
Come promesso al nostro lettore parliamo della finale Euro2024 tra Spagna e Inghilterra poi finita 2-1 con il quarto trofeo continentale vinto dagli iberici.
Chiaramente, visto che in squadra spagnola giocava un ragazzino tal Lamine Yamal, in forza al Barcellona, si sono fatti i soliti paragoni con il calcio italiano. Ma ovviamente i paragoni inutili del tipo ah i ragazzi non giuocano più a calcio nei vicoli, ah troppi soldi, ah troppi stranieri e scemenze così.
Che poi non ci pare che nelle Ramblas si giochi con i portoni delle case come porta, o a Londra e Parigi non ci pare che si giochi in mezzo ai Boulevards.
Gli stranieri ci sono ovunque in Europa in tutti i campionati maggiori e i soldi quelli della Serie A non sono poi diversi, anzi a vedere forse inferiori, agli ingaggi di Premier e Liga.
Il problema c’è e sono i club.
Purtroppo i vivai, i settori giovanili in Italia sono più imposti dalla federazione che non voluti dalle società ritenendoli in pratica un costo inutile. I presidenti comprano giocatori di medio livello, che in Italia si trovano a chili, quasi per accontentare i tifosi che non in un vero progetto di squadra.
Pensiamo al Napoli che vorrebbe ritornare tra i grandi sia in Italia che in Europa. Come attaccante si pensa a Lukaku! Un attaccante, con tutto il rispetto che ti può fare una stagione, forse due. Non stai costruendo puntando, anche se straniero, su un giovine di 25/26 anni che ha quel mix di freschezza ed esperienza.
I giovani dei vivai negli altri paesi vengono cresciuti e buttati nella mischia, poi se vanno e funzionano bene. In Italia i giovani dei grandi club vanno nelle categorie inferiori tipo serie D e serie C e là rimangono.
Forse l’ultimo caso in cui in Italia un giovane è stato buttato nell’arena è stato Buffon con il Parma che ha debuttato a 18 anni in A.
Mettiamo anche una Serie A purtroppo non competitiva a 20 squadre. Infatti ogni anno dopo due/tre partite sa si sa quali sono le ultime due. Purtroppo per motivi di diritti televisivi si vuole tenere un format che è evidente che non funziona.
Si gioca tanto, se non troppo, e si gioca male.
Mettiamo un sistema che negli ultimi anni scorsi ha favorito nettamente una società, leggi Juventus, rispetto alle altre finendo a creare una sorta di tappo non consentendo lo sviluppo del gioco calcio e ai calciatori di accumulare esperienza.
Si critica anche la scuola calcio in generale perché ai ragazzini non si insegna a saltare l’uomo, o a divertirsi in generale, ma a fare schemi e via così. Sarà vero, ma il problema è che i genitori non mandano più i ragazzi nelle scuole calcio per farli divertire, socializzare, farli sfogare un po’. No! I genitori vedono la scuola calcio come un investimento per il figlio, molto di più della scuola “normale”, e pretendono che l’allenatore prepari il ragazzo per superare i provini per i grandi club.
Comunque oramai pagina archiviata speriamo ora che con la prossima esperienza della Nations League con sfide interessanti si possa vedere una Nazionale diversa e più competitiva.