, arrivano e vengono annunciati come nuovi titolari, lui rimane lì.
E intanto si mette in bacheca scudetti e coppe.
Adesso è tornato titolare dopo essere stato praticamente scalzato nella scorsa stagione da Milinković-Savić. Vedremo se anche questa volta riuscirà a smentire tutti quelli che lo davano per partente.
Il primo tempo? Diciamo che poteva andare peggio
Il Napoli del primo tempo non entusiasma.
La partita viaggia su ritmi piuttosto bassi e, per alcuni tratti, è addirittura il Genoa a sembrare più brillante. Gli azzurri commettono anche qualche errore grossolano in fase di costruzione che, contro una squadra più precisa e più cattiva sotto porta, avrebbe potuto creare problemi seri.
Fortunatamente per il Napoli, il Genoa non ne approfitta.
La squadra di Allegri non riesce praticamente mai a costruire un’azione davvero pericolosa con continuità. Il possesso c’è, ma manca la capacità di trasformarlo in occasioni concrete.
Insomma: se qualcuno cercava già il calcio spettacolare del nuovo Napoli, dopo i primi 45 minuti probabilmente aveva cominciato a chiedersi se non avesse sbagliato canale.
Nella ripresa cambia qualcosa
Il Napoli torna in campo con un atteggiamento diverso e comincia a prendere il controllo della partita.
Ma anche qui, attenzione: controllare non significa necessariamente dominare.
Gli azzurri fanno girare meglio il pallone, aumentano la pressione, ma continuano a faticare tremendamente negli ultimi metri. Arrivano palloni messi in mezzo, ma spesso troppo forti, troppo lunghi o semplicemente fuori misura.
Poi Allegri decide di cambiare la partita dalla panchina.
Entrano De Bruyne e Vergara, insieme a Noa Lang, e successivamente arriva anche Lorenzo Lucca. E improvvisamente il Napoli sembra avere un altro passo.
De Bruyne entra e cambia tutto
Il gol dell’1-0 arriva all’82’.
De Bruyne scambia con Vergara, riceve nuovamente il pallone e riesce a liberarsi di Vásquez prima di battere Bijlow.
Ed è qui che arriva il solito teatrino.
Il difensore del Genoa protesta per una presunta spinta. De Bruyne effettivamente usa il braccio nel contrasto e la situazione può essere interpretata in due modi: per alcuni è fallo, per altri è semplicemente quel famoso “gioco all’inglese” nel quale non si va a terra appena arriva un contatto.
Il VAR non interviene e il gol viene convalidato.
E qui permettetemi una considerazione.
Quando un episodio del genere capita contro il Napoli, il tifoso napoletano medio è pronto a chiamare in causa arbitri, sistema, complotti, Palazzo.
Quando invece capita a favore del Napoli, improvvisamente il calcio diventa uno sport di contatto e il difensore avrebbe dovuto rimanere in piedi.
E naturalmente vale anche il contrario.
Se lo stesso episodio fosse capitato a favore dell’Inter, oggi avremmo probabilmente avuto una discussione nazionale sulla regolarità del campionato.
Perché sì, diciamolo chiaramente: nella testa del tifoso napoletano contemporaneo il nemico numero uno non è più necessariamente la Juventus. Adesso, nell’immaginario collettivo, il ruolo è passato all’Inter.
Il gol è stato dato. E una volta presa la decisione, va rispettata.
1-0 e palla al centro.
Vergara mette il sigillo
Passano appena cinque minuti e arriva il raddoppio. Ancora una volta c’è De Bruyne, ancora una volta c’è Vergara.
Il belga conduce l’azione e mette il pallone in mezzo. Lucca fa il suo lavoro, lasciando passare il pallone, e Vergara arriva sulla traiettoria e conclude verso la porta.
Il difensore del Genoa prova a intervenire, ma non riesce a evitare che il pallone finisca dentro.
2-0. Partita chiusa.
E proprio Vergara è forse una delle note più interessanti della serata. Il giovane centrocampista entra e dimostra di avere personalità, qualità e soprattutto voglia di incidere. Se Allegri riuscirà a valorizzarlo, potrebbe diventare una delle sorprese della stagione.
Il Napoli di Allegri sarà probabilmente questo
Adesso bisogna essere sinceri.
Se ci aspettiamo da Allegri un Napoli capace di dominare ogni partita, segnare quattro gol e divertire il pubblico per novanta minuti, probabilmente rimarremo delusi.
Il Napoli di Allegri sarà probabilmente una squadra più concreta che spettacolare.
Partite sporche. Ritmi controllati. Pochi rischi quando possibile. E magari la capacità di trovare il gol quando l’avversario comincia a calare.
Questa contro il Genoa è stata esattamente una di quelle partite.
Il problema, semmai, è che per giocare così serve una difesa estremamente affidabile.
E quella vista a Marassi, almeno per il momento, non sembra ancora esserlo.
Rafa Marín ha avuto qualche difficoltà ed è stato costretto a uscire per problemi fisici, mentre Rrahmani non sembra ancora al massimo della condizione. Ma siamo alla prima giornata e sarebbe assurdo emettere sentenze definitive il 22 agosto.
Il mercato? Aspettiamo prima di bocciarlo
Anche perché il mercato non è ancora finito.
E qui il tifoso napoletano dovrebbe ricordare una cosa fondamentale.
A Napoli spesso ci si entusiasma quando arrivano i grandi nomi. Ma la storia recente ci ha insegnato che non sempre funziona così.
Kvaratskhelia era praticamente uno sconosciuto. Kim Min-jae non era certo arrivato a Napoli come il difensore più famoso del pianeta. Eppure entrambi hanno lasciato il segno.
Quindi forse è il caso di aspettare prima di giudicare un mercato soltanto sulla base dei nomi. Certo, al momento non sembra un mercato capace di far battere il cuore ai tifosi. Ma la parola fine non è ancora stata scritta.
E soprattutto siamo alla prima partita.
Buona la prima
Il Napoli torna dunque da Genova con tre punti, due gol e qualche indicazione interessante.
Non abbiamo visto una squadra spettacolare.
Non abbiamo visto un calcio entusiasmante.
Ma abbiamo visto una squadra capace di soffrire, cambiare la partita con i cambi e trovare due gol nel finale.
E, alla fine, è esattamente quello che conta.
Adesso arriva il primo appuntamento al Maradona: domenica 30 agosto alle 18:30 il Napoli ospiterà il Como, nella seconda giornata di Serie A.
E allora vedremo se davanti al proprio pubblico gli azzurri sapranno fare qualcosa in più.
Per ora, comunque, va bene così.
LE PAGELLE DEL PUNGIGLIONE
Le pagelle del Pungiglione
Meret 6 – Qualche sbavatura, soprattutto con i piedi, perché sappiamo che non è esattamente la specialità della casa. Ma tra i pali si fa trovare pronto e soprattutto sempre ben posizionato sui tiri del Genoa, che per la verità non sono irresistibili.
Di Lorenzo 6 – Difende bene e prova anche a spingere, cercando di essere propositivo. Qualche imprecisione di troppo nei cross, ma nel complesso una prestazione ordinata.
Rrahmani 6 – Non sembra ancora essere al 100% della condizione fisica, ma tanto basta per arrivare praticamente sempre di testa sui palloni che contano. Deve ancora crescere, ma la sufficienza c’è.
Rafa Marín 5,5 – Allegri lo lancia dal primo minuto al centro della difesa, ma la risposta non è delle migliori. Tanti errori e diverse sbavature che contro un avversario più cinico avrebbero potuto costare caro. Esce anche per crampi. Speriamo sia soltanto una serata storta.
(Oliveira s.v.)
Spinazzola 6 – Cerca in tutti i modi di proporsi e di dialogare con Alisson. Non sempre ci riesce, ma la volontà non manca e la prestazione è comunque positiva.
Anguissa 5 – Ancora lontano dalla migliore condizione fisica e questo inevitabilmente lo condiziona. Poco incisivo e meno dominante del solito. Da rivedere.
(De Bruyne 7) – Entra e cambia la partita. Trova anche il gol dell’1-0, in una situazione sicuramente al limite del regolamento, ma il gol viene convalidato e quindi ce lo teniamo. La cosa più importante, però, è l’impatto: appena entra, il Napoli cambia faccia. E questo basta per meritarsi il titolo di uno dei migliori.
Lobotka 6,5 – È costretto ancora una volta ad abbassarsi parecchio per andare a prendere palloni giocabili. Una scena già vista lo scorso anno. Ma quando riesce a entrare nel vivo del gioco fa quello che sa fare meglio: fa girare la squadra e soprattutto nel secondo tempo dà ordine alla manovra.
McTominay 5,5 – Non è ancora il McTominay che conosciamo. Qualche scoria da smaltire, forse, e una condizione che non sembra ancora ottimale. Sappiamo però che il giocatore c’è. Aspettiamolo.
Politano 5,5 – Corre, lotta e come sempre mette in campo una generosità enorme. Questa volta, però, corre spesso senza una direzione precisa. Tanto movimento, poca concretezza.
(Vergara 7) – Entra e cambia la partita. Insieme agli altri cambi dà finalmente vivacità e pericolosità al Napoli. E poi arriva anche il gol del 2-0, che mette definitivamente al sicuro la partita. Una delle note più belle della serata.
Alisson Santos 6,5 – È probabilmente l’unico del Napoli che nel primo tempo prova davvero a creare qualcosa di pericoloso. Ci riesce anche, soprattutto con i suoi cross, peccato che spesso siano troppo forti o non perfettamente calibrati. Ma per essere la prima, la prestazione è più che positiva.
(Noa Lang 6,5)– Ottimo ingresso. Non fa rimpiangere Alisson e porta qualità e vivacità alla manovra. Entra bene nella partita e conferma di poter essere una pedina importante.
Højlund 5 – Nel primo tempo praticamente scompare dal gioco. Non si vede e non riesce a entrare nella partita. Nella ripresa qualcosa in più si vede, ma non abbastanza per sfruttare le occasioni che gli capitano. Alla fine lascia il posto a Lucca.
(Lucca 6,5) – Entra per Højlund e dà subito più peso all’attacco. La sua presenza si fa sentire anche quando c’è da difendere e lottare sui palloni alti. Fa il suo lavoro e lo fa bene, anche se da lui ci aspettiamo sempre qualcosa in più.
Massimiliano Allegri 6,5
Il primo tempo non è certamente da incorniciare e il Napoli per lunghi tratti appare lento e poco incisivo. Ma Allegri legge bene la partita, azzecca i cambi e proprio dalla panchina arriva la svolta decisiva.
Quando un allenatore cambia la partita con le sostituzioni e alla fine porta a casa i tre punti, il voto non può che essere positivo.
Non sarà stato il Napoli più spettacolare della storia, ma intanto Allegri comincia con una vittoria. E di questi tempi, non è proprio una brutta abitudine da prendere.
NOTA STATISTICA
81esimo campionato di Serie A per il Ciuccio e il 20esimo consecutivo. Meret con 61 reti inviolate in A raggiunge Carmignani.
