
Nel 1303 si verificò un episodio passato alla storia come lo Schiaffo di Anagni. Sciarra Colonna, cavaliere medievale, ebbe l’ardire di schiaffeggiare nientemeno che papa Bonifacio VIII.
Chi non conosce la vicenda storica resta inorridito all’idea di qualcuno che osi alzare le mani sul Papa; chi la conosce, si rammarica del fatto che Sciarra Colonna si sia fermato a uno schiaffo e non gli abbia fatto un paliatone.
A oltre settecento anni di distanza assistiamo a una riedizione molto più modesta, tutta locale: potremmo chiamarla lo “schiaffo di Talanico”.
Tutto nasce da un articolo di un giornale locale in cui il parroco del posto lancia l’allarme sul rischio di perdita dell’autonomia scolastica. Un rischio che – specifica – gli è stato riferito.
A rispondere è l’assessora all’istruzione del Comune di San Felice a Cancello, Martinisi, che accoglie positivamente l’intervento del parroco perché accende i riflettori sul rapporto tra scuola e comunità, ma nega qualsiasi pericolo di chiusura dei plessi e invita a fare attenzione alle fake news. Peccato che, nel farlo, non fornisca un solo dato a supporto della sua rassicurazione.
Ed è proprio quel riferimento alle fake news a far scattare l’indignazione dell’opposizione all’amministrazione Nuzzo, in particolare dell’ex sindaco Giovanni Ferrara, che forse andrebbe informato che le elezioni comunali si tengono ad Arienzo e Santa Maria a Vico, non a San Felice a Cancello.
L’ex sindaco, di fatto, invita a non “toccare” il parroco, la sua persona e il suo ruolo.
Ora, onestamente, siamo all’assurdo. Una polemica che non doveva nemmeno nascere e che invece non solo nasce e si sviluppa, ma addirittura si riproduce.
Il parroco, con tutto il rispetto dovuto al ruolo, nel momento in cui parla di scuola esce dalla sua funzione ecclesiastica e diventa un cittadino come tutti gli altri, con pieno diritto di parola, ci mancherebbe. Il problema è che iniziare un ragionamento pubblico con “mi è stato riferito” è logicamente e argomentativamente fragile.
Chi avrebbe riferito al parroco il rischio di perdita dei plessi per le mancate iscrizioni?
Un dirigente scolastico?
Un amministratore comunale?
Un consigliere?
Lo Spirito Santo?
Se fosse stato almeno uno dei primi tre, nulla quaestio. Ma così no.
Dall’altra parte, proprio perché un po’ di preoccupazione si è effettivamente diffusa, l’assessora Martinisi avrebbe dovuto fare una cosa molto semplice: fornire numeri, dati, elementi oggettivi e spegnere sul nascere un focolaio di polemica inutile. Bollare una notizia come fake news solo perché non gradita e limitarsi a dire “fidatevi, la scuola non chiude” non è esattamente un esempio virtuoso di comunicazione istituzionale.
Giovanni Ferrara e altri, non potendo attaccare il merito, attaccano l’argomentatore. Ma il punto non è se il parroco sia stato o meno “tirato per la giacchetta” dalla politica. Il parroco si è infilato da solo nella discussione. Chi se ne frega.
Il punto vero è un altro: l’autonomia scolastica verrà persa o no? E per quali ragioni?
Se, come prospetta il parroco, il problema è che le famiglie scelgono di iscrivere i propri figli in scuole di altri comuni, allora siamo davanti a un diritto sacrosanto: quello di decidere dove ritengono che i propri figli possano ricevere servizi migliori e un’istruzione più adeguata.
Quanto poi al richiamo al legame tra scuola e territorio, l’argomento regge poco, almeno per come la scuola è strutturata oggi. I cittadini spesso non conoscono nulla della propria storia locale, nulla del proprio patrimonio culturale, nulla della storia in generale. Basti pensare al successo del mito neoborbonico, una delle più grandi fabbriche di fake news storiche contemporanee.
Siamo arrivati all’assurdo per cui uno studente conosce giustamente tutto della Cappella Sistina, ma non sa nulla della cappella del proprio paese.
Forse, prima di indignarsi per schiaffi immaginari, bisognerebbe riflettere seriamente anche su questo.