Proprio nel mentre nel Movimento 5 Stelle si affilavano i coltelli per la faida tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, ecco arrivare la scure del Tribunale di Napoli che ha praticamente azzerrato organigramma e statuto del Movimento stesso sancendo quindi il fallimento totale, per ora solo dal punto di visto giuridico, ma le elezioni si avvicinano, di tutta una classe dirigente.

Lo abbiamo detto tante volte che quello che doveva essere un’allegra brigata che avrebbe dovuto portare rinnovamento e freschezza nella politica nasceva già marcia. Appena un paio di anni fa circa il M5s vinceva le elezioni utilizzando l’odio verso gli avversari come discorso politico di base, l’utilizzo di fake news come strategia sistematica.

Tutto questo ha inquinato ancora di più il dibattito politico facendo credere agli italiani che problemi complessi e complicati si potessero risolvere tagliando una manciata di parlamentari, ma soprattutto facendo credere che chiunque senza arte né parte potesse risolvere problemi di carattere nazionale e internazionale con la sola qualità di essere onesto.

Si spera che gli italiani abbiano compreso come l’onestà debba essere certamente una qualità di base, ma che poi ci vogliono competenze politiche. Infatti, è da stupidi pretendere che al ministero dela sanità vi sia un medico o all’istruzione un insegnante e così via. Questo ha senso nei governi tecnici, ma la politica è arte a sé stante, è prendere decisioni e arrivare alla mediazione con la controparte perché anche l’avversario, per quanto possa sembrare odioso, è pur sempre espressione dei cittadini e merita rispetto.

Il M5s ha dimostrato disprezzo proprio per tutti i cittadini che non li votavano definendoli anche collusi, perché nel loro odio disperato tutti gli altri sono criminali e loro sono innocenti, giudici, giuria e boia.

No! Non è facile avere le sorti di una Nazione nella propria agenda politica e non è facile nemmeno cercare di mettere in piedi un partito politico. Le cosiddette correnti non sono un dramma o qualcosa di cui vergognarsi, ma fanno parte di una dialettica interna che è necessaria e anche benevola per far sì che un partito cresca e si sviluppi. Tutto ciò diventa invece velenoso nel momento in cui le correnti diventano leaderistiche e non più legate ad ideologie.

Lo scontro Di Maio – Conte è uno scontro sul futuro del Movimento ma anche su due modi di intendere lo stesso. Il primo è partito dal basso, niente sapeva e niente sa, ma ha fatto il suo particolare cursus honorum facendo pagare sulla pelle dei lavoratori italiani la propria inesperienza. Il secondo viene addirittura calato dall’alto come presidente del consiglio, un signor nessuno dal dubbio curriculum senza essere passato nemmeno per una votazione, nemmeno all’interno del Movimento stesso.

Ora questi titani del nulla si scontrano e alla fine, se un accordo non sarà trovato, risulterà inevitabile una scissione, ma questa ci pare già in atto nel Paese.

Che il Movimento 5 stelle finisca qui la sua storia o vi sarà una lunga agonia a noi poco importa, il danno al Paese è stato fatto, si spera quantomeno da parte dell’elettorato in un recupero della realtà e di una modo di comunicare con i cittadini e le istituzione più degno di un grande Paese quale deve essere l’Italia.