Non possiamo esimerci di dire la nostra su due eventi concatenati, seppur distanti, che hanno fatto e stanno facendo discutere l’intera Nazione. Ci riferiamo, come il nostro Lettore avrà già intuito, al monologo di Pio e Amedeo e sulla questione Fedez contro Rai e Fedez contro Lega.

L’articolo sarà un bel po’ lungo.

E’ inutile per entrambe le questioni presentare gli antefatti che sono noti e stranoti, nel caso assurdo a qualcuno fosse sfuggito ciò che è successo, sono cose facilmente reperibili in rete.

Passiamo ad analizzarli una alla volta.

Su Pio e Amedeo possiamo essere in accordo su una cosa: il Politically Correct ci ha sfrantumato i cabasisi, come direbbe Montalbano.

Per noi, però il Politically Correct, non ha senso, o quanto meno è eccessivo e diventa fastidioso, quando si tratta di arte e cioè nella produzione dei film o in un testo di una canzone, o in uno sketch comico in quanto pensiamo che l’arte deve essere libera da costrizioni di qualsiasi tipo, siano esse pure costrizioni pure positive, poi sarà il pubblico in base al suo sentire a decidere se quell’opera è o meno di cattivo gusto.

Fosse stato incentrato su questo, quel monologo del duo foggiano gli avremmo detto pure bravo, purtroppo a quanto pare anche questi due comici devono insegnare alla gente come pensare. Quindi dopo il comico politico, il comico storico, ora abbiamo pure il comico antropologo.

Tutto il monologo è stato, infatti, incentrato sul politically correcti nella società civile, nella vita di tutti i giorni.

Secondo i comici-antropologi Pio e Amedeo non sono le parole ad essere importanti, come sosteneva Nanni Moretti, ma è la valenza, o l’intenzione, che si dà agli stessi. Quindi, a loro dire, dare del frocio a qualcuno che magari è omosessuale non è di per sé negativo se detto per scherzo, per giuocare, senza voler essere cattivi o per forza discriminare. Il duo è andato pure oltre dicendo poi che la società è talmente ipocrita che si scandalizza per le barzellette sugli ebrei tirchi e non sui genovesi. Il duo, da antropologi, suggeriscono anche una soluzione per disarmare quelli che utilizzano certe espressioni con cattiveria: di utilizzare l’ironia.

Il difetto del ragionamento di Pio e Amedeo è dato dal fatto che le parole sono “pesanti” a prescindere dalla valenza che si vuole dare. Dire a qualcuno che è un porco perché il tizio ha un problema di gestione del peso non rientra nella sfera della libertà e non rientra nemmeno nella sfera del politicamente corretto, si tratta invece di educazione. Ovviamente stiamo parlando di situazioni non provocate, è chiaro che quando si litiga, le offese volano, qui stiamo discutendo di espressioni che possano esser dette senza la matrice della provocazione.

Altra cosa che trascurano è il fatto che le persone sono fragili, non tutte, ma gli adolescenti in particolar modo lo sono, dare del ricchione a un ragazzo di 14 anni, che magari timido per poter rispondere a tono come il duo vorrebbe, ci soffre, ed esiste purtroppo tanta cronaca di suicidi per questo motivo. Siamo arrivati addirittura adesso a colpevolizzare non chi utilizza certe espressioni, ma chi le subisce in quanto non in grado di abbassarsi a livello subumano per rispondere!

Le barzellette sugli ebrei tirchi sono sgradevoli perché c’è stato l’Olocausto! Negli anni 20-30 del secolo scorso c’era certamente chi raccontava queste barzellette per farsi una risata, ma c’era anche chi credeva sul serio che gli ebrei fossero gli artefici della povertà e decadenza della Germania e per questo trucidati in modo orribile. Nessuno pensa che i genovesi siano la rovina d’Italia, semmai come direbbe La Rochelle, sono i toscani.

Pio e Amedeo trascurano ancora una cosa importante, diremmo fondamentale, cioè il fatto che non c’è bisogno di utilizzare certe truci espressioni, ripetiamo al di fuori di un contesto di litigio, in quanto sono delle offese e non è una questione di politicamente corretto, che non si applica nella società civile, insomma, ma perché bisogna dire: Negro, Chiattone, Frocio, Terrone … Ma perché non si può vivere in pace!?

A questo non rispondono, anzi forse una risposta la danno e cioè una questione di libertà di espressione. Ma questa, come tutte le libertà esiste nel momento in cui non si turba la libertà dell’altro.

Poi troviamo sempre meraviglioso come bianchi ed eterosessuali vogliano insegnare a delle minoranze come ci si deve comportare in società, su cosa ci si deve indignare e su cosa no. Noi non utilizziamo la parola frocio per indicare persone omosessuali perché sappiamo da quelle stesse persone che non è una parola gradita, quindi, chi siamo noi per decidere quali devono essere le espressioni gradite per gli omosessuali!?

Passiamo a Fedez.

Qui è meraviglioso notare come, secondo il nostro pensiero, non si sia trattato di una difesa dei diritti delle minoranze o di libertà di espressione, ma bensì di operazione di marketing riuscita alla grande di cui alla Rai non c’hanno capito nulla.

A noi ha stupito non poco non solo sapere che Fedez sarebbe salito sul palco del primo maggio, ma ci siamo dimenticati della canzone Comunisti col Rolex? Ma che addirittura fosse diventato un paladino dei diritti gay, che fa piacere, ma noi appunto ricordavamo certi attriti con Tiziano Ferro e Simone Cristicchi, parliamo di un testo di una canzone di dieci anni fa, vero, ma il nostro eroe si è scusato solo un paio di anni fa nel 2019!

Diamo per scontato le scuse siano sincere, ma sono anche tempisticamente appropriate.

Ancora oggi si considera Fedez un cantante, cosa che non lo è o non lo è pienamente. Fedez è un brand, un marchio, un prodotto, l’uomo Fedez è il volto immagine di quel brand, il musicista Fedez è il compositore che fa musiche per vendere quel prodotto.

Fedez si è praticamente ricollocato sul mercato: appena un paio di settimane fa, è stato annunciato il lancio di uno smalto per unghie Noon della linea Layla Cosmestics, smalto per uomini. Quindi per vendere un prodotto chiaramente genderless che se funziona aprirà un mercato enorme con guadagni stratosferici, il marchio Fedez deve sposare una linea gay-friendly.

Questo significa che Fedez non crede a ciò che dice e tutto solo per vendere?

No, sicuramente lui stesso crede nel messaggio che lancia, ma se il mercato da conquistare oggi fosse quello delle trebbiatrici, Fedez se ne sarebbe stracafottuto del primo maggio, della lega e dei diritti omosessuali, della censura.

Sulla questione avuta con la Rai, i dirigenti sono stati davvero sciocchi nel cadere nel trappolone. Un brand ha bisogno che si parli di lui, sempre e comunque, pure male, ma l’importante è che se ne parli, Fedez non avrebbe avuto alcun vantaggio di marketing nel salire sul palco e cantare un paio di canzoni e arrivederci e grazie, aveva bisogno di pubblicità gratuita su quell’argomento. E’ arrivata la Rai. L’azienda non ha fatto niente che non faccia da quando è nata e cioè difendere il proprio editore, che sarebbero i partiti di governo! La Rai, sbaglia già nel chiedere il testo in anticipo, sbaglia nel chiamare Fedez pensando che uno che vive di social non avrebbe registrato la conversazione, sbaglia nello smentire pressioni che sono poi evidenti. Fedez gongola.

La Rai se pensa di far causa per il video, certamente vincerebbe, ma sbaglierebbe ancora, sia perché darebbe ancora spazio mediatico ma poi anche un risarcimento che fosse pure mezzo milione di euro o un milione intero per Fedez so le spese di un mesetto di shopping. Fedez non ha bisogno della Rai, il marchio Fedez ha qualcosa come 12 milioni di follower! La Rai per fare 12 milioni di persone attaccate a uno schermo deve organizzare Sanremo. Negli affari il pesce grande mangia il pesce piccolo, la Rai non ha capito che era il pesce piccolo.

La Rai ha sempre fatto questo genere di pressione. Sbagliato? Certo che lo è, ma non è che su Fedez è stato un unicum. Appena un mesetto e mezzo fa, tanti di Voi hanno pubblicato certamente su fb per criticare Sanremo, il fatto che Massimo Troisi non si esibì sul palco perché appunto la Rai gli vietò di parlare di certi argomenti politici. Troisi rispettò la decisione dell’azienda, ma allo stesso tempo non volle compromettere la sua dignità artistica e sul quel palco non salì.

Passiamo alla pochezza delle politica. Il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico plaudono al coraggio di Fedez, ma si dimenticano che la Rai è lottizzata pure per causa loro, i primi poi che dovevano rivoluzionare il mondo, ma hanno rivoluzionato solo i loro stipendi, dimenticano che il presidente della camera Fico prima era presidente della commissione di vigilanza Rai e non ci pare vi sia mai stato un progetto di legge per far diventare la Rai come la BBC, ma semmai si sono preoccupati di occupare spazi e poltrone. La sinistra riparta da Fedez dunque, anche perché non c’è nessuno in quell’aria politica che abbia l‘appeal per parlare alla gente.

A destra invece è interessante notare il silenzio di Giorgia Meloni, che finalmente fa una cosa giusta sul piano della leadership, che ha ovviamente tutto da guadagnare dalla difficoltà della Lega. Salvini riesce invece a limitare i danni invitando Fedez a parlare della questione Ddl Zan davanti a un caffé.

Prima di elevare eroi sugli altari, sarebbe il caso accertarsi il perché si fa qualcosa e qual è il tornaconto.

Fedez è certamente un paladino, ma degli affari suoi.