
Parliamo di massimi sistemi che non lo facciamo da tanto. Stiamo leggendo un sacco di fesserie in merito all’autonomia differenziata che è passata al Senato, vista come un danno alle regioni meridionali, con tanto di metodo fascista di pubblicare le foto sui social dei parlamentari meridionali che hanno approvato il provvedimento.
L’Autonomia differenziata va vista in due ambiti: uno economico e l’altro politico.
Iniziamo con il dire per i razzisti meridionali, che non vedevano l’ora di poter vomitare il loro odio, che se il nord arrubba al sud non si capisce il motivo per cui si cambia un sistema che funziona – a loro dire – benissimo.
Ci si dimentica che quel provvedimento è una attuazione della modifica del Titolo V della Costituzione, che ricordiamo, fu imposta a maggioranza centro-sinistra nel 2001 e confermata dal popolo italiano in referendum.
In pratica, finalmente si passa da una spesa storica ad una spesa standard.
Questo è!
La spesa storica in questi anni, dalla fine degli anni 70 fino ad oggi, è quella che ha portato sempre più il divario Nord-Sud in termini di risorse.
La spesa storica si basa su variabili, come quello demografico e ricchezza pro capite, che proprio per questi motivi favorisce le regioni del nord rispetto a quelle del sud, ecco perché l’autonomia differenziata che finalmente stabilisce la spesa per fabbisogni standard va salutata con favore.
Inoltre, l’autonomia differenziata con l’introduzione finalmente della spesa per fabbisogni standard, va ad eliminare il concetto regione più ricca e che spende di più merita più risorse.
Prendiamo l’esempio della Puglia che per l’istruzione ha potuto spendere nel 2016 2,22 miliardi, ma secondo il proprio fabbisogno standard ne avrebbe dovuto spendere 2,32 miliardi, cioè 100 milioni in più. La Puglia per il criterio della spesa storica ha ricevuto meno dallo Stato centrale e ha dovuto spendere meno. Il Piemonte nonostante un fabbisogno di 2,74 miliardi, a causa della spesa storica ne ha spesi 2,81! Dati Opencivitas tra l’altro riportati da tanti giornali del sud!
Quello che giustamente si dovrebbe contestare a governo e parlamento è il fatto che i sistemi perequativi, che non scompaiono, non sono bene attuati e i Lep (livelli essenziali delle prestazioni) ancora non sono stati indicati e questo rischia di camuffare la spesa standard in quella storica, cioè stiamo punto e daccapo!
Una spesa storica superiore a una spesa standard significa in genere che la spesa locale è maggiore di quella di cui effettivamente si avrebbe bisogno.
Quindi se la spesa storica è superiore ai fabbisogni standard significa significa che la spesa sostenuta da un ente locale è maggiore di quanto stimato in base alle caratteristiche territoriali e socio-demografici della popolazione, insomma non è efficiente.
Com’è la situazione in Valle di Suessola?
Cervino nel 2017 ha una spesa storica di 1399174.91 mentre quella standard di 536790.87
Arienzo nel 2017 ha una spesa storica di 782486.47 mentre quella standard di 583020.53
Santa Maria a Vico nel 2017 ha una spesa storica di 1010112.26, quella standard di 1465088.7
San Felice a Cancello nel 2017 ha una spesa storica di 1765818.08, quella standard di 1818610.9
Dati OpenPolis
Come si vede Santa Maria e San Felice sono in controtendenza in questo caso la spesa storica è inferiore a quella standard, questo significa o una grande efficienza o una grande deficienza e cioè che non si investe il necessario per garantire un livello essenziale adeguato di servizi. Noi saremmo cattivi ma pensiamo che sia più la seconda che la prima.
Ma come detto la lettura è anche politica. Effettivamente vi sono delle storture come ad esempio il poter avere nelle scuole una differenza riguardante i programmi scolastici, quindi il medioevo, il risorgimento, il periodo fascista potrebbero essere raccontanti in un modo in Umbria e in un altro in Calabria. Anche il commercio estero è qualcosa di abbastanza fastidioso in quanto si andrebbe a non parlar più di made in Italy ma di made in Campania o Made in Molise, o Made in Marche che è un no sense e forse pure controproducente e via così. Che poi l’autonomia differenziata non è automatica e non riguarda tutte le materie di questo mondo.
Il vero obiettivo di Zaia e i leghisti vari non è il lato economico che a loro cambia poco, ma il lato politico invece è enorme, mentre il sud che avrebbe tutto da guadagnarci sul lato economico, attenzione alla perequazione e ai Lep però, fa le barricate!
Noi siamo sempre dell’idea che le regioni sono un cancro, ma la linea politica è quella da cinquant’anni a questa parte, di decentramento e poteri maggiori alle regioni, c’è poco da fare. Quindi meglio questo sistema economico dei fabbisogni standard, che non quello della spesa storica che ha portato danni enormi.
La sinistra può cantare l’inno di Mameli quanto vuole, che è sempre una buona cosa, ma questo sistema lo hanno voluto loro con la modifica del Titolo V della Costituzione.
Quindi che dire? Canta che ti passa! Poi tra poco inizia pure Sanremo!