
Non sono aduso a scrivere articoli in memoria non l’ho mai fatto da quando ho messo in piedi questo blog. Ma stavolta vuoi l’essere lontano, vuoi il fatto di non partecipare ai funerali e vuoi pure per il fatto che per me la scrittura ha un potere taumaturgico, per Ciro Santacroce una eccezione sento di doverla fare. Come anche per questa volta lasciare il plurale maiestatis.
Non starò qui a raccontare quali rapporti di amicizia ci fossero, se non il fatto che andare da “Ciro il barbiere” era per me una esperienza di vita.
Entrare in quella barberia era per me ragazzino adolescente una specie di doposcuola della vita.
Ciro ti accoglieva con un sorriso e una miriade di battute, ti faceva sedere, shampoo, taglio, e te ne andavi con delle pillole di saggezze in tasca e ti sentivi di conoscere un poco meglio te stesso e il mondo. Non era una barberia ma era come entrare in un pub senza birre. C’era quell’aria allegra, le preoccupazioni stavano per un po’ fuori quel posto, stavi lì con un barbiere che faceva anche un po’ il cabarettista e un po’ lo psicologo e in particolar modo faceva l’amico.
Negli ultimi anni lontano per esigenze di vita, ci siamo visti sempre meno ma ogni volta sempre con piacere e quando ci vedevamo io gli dicevo Ciro aggiustami per via dei capelli tagliati maluccio a Parigi dove vivo e quindi poi ricresciuti peggio e lui di rimando E che t’hann cumbiat assettet. E poi cominciava una sorta di rosario di nomi: hai visto a Tizio, sei stato da Caio, da quanto tempo non vedi quell’altro? che non era spettegolare ma partecipare della vita, perché sapeva quanto mi costasse essere lontano ed era un modo bellissimo per fare il punto e riannodare i fili. Anche perché quando scendevo era la prima persona che vedevo dopo mia mamma, che anzi lei stessa, dopo che ci vedevamo dopo mesi mi dava una abbraccio un bacio mi guardava bene con i capelli e barba lunga tipo eremita stilita e mi diceva: Alfrè per pima cosa devi andare da Ciro.
Prendo in prestito queste bellissime parole di un amico che racchiudono penso davvero l’essenza di cosa fosse Ciro Santacroce:
Parrucchiere Santacroce non era un barbiere per i clienti. Era un amico che tagliava i capelli ai suoi amici. Sfido chiunque sia stato suo cliente ad affermare che, tra quelle quattro mura, non sia stato da lui trattato come amico e spesso lo sia poi diventato.