Ci soffermiamo oggi che è lunedì e ritorniamo a parlare di politica nazionale all’ormai famigerato video di Beppe Grillo in difesa, del figlio Ciro accusato di stupro.

Non parleremo della questione in quanto si sta svolgendo un processo e ci sono persone che se ne stanno occupando e che hanno un ruolo e una conoscenza dei fatti certamente migliore della nostra.

Nemmeno commenteremo il video in sé in quanto a esser molto buoni lo si può ascrivere alla difesa di un padre nei confronti di un figlio.

Ma le implicazioni politiche ci interessano e con tutta l’arroganza che abbiamo ci sentiamo anche adatti a commentarle.

Partiamo dal fatto che Grillo non è un personaggio famoso a caso è un leader politico. Atipico, più autoproclamato che di fatto, senza nessuna investitura dalla base o da un congresso, ma rimane un leader politico.

Il video quindi visto in questa ottica, rappresenta un attacco alla magistratura, rea a detta di Grillo, di non considerare degli elementi e ripetiamo non ci interessa in questa sede fare il processo al processo. E’ curioso, come per qualsiasi altra persona, magari con un ruolo politico, quando la magistratura magari apriva un fascicolo, manco un processo, ma appena appena una indagine ecco che quella persona, quel politico era automaticamente un ladro-assassino oppressore del popolo e quindi andava mediaticamente annientato. L’emblema di questo modus operandi fu quando Alessandro Di Battista presentò, in una sorta di macabro avanspettacolo, un cartellone con disegnata una piovra la cui testa era sostituita dal simbolo del Partito Democratico e che poi ogni tentacolo indicava un “corrotto” dello stesso partito. Peccato che molti di quei nomi erano di persone che non ancora avevano avuto un processo e di altre che lo stavano affrontando, l’assurdo è che poi molti di quelli indicati sono stati assolti o prosciolti dalle accuse. Addirittura oggi il Movimento 5 Stelle è proprio alleato con la “testa della piovra” e stanno sostenendo il secondo governo assieme.

Ecco questo video di Grillo è la parodia della politica del Movimento 5 Stelle.

Un movimento che si è presentato come elemento di rottura del sistema politico-partitico italiano, ma poi pian piano, ma neanche poi così piano, già alla seconda presenza in una legislatura, è diventato uno dei tanti partiti italiani il cui motto sottinteso è: fate quello che dico io, ma non fate quello che faccio io.

Anche sulla questione magistratura è così: quindi buttare fango su chiunque, in particolar modo su chi è considerato nemico del movimento a prescindere se si è ancora in una fase di indagine o di processo creando pressione sui inquirenti e magistrati e allo stesso tempo aizzare l’opinione pubblica per fini elettorali, ma attenzione se la stessa magistratura si permetta di indagare gli esponenti a 5 stelle allora ecco i distinguo, il bisogna leggere le carte, la magistratura politicizzata, il complotto dei poteri forti, ecc.

Il video di Grillo poi ha creato un forte imbarazzo anche in seno al Movimento stesso, con Giuseppe Conte che dal suo silenzio si è destato e ha bacchettato l’amato leader e riducendo la vicenda a una pura questione familiare, ma soprattutto Grillo padre e figlio non hanno ricevuto la solidarietà di nessuno del Movimento sia dentro che fuori dal parlamento e nemmeno dai “normali” elettori.

Da apriscatole a tonno il passaggio è stato breve.