In una Basilica stracolma di persone oggi vi è stato l’ultimo saluto ad Agostino, abbiamo pensato di trascrivere l’omelia di p.Saverio o.m.i. parroco della comunità per quelle poche persone che non sono potute essere presenti all’estremo saluto e magari trovare in qualche modo nelle parole del parroco un momento di conforto.

“Fratelli e sorelle è una celebrazione questa difficile, la nostra comunità si trova davanti a dei grandi enigmi, a grandi domande: se era giusto o no che una vita così giovane fosse spezzata in questo modo. Ma il nostro stare qui oggi non è tanto il dare voce a delle risposte di questo tipo ma il dare voce alla speranza che è in questa celebrazione.

Noi lasciamo e salutiamo Agostino che oggi entra in paradiso e il saluto di questa comunità che lo consegna per le mani di Cristo alla Gerusalemme Celeste.

Se vogliamo sapere chi è Agostino c’è una frase che la zia mi ha mandato ieri sera, un messaggio che lui aveva scritto e dice così: “Un cuore buono è sempre dove deve essere, dove si trovano coloro che ne hanno bisogno.” Agostino è stata una persona conosciuta da tanti, sono presenti non solo cittadini di Santa Maria a Vico ma anche dai paesi vicini. Una persona che si è fatta voler bene che è stata in un certo qual modo vicina a tutti.

Quando è arrivata la notizia della morte di Agostino ho visto volti veramente addolorati, persone tra le più distanti: come ceti sociali, come distanza anche fisica, tutti hanno perso qualcosa. Questo pomeriggio sento di dover dire poco, ma nello stesso tempo illuminare  questo nostro stare assieme intorno ad Agostino. Ci lasciamo illuminare da una speranza, che è la speranza che ci viene dalla fede in Cristo che è morto e risorto. Una  speranza che ha tanti colori, Agostino viene da una comunità, una frazione di Santa Maria a Vico che si chiama Rosciano, che sono devoti a Sant’Anna, il colore dominante di questa comunità è il verde, proprio per dire la speranza. Ma la speranza in che cosa? Tutti guardiamo il Signore della vita.

Oggi questo vangelo che noi abbiamo ascoltato ci viene da lì un messaggio. Adesso lo commentiamo brevemente perché vogliamo farci illuminare dalla parola e pregare insieme con la speranza che ci caratterizza. Innanzitutto si parla di  Naim, che è un paese vicino Nazareth, che il nome significa delizioso, bello, è il simbolo di tutti i villaggi dove gli uomini costruiscono la loro vita. Noi non abbiamo un paese che si chiama Naim, siamo di Santa Maria a Vico, ma in queste nostre cittadine noi svolgiamo la nostra vita, costruiamo i nostri sogni, combattiamo giorno per giorno per la nostra sopravvivenza, ma il messaggio di oggi è questo: in qualunque villaggio tu vivi, prima o poi devi “uscire”. Per quanto sia bello il tuo paese, Naim, c’è un momento il cui la tua gioia si trasformerà in lutto e in dolore.

Abbiamo la scena di un corteo funebre, figlio unico di madre vedova, escono al tramonto del sole e vanno verso il cimitero. Il simbolo che la vita umana prima di Cristo è una vita che si avvia spontaneamente verso una zona di tenebra, perché la morte è rappresentata come il buio, un colore anche questo. Una volta il sacerdote si vestiva di nero. Questo corteo ha dei protagonisti, una mamma che non può essere consolata, gente attorno che cerca di balbettare qualcosa ma  non ci riesce, è un corteo muto, non si ferma deve andare al cimitero. E’ un corteo che richiama molto da vicino quello che stiamo vivendo. Questa donna, vedova che ha perso un figlio, un dolore grandissimo che rappresenta l’umanità. Un’umanità che genera i suoi figli ma il suo destino è inesorabile.

Questo corteo incontra un altro corteo, sta arrivando Gesù con i suoi discepoli e grande folla. Due cortei che si incontrano ma nello stesso tempo si scontrano. Non è che si attraversano o si scansano. Gesù si pone davanti a questa bara che rappresenta anche il regno della morte. Gesù dice alla vedova: non piangere, smetti di piangere. Sembra che Gesù voglia dare una speranza. Poi tocca la bara. Nell’antico testamento toccare una bara un morto significava diventare impuri. qui succede qualcosa di diverso: è la morte che viene trasformata, diventa in Cristo Gesù una strada. Gesù, non è un caso che si trova lì, ma ci vuole dare un messaggio: che la morte è stata vinta.

In che senso?

Nella morte di Pasqua Gesù attraversa la morte, costruisce una strada che ci porta da questo mondo a Dio stesso. Il messaggio è questo: noi non generiamo figli per portarli al cimitero, e finisce lì, ma generiamo figli perché siano tutti quanti protagonisti di un’avventura meravigliosa, cioè siamo tutti quanti incamminati verso Dio. E c’è un momento in cui tutti faremo l’esperimento di entrare nella morte, ma lì sperimenteremo anche una strada un passaggio.

Quello che noi nella festa liturgica chiamiamo Pasqua, passaggio. Allora non può essere una notte oscura, questo momento di dolore, il cristiano ha dei simboli forti, davanti questa bara abbiamo il cero pasquale, vedete rappresenta il Cristo morto e risorto. Se la morte ha un colore che spegne ogni tipo di luce, perché li dove c’è il buio praticamente si perdono i colori, noi qui abbiamo un cero acceso. Altro forte simbolo, che come vedete questo cero si sta squagliando, non è un errore indica che la luce che cristo dà, la vita che dà, costa a Lui qualcosa è il simbolo del sacrificio che adesso ripeteremo in questa Messa.

Questa riflessione vuole concludersi con un arrivederci, la nostra comunità è vero che si sente impotente ma appoggia la sua speranza nel Cristo suo Signore, la nostra allora è una celebrazione che ha una luce che ci guida che la troveremo nella notte di Pasqua o nella celebrazione del battesimo, la troveremo in tanti punti. Noi oggi vogliamo salutare Agostino e ringraziare il Padre per il dono di questo ragazzo che ci a arricchito, ci ha cambiati, noi siamo le relazioni che costruiamo.

Nello stesso tempo vogliamo anche dirci nella speranza che lo riavremo, noi saremo restituiti alla vita, e ci ritroveremo tutti insieme in paradiso, lì dove l’umanità è libera dalle condizioni di morte e dalle condizione di precarietà che l’umanità di questi tempi porta avanti.

Una celebrazione fatta nella chiesa dell’Assunta, la più grande donna che ha vissuto tutto questo resuscitata in anima e corpo. Adesso dobbiamo pensare che Agostino è con la Madonna, con gli antenati, con tutti i Santi, li vede e contempla da vicino. Chiediamo ad Agostino di pregare per noi e non dimenticarci, con questa grande amicizia, con questo grande affetto volgiamo chiudere questa celebrazione dicendo: Agostino arrivederci.