
In questo periodo di vacanza dal blog non riusciamo certamente a staccarci dal nostro amato Ciuccio e dobbiamo dire che in questo centenario ne stiamo sentendo di cotte e di crude, non solo dai tifosi che poco conoscono la storia del club, ma anche da improvvisati Alberto Angela in salsa partenopea che vorrebbero fare divulgazione storica ma non ne azzeccano una.
Facciamo un paio di esempi, che non sono esaustivi, ma significativi.
Partiamo dalla sirena Partenope, perché sulle maglie è scritto dietro al colletto “Partenopei” e tutti a utilizzare l’IA per creare delle immagini suggestive che però raffigurano la sirena Partenope come metà donna e metà pesce. In realtà le sirene della tradizione classica sono esseri alati con volto e corpo di donna.
Ma diciamolo: peccato venale questo.
Grave invece che lo stiamo sentendo da un po’ è il fatto che si dica che il Ciuccio abbia sostituito il Cavallo, sto Corsiero del Sole, come simbolo della squadra. Addirittura che tale cambio sia dovuto, come sempre, al cattivissimo Nord per offendere i napoletani.
Lo diciamo ancora una volta, sebbene sappiamo che serve a poco, ma magari chissà, farà breccia in qualcuno.
Sto Cavallo era già il simbolo della provincia di Napoli e quindi, siccome le squadre di calcio all’epoca richiamavano il territorio, si volle legare fortemente la squadra alla città e alla provincia di Napoli. Non si è voluto dunque richiamare nessun corsiero, nessun passato particolare, solo il simbolo della provincia.
Siccome le aspettative erano alte e davvero si aveva l’intenzione di competere per vincere, si finì invece nel primo campionato nazionale ultimi, con un solo punto realizzato.
Tanto che leggenda vuole che i tifosi paragonassero la squadra più che al cavallo rampante a un più modesto asino, tra l’altro bestia vivente pure malandata.
Nel 1928 circa il Guerin Sportivo, giornalino storico di calcio e già importante all’epoca, decise di realizzare una sorta di sondaggio per scegliere una mascotte rappresentante le squadre di calcio.
Ora, siccome il Napoli pure negli anni successivi non stava andando affatto forte, anzi, in una partita in particolare contro la Juventus era sotto di due gol, i tifosi, a mo’ di autosfottò, si presentarono tra il primo e il secondo tempo con un Ciuccio, il Napoli riuscì invece clamorosamente a pareggiare quella partita.
Da allora il Ciuccio divenne un portafortuna e la mascotte della squadra.
E, diciamolo, probabilmente non poteva esserci mascotte più napoletana.
Da dire che l’Associazione Calcio Napoli con il Cavallo fallì e quindi la nuova società scelse come simbolo la N “napoleonica”. Mentre il Ciuccio rimase la mascotte più dei tifosi che della società.
Anzi, i tentativi di sostituirlo ci sono stati, ma tutti miseramente falliti.
Tranne un periodo brevissimo: la N della società sulle maglie, tra le più belle a nostro avviso, diveniva una sorta di corpo d’asino con l’aggiunta della testa e della coda.
Ora, siccome da un tre decenni almeno oramai esiste una narrazione consolidata della suprema razza napoletana, primi in tutto, più belli in qualsiasi cosa, che solo il cattivo destino e il cattivissimo Nord hanno reso schiava, è chiaro che il Ciuccio cede il posto al più fiero Cavallo.
Però a noi sta narrazione non piace e sempre diremo Ciuccio per parlare della nostra squadra.
Il Cavallo è morto un bel po’ di anni fa e noi lo onoriamo e gli portiamo i fiori, ma non lo resuscitiamo: potrebbe essere uno zombie.
E veniamo alla cronaca
Passando brevemente alla cronaca di questi ultimi giorni, ebbene Gutierrez è stato venduto per una cifra di 30 milioni, cifra enorme che forse consentirà di rafforzare la squadra.
Certo, vendere un ottimo giocatore per far cassa lascia pensare.
Lukaku non è andato in ritiro e pare sempre più vicina una cessione negli Stati Uniti, che pure porterà un bel po’ di soldi in cassa.
Arriva la vittoria per Allegri in amichevole contro l’Osasuna per 2-1.
Non manca la polemica. È stato presentato il restyling dello stadio per cercare di ospitare delle partite per Euro 2032, ma la società ha dichiarato di non essere interessata al progetto, volendo invece uno stadio di proprietà.
Ci pare molto complicato dunque che il progetto del Comune di Napoli passi, anche perché sarebbero soldi pubblici e privati e poi, oltre Euro 2032, non si sa bene cosa ne sarà di quella struttura.
Intanto una cosa bella è venuta fuori. La terza maglia, la “rossa Garibaldi”. Rossa è rossa e il “Garibaldi” ce lo mettiamo noi.
Una su tre l’abbiamo azzeccata.
Comunque ci siamo quasi.
Ancora un paio di settimane di attesa e riparte il campionato più scassato d’Europa.
