Come da tradizione, per una settimana questo blog parlerà di Festival di Sanremo.

Chi mi legge sa che divido sempre la serata in due blocchi distinti: l’evento televisivo e la gara. Quest’anno, paradossalmente, entrambi sembrano accomunati da una parola sola: piattume. E non quello elegante, minimal. Proprio quello che ti fa guardare l’orologio.
L’evento televisivo: qualche lampo nel grigio
La conduzione di Carlo Conti è stata ordinata, professionale, senza sbavature. Ma anche senza guizzi. E la cosa sorprende, perché perfino il suo Sanremo precedente aveva mostrato più ritmo e più anima.
Una nota di colore l’ha portata Laura Pausini, che ha regalato quel tocco di leggerezza, di entusiasmo quasi esagerato, ma sano. Ogni tanto un po’ sopra le righe? Sì. Ma almeno viva.
Momento davvero riuscito quello con Gianna Pratesi, signora di 105 anni: tenero, autentico, imprevedibile. A un certo punto, il racconto che doveva essere sullo storico voto alle donne al referundum per monarchia o repubblica, ha preso una traiettoria tutta sua, ma Conti è stato abile a rimettere il timone dritto senza imbarazzi. Televisione fatta bene.
Meno bene la Rai nella gestione di un dettaglio che dettaglio non è: pubblicizzare il piano sequenza di Alberto Angela alla Reggia di Versailles e poi inciampare su una scritta con “Repupplica” sullo sfondo. Io non ci ho fatto caso tutto preso dall’emozione del momento. Certi errori, in prima serata, fanno rumore. Quando Conti poi dice che la rai quando ci si mette fa grandi cose, da grande azienda, sembra umorismo involontario.
Altro bel momento: l’incontro tra i due Sandokan. Da una parte Kabir Bedi, dall’altra Can Yaman. Non un passaggio di testimone ingessato, ma un dialogo generazionale sincero. Bedi ha apprezzato, ha anche criticato, ma con eleganza. Yaman, sorprendentemente, non è stato il solito cartonato da copertina: presenza solida, personalità.
Toccante e ben costruito l’omaggio a Pippo Baudo e Beppe Vessicchio: due figure che per il Festival sono state architravi. Un tributo doveroso.
La gara: poche scintille, nessun incendio
E veniamo al punto dolente. Le canzoni.
Siamo davanti a un’edizione che, almeno all’esordio, non regala nulla di memorabile. Brani corretti, confezionati bene, ma privi di quell’effetto wow che dovrebbe farti alzare lo sguardo dal telefono.
L’idea di riprendere la formula “alla Baudo”, con trasmissioni di approfondimento dedicate ai brani, dopo il festival in marzo, è interessante sulla carta. Ma qui il rischio è serio: cosa racconti se le canzoni non lasciano il segno?
I primi cinque indicati da sala stampa, web e TV non sorprendono. Anzi, c’è una sostanziale convergenza: sono quelli che, per testo, interpretazione o costruzione musicale, si distinguono dal gruppo. Non un entusiasmo travolgente, ma almeno una differenza percepibile sì.
Tra le proposte più particolari, si nota quella di Ditonellapiaga, con un brano dalla struttura più “Eurovision oriented”: più dinamico, più internazionale nella costruzione. Una scelta interessante.
Conclusione provvisoria
Prima serata senza scossoni. Ordinata, professionale, educata. Forse troppo.
Magari è solo l’inizio e la settimana ci smentirà. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, quest’anno il Festival sembra aver scelto la via della compostezza. E la compostezza, in prima serata, raramente fa storia.
I primi 5 della giuria in ordine casuale: Arisa, Ditonellapiaga, Fedez-Masini, Fulminacci, Serena Brancale.
Le Pagelle del Pungiglione tenendo conto che è stato il primo ascolto e quindi questi sono brani che possono crescere o sparire, sabato daro’ la classifica finale personale.
Ditonellapiaga – Che fastidio! 8,5: Apre le danze e si prospetta un Sanremo con belle canzoni, non sarà cosi. Una canzone che negli scorsi anni sarebbe finita nel gruppone, invece visto il piattume di questa edizione spicca, strizzando l’occhio all’Eurovision.
Michele Bravi – Prima o poi 5,5: Canzone che non arriva né prima né poi, a causa, e sorprende, di una esibizione con voce assente
Sayf – Tu mi piaci tanto 6: Lui bravo, ma la canzone non mi sembra nulla di che con un ritornello banale, ma mi pare di capire che sia piaciuto molto e forse merita un secondo ascolto
Mara Sattei – Le cose che non sai di me 6: elegante con il brano più sanremese del gruppone, ma niente di sbagliato, ma nemmeno niente di memorabile
Dargen D’Amico – Ai Ai 5,5: Si puo’ dire che ha vinto, grazie al vestito parquet è diventato il meme di questa edizione. Anche stavolta cerca di essere impegnato e scanzonato, ma stavolta la chimica non riesce e sembra più che altro frastornato
Arisa – Magica Favola 7,5: Non la canzone migliore per esaltare le sue doti artistiche, ma riesce comunque con la sua voce e tecnica a tirar fuori una esibizione convincente che la porta nella cinquina con merito
Luché – Labirinto 7: Meno rap più melodico, un ibrido che non aiuta la canzone che ha un testo che merita e in cui molti possono rivedersi
Tommaso Paradiso – I romantici 6: canzone dedicata alla figlia, canzone con testo carino, esibizione non proprio azzeccata
Elettra Lamborghini – Voilà 5,5: fa quello che ci aspetta in un certo senso non delude
Patty Pravo – Opera 7: Gran bel testo, lei come sempre canta con gran classe, certo l’età si sente, porta a casa una esibizione ottima
Samurai Jay – Ossessione 4: ci sono brani trash, talmente trash che poi funzionano, non è questo il caso.
Raf – Ora e per sempre 6,5: ci si aspettava qualcosa in più, fa piacere rivederlo comunque
J-AX – Starter Pack 6: Una sorta di Tutta l’Italia in chiave Country, cui sfugge la connessione, molto confusionario
Fulminacci – Stupida sfortuna 8: canzone bella, testo bello, esibizione bella. La sensazione che già al secondo ascolto quando si è meno emozionati e più abituati a ritmi e palcoscenico possa essere una canzone che cresca ancora
Levante – Sei tu 7,5: canzone elegante e sofisticata, come lei del resto, cantata ottimamente
Fedez e Marco Masini – Male necessario 8: la coppia che non ti aspetti, sempre immenso Masini, con un Fedez che ogni volta viene a Sanremo pare che ha passato un guaio, anche meno dai.
Ermal Meta – Stella stellina 6,5: il testo è impegnato, la musica sembra più scanzonata e non sostiene il testo, sembrano due canzoni messe assieme, pure lui pare non sapere quando fare la faccia impegnata
Serena Brancale – Qui con me 9: Canzone dedicata alla madre. Lei è stata brava, sorprendente, e decisamente lontana dai ritmi a cui ci aveva abituato. Resto dell’idea che un cantante debba emozionare più che emozionarsi. Però ci sono corde che, quando vengono toccate, non possono che vibrare. E certi momenti, se sono veri, non puoi cantarli in modo freddo.
Nayt – Prima che 6: senza infamia e senza lode
Malika Ayane – Animali notturni 8,5: In versione sensuale, ogni volta che si presenta a Sanremo fa sempre qualcosa di diverso e di valido, una canzone più leggera di quello che ci si aspetta da lei, ma funziona lo stesso
Eddie Brock –Avvoltoi 4: Una roba inspiegabile, Conti doveva essere affetto da qualche strana sostanza per sceglierlo
Sal da Vinci – Per sempre si 6: Un altro che ha già vinto quanto meno alla SIAE con i diritti che incasserà per tutti gli sposi che ai matrimoni, che da oggi fino al 2035 almeno, metteranno su la sua canzone, in zona Campania particolarmente
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare 6: Voce che non mi è mai piaciuta e pure questa edizione non mi arriva, anzi forse peggio, la canzone ha un testo, magari ridondante, ma ce l’ha.
Tredici Pietro – Uomo che cade 6: Bravo a riprendersi per il problema tecnico e a non fare il blanco. La canzone va pure bene ma non è supportata da una voce adeguata
Chiello – Ti penso sempre 7,5: Voto generoso, lo so, ma quando l’ho visto pensavo fosse il solito rapper d’ammore, invece presenta una buona canzone con altrettanta buona interpretazione
Bambole di Pezza – Resta con me 6: Presentate come gruppo rock tutto al femminile, ti aspetti una canzone rock e ci mancava poco uscisse fuori un “a te con questi fiori”, voto certamente condizionato dalla presentazione e attesa di un’anima rock che non si è manco intravista
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta 8: Una piacevole sorpresa, pop fatto bene e pure provocatorio al punto giusto, non mi sorprenderebbe se vincessero qualche premio intermedio
Leo Gassmann – Naturale 8: Ho letto parecchi commenti negativi e non li capisco, il brano ha un testo in cui ci si puo’ rispecchiare, lui canta bene con il giusto trasporto, credo sia sottovalutata
Francesco Renga – Il meglio di me 6: Meglio di altre uscite al festival, ma ha fatto di meglio
Lda & Aka7 – Poesie clandestine 7: Non dispiace, canzone ruffiana che spera nel televoto, un paio di passaggi no sense come Tu verrai sempre prima di me, Prima di lei ma parla di un amante? E poi questo Bella da farmi mancare l’aria Tu sei Napoli sotterranea mo per carità Napoli sotterranea è bella ma l’immagine che ti viene è quella dei teschi, non proprio qualcosa da dire alla propria bella!