Fallito il referendum dell’8/9 giugno 2025 per mancato raggiungimento del numero minimo di votanti.

Il nostro intento è quello di analizzare i motivi per cui gli italiani non hanno sentito la necessità di recarsi alle urne per votare i 5 referendum.
Secondo noi le cause sono molteplici. Sintetizziamo alcuni punti:
1. Colpevolizzazione dell’elettorato
Escluso quello sulla cittadinanza, i quesiti erano piuttosto tecnici e non sono stati argomentati, se non con un banale: “Se non vai a votare sei un coglione”, oppure “Se non vai a votare poi non lamentarti dei licenziamenti senza giusta causa”.
Ci si dimentica che i referendum abrogano una norma che già esiste! Il Jobs Act, volente o nolente, non è l’apocalisse. È una legge che – a nostro avviso – non ha reso dinamico il mercato del lavoro, ma non ha nemmeno portato il deserto. Anzi, se vogliamo, un piccolo beneficio l’ha portato: ha ridotto sensibilmente i processi sul lavoro.
Ma poi: quanti hanno esperienza diretta di un amico, parente, conoscente licenziato con il Jobs Act senza giusta causa? Noi no. Non siamo misura di tutte le cose, certo, ma forse non sono molti davvero.
Essendo temi tecnici, si è puntato a colpevolizzare l’elettore. “Se non voti altri decideranno per te”. Verissimo in qualunque altro tipo di elezione. Ma non per il referendum. La Costituzione – quella “più bella del mondo”, che si difende con le unghie e coi denti quando fa comodo – prevede il quorum proprio come possibilità legittima di non andare a votare. Quindi dare del coglione all’elettore che sceglie l’astensione è come darlo a La Pira.
2. Politicizzazione del referendum
Dichiaratamente si voleva dare una spallata al governo. L’elettore l’ha percepito come il solito giochino di potere, non come strumento reale per cambiare qualcosa. Ha deciso di non farsi usare.
3. Confusione ideologica
Jobs Act approvato dal PD, oggi il PD ne chiede l’abrogazione. La destra che l’aveva avversato, oggi invita all’astensione o vota No. Ancora una volta non si capisce quali siano i valori dei partiti. Sembrano scatole vuote piene di vento, in balia dell’umore del leader di turno.
4. Il referendum sulla cittadinanza, il più ignorato
Forse era il quesito che maggiormente aveva senso sul piano etico, ma è stato inglobato negli altri e quindi messo da parte. Gli elettori, si sa, non vanno alle urne per votare un quesito sì e gli altri no. O votano tutto, o nulla.
5. E infine… Renzi
Il vero vincitore del referendum? Matteo Renzi.
Non solo il Jobs Act ha retto alla prova dell’elettorato, ma lo ha fatto tramite lo strumento referendario. Curioso, no? La riforma costituzionale Renzi-Boschi, affossata nel 2016, prevedeva proprio l’abolizione del quorum. La stessa sinistra che ieri difendeva la partecipazione, oggi esulta per un 33% di affluenza.
Non capiamo cosa ci sia da esultare a sinistra per il fatto che hanno votato 14 milioni di italiani. Che poi una parte ha pure votato No. Il festival di Sanremo ha fatto 16 milioni di spettatori in media: significa che gli italiani vogliono Carlo Conti presidente del Consiglio?
Può essere.