
Visto che noi abitiamo all’estero, ci sono già arrivate le schede elettorali per l’imminente referendum dell’8 e 9 giugno.
Ne vogliamo approfittare per dare il nostro parere e a dirla a tutta anche sul come siamo orientati al voto. Da chiarire subito che entrambe le posizioni sia del Sì che del No sono degne di rispetto e entrambe le posizioni portano delle serie e valide motivazioni.
Noi lo diciamo subito senza creare inutile suspence siamo orientati a votare Sì per tutti e 5 i quesiti referendari.
Li vogliamo analizzare uno per uno, ovviamente in maniera breve e spiegare le nostre motivazioni in merito alla scelta del voto.
- Contratto di lavoro a tutele crescenti – Disciplina dei licenziamenti illegittimi: Abrogazione
In pratica è un elemento questo introdotto dal Jobs Act. Diciamolo subito e senza problemi, questo provvedimento ha un senso se si fosse riuscito a creare un dinamico mercato del lavoro. Cioè se mettiamo il lavoratore Tizio viene licenziato, riceve un indennizzo ma visto il mercato dinamico del lavoro riesce facilmente nel giro di mesi a trovare un nuovo impiego.
Ma in Italia purtroppo il lavoro non è dinamico, non si riesce a passare da un’azienda all’altra con facilità, anzi non si riesce proprio, perdere il lavoro significa anche rischiare di perderlo per sempre! Con danno enorme per le famiglie in particolare monoreddito.
L’intento del Jobs Act è a nostro avviso fallito. Meglio, per una questione di giustizia sociale, ritornare al reintegro. Non è certo nella modalità del licenziamento e solo con quello a far diventare il mercato del lavoro dinamico.
2. Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità: Abrogazione parziale
Ma invero ci pare questo Sì un elemento di giustizia proprio costituzionale. L’eguaglianza che è una cosa bellissima, viene spesso e volentieri deturpata dal concetto di eguaglianza sostanziale cioè nel dire sì siamo tutti uguali ma con delle eccezioni. Se un senso dell’eguaglianza sostanziale ha per quanto riguarda le persone fisiche, non ha senso per tutto il resto. Se un’azienda ha meno di 15 dipendenti non è corretto che sia tratta diversamente da una che ne ha più di 15 su un provvedimento che ha un impatto sociale enorme come il licenziamento.
Questo è un Sì senza alcuna ombra di dubbio.
3. Abrogazione parziale di norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato, durata massima e condizioni per proroghe e rinnovi
Ancora Jobs Act. Questa è una di quelle norme corrette da un punto di vista logico che diventato orribili da un punto di vista pratico. Il contratto a termine ha un senso per le aziende che non sanno se sono in grado di assumere in maniera permanente quel lavoratore. Ci sta. Ma non può essere una pratica infinita, con contratti a termine che durano anni e anni. Che poi diciamola tutta, il contratto a termine potrebbe avere senso pure per il lavoratore se si dicesse, ok io azienda non sono in grado di assumerti in maniera stabile, però facciamo che per i prossimi due anni lavori per me ma ti pago di più rispetto a un lavoratore con contratto a tempo indeterminato a mo di compensazione per la tua precarietà.
Ma questo non avviene! Avviene invece che non solo il lavoratore è precario ma è pagato pure meno, per non dire sottopagato.
Così com’è la norma non va bene, ma non bisogna illudersi che il referendum con il Sì risolve la problematica. I contratti a tempo determinato devono essere ben definiti nel tempo e ci vuole a nostro avviso una legge idonea.
4. Esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dal lavoratore dipendente di impresa appaltatrice o subappaltatrice, come conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici: Abrogazione
Questa è palesemente una norma fatta sì che i committenti scelgano appaltatori seri e non si liberino dall’incombenza scegliendo magari ditte che chiudono un occhio e forse pure due sulla sicurezza. In questo modo con la vittoria del Sì i committenti saranno costretti a essere scrupolosi nella scelta degli appaltatori. Si muore già troppo sul lavoro.
5.Cittadinanza italiana: Dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana
Sicuramente la cittadinanza è un qualcosa di serio e non va concessa con leggerezza, ma dieci anni ci sembrano davvero tanti e cinque si sembrano un periodo assolutamente congruo. Poi dal nostro personalissimo punto di vista se i camorristi sono considerati italiani perché un extracomunitario onesto dovrebbe avere difficoltà a esserlo se lo vuole?
Ecco queste sono le nostre personali motivazioni che ci stanno orientando per il Sì a tutti i quesiti referendari.
Qualunque sia la vostra posizione, l’importante è informarsi e votare con consapevolezza. Perché, sì o no, il referendum è una delle poche occasioni in cui la voce del cittadino conta davvero.