Non ci metteremo a fare gli analisti spicci, anche perché siamo bombardati dagli esperti televisivi, su carta stampata e dai novelli Kissinger su Facebook.
In cuor nostro noi speriamo che questo intervento armato serva per nascondere una debolezza interna, non sarebbe la prima volta che per motivi del genere si scateni una guerra, vedi isole Falkland.
Ma allo stesso tempo vogliamo parlare di questo conflitto attraverso uno strumento che ci piace: la musica.
Vi presentiamo tre video. Il primo del 2009 di un gruppo georgiano Stefane & 3G dal titolo “subliminale” We don’t want Put In. Brano presentato all’Eurovision di quell’anno che ebbe un successo enorme, e fu forse il primo palese attacco alla figura “carismatica” del dittatore russo. Il brano fu squalificato in quanto palesemente di matrice politica e quindi contrario alle regole.
L’altro brano di matrice politica e di critica forte alla Russia putiniana e all‘attacco alla Crimea fu il brano 1944 di Jamala, cantante ucraina, che vinse anche l’Eurovision 2016. I russi provarono a farlo squalificare, ma stavolta non vi riuscirono. La canzone di Jamala parla dell’invasione nazista dell’Ucraina, ma fu palese a tutti e ai russi in particolare che la canzone aveva forti riferimenti alla invasione della Crimea.
La terza riguarda invece una cantante russa Manizha che pure partecipò all’Eurovision dello scorso anno a Rotterdarm. La canzone Russian Woman parla dell’evoluzione della donna nella società russa e questo le ha portato forti critiche da esponenti politici russi, con il placet del dittatore, che preferiscono che lo donna non abbia “evoluzioni”. Inoltre Manizha è del Tagikistan, e quindi si è beccata la sua dose di razzismo, e si è esposta molto per la comunità LGBT e contro la violenza sulle donne e questo pure le ha portato non pochi problemi.