In questo secondo articolo di “avvicinamento” a Torino parliamo di ciò che abbiamo già accennato nel primo articolo e cioè come i rapporti tra Ucraina e Russia erano tanto difficili da coinvolgere anche la partecipazione all’Eurovision.

Abbiamo già detto di Jamala che vinse l’edizione del 2016 con 1944 che sebbene parlasse di vicende della seconda guerra mondiale era evidente il riferimento alla invasione russa della Crimea.

Ma già molto prima nel 2005 una canzone dell’Eurovision divenne simbolo della rivoluzione arancione e cioè Razom nas bahato dei Greenjolly, canzone che non andò benissimo all’Eurovision solo 19° posto, ma come detto divenne un simbolo.

Nel 2007 fu poi ancora una canzone a diventare simbolo di indipendenza e cioè Dancing Lasha Tumbai della drag queen Verka Serduchka che arrivò al secondo posto. Il titolo della canzone non significa in pratica nulla, ma all’orecchio le parole “lasha tumbai” assomigliano molto a “Russia Goodbye”.

Nel 2019 l’Ucraina invece si ritirò in quanto il vincente del festival che seleziona la canzone per l’Eurovision Maruv dovette ritirarsi a causa del fatto che avrebbe dovuto firmare un contratto e annullare tutti i concerti in Russia. Cosa che l’artista si rifiutò di fare e nessun altro volle sostituirlo, quindi il ritiro fu inevitabile.

In pratica è la stessa cosa che è successa quest’anno con la vincente del festival Alina Pash ma avendo tenuto dei concerti in Crimea e pure in Russia, che in un primo momento la stessa artista aveva smentito, è stata poi costretta al ritiro, ma stavolta i secondi la Kalush Orchestra ha accettato di sostituire la Pash e rappresentare l’Ucraina con la canzone Stefania che è tra le favorite.

Per quanto riguarda la Russia, il paese sotto dittatura putiniana ha sempre presentato interessanti canzoni anche in controtendenza con il regime, basta pensare proprio alla canzone Russian Woman di Maniza artista che ha avuto non pochi problemi di odio razziale e di accuse a voler minare la famiglia tradizionale.

Ricordiamo i due terzi posti di Sergej Lazarev conosciuto anche in Italia per aver vinto a 13 anni la trasmissione Bravo Bravissimo di Mike Buongiorno.

Nel 2018 ci fu un altro caso di nervi tra Russi e Ucraina in quanto la cantante russa Julia Samoylova non potè entrare in Ucraina per esibirsi in qunato appunto aveva tenuto dei concerti in Crimea. La cantante era pure affetta da atrofia muscolare spinale.

Altro problema per Anastasija e Maria Tolmačëvy cui fu detto che il loro brano Shine non vinse nel 2014 che fu l’anno proprio della invasione della Crimea appunto per causa di carattere politico.

Ma noi ricorderemo sempre le esibizioni della Russia con le TATU e soprattutto le meravigliose  Buranovskie babuški.

l’Ucraina sarà a Torino e la Russia no. Ci spiace non poter avere la Russia che sappiamo sarebbe stato interessante, e in un primo tempo l’EBU si era opposto alla richiesta di esclusione, ma poi tutti i paesi soprattutto dell’Est avevano annunciato il boicottaggio e allora è stato inevitabile.

Speriamo che questa pazzia della guerra di invasione finisca e che si possa essere fratelli europei come lo spirito dell’Eurovision suggerisce.

I Kalush Orchestra con Stefania:

LE BRAVISSIME Buranovskie babuški: