
Parliamo dei sondaggi. Come è noto il giorno 18 Novembre è stato il termine ultimo per rendere pubblici i sondaggi in modo da non influenzare il voto. Ovviamente i sondaggisti sono sempre al lavoro e snocciolano dati per gli addetti ai lavori, il problema è che come si sa i sondaggi non sempre risultano poi confermati dagli esiti del voto.
Senza scomodare quelli di oltreoceano, basta pensare alle elezioni politiche ultime, il Movimento 5 Stelle fu ampiamente sottostimato, ma addirittura gli exit-pool, cioè la ripetizione del voto fatta al di fuori del seggio, fu clamorosamente sbagliata come Bersani ben ricorda.
O alle elezioni europee ultime, in quel caso fu il Partito Democratico ad essere fortemente sottostimato, qualche istituto sondaggistico addirittura azzardò un sorpasso del m5s ai danni del pd e quindi la fine prematura del governo Renzi, che invece proprio in quella elezione si rafforzò: il PD staccò il m5s di 20 punti circa.
Certo un Referendum è più semplice si tratta di un Si o un No, non certo una scelta tra una miriade di simboli e nomi. Al limite la difficoltà per quelli abrogativi è capire se il quorum viene raggiunto o meno, ma nel Referendum del 4 Dicembre questo pericolo non c’è.
Ma non è così poi così.
Se andiamo a consultare i sondaggi sul Referendum detto delle “trivelle” quindi gli ultimi sono datati fine Marzo 2016, il referendum si tenne a metà Aprile 2016, ebbene l‘Istituto Piepoli con un campione di 500 interviste decretò il sì al 75% e il no a 14%, con un quorum del 75%. Un clamoroso flop. Il Referendum si fermò con un quorum del 31%; per la cronaca i sì furono 85% e il no 14%.
Questo perché? Non è che gli istituti di sondaggio siano tenuti da incapaci, ma in realtà il problema è nel cittadino che risponde al quesito. Esiste oramai una sorta di remora nel dire la verità su ciò che si vota. Basta vedere i commenti di chi si è pubblicamente esposto su Facebook o per il Si o per il NO escono fuori commenti come: “mi deludi”, “non me l’aspettavo da te”, “sei un venduto” ecc. ovviamente al netto degli insulti. Quindi chi vuole stare un po’ tranquillo preferisce non esprimere a nessuno, ma proprio a nessuno neppure ai sondaggisti che chiamano a casa il proprio pensiero o addirittura fornisce una falsa opinione di ciò che poi effettivamente farà.
Ciò non toglie che i sondaggi stessi possono essere fatti male o non al passo con i tempi, esempi: intervistatati che non rispettano il campione della popolazione, domande che hanno già in sé la risposta, sondaggio on line con la possibilità di ripetere il proprio voto, ecc.
Certo c’è un margine di errore, in genere + / – 3%, ma ci pare a nostro avviso un margine ottimistico.
C’è da dire che è sbagliata la lettura che si fa del sondaggio. I sondaggi non determinano un ciò che sarà, non prevedono il futuro, non sono una sofisticata sostituzione alla lettura delle viscere degli uccelli, ma vanno letti in maniera probabilistica. Ad esempio dire che A è al 55% e B al 45% significa che la probabilità che A si verifichi rispetto a B è del 55%, ma c’è un 45% di probabilità che sia B a verificarsi. Più sono distanti i numeri di A e B più sarà ovvio e netto il risultato, più saranno vicini più sarà difficile il determinarlo. Ovviamente non siamo esperti della materia, anzi se qualcuno vuol contribuire, che però di contro ne capisca, ne saremmo lieti.
Alla luce di questo troviamo interessante inserire alcuni sondaggi che si riferiscono al 18 Novembre 2016:
Termometro Politico: Sì 49% No 51%
Demopolis: Sì 48% No 52%
Tecné: Sì 46% No 54%
Come si può notare in base a quello che ci siamo detti: la partita è aperta.



