
Siccome tra un paio di giorni, per motivi tecnici, dovremo fermarci per una settimana, abbiamo pensato di scrivere qualche considerazione sulla vicenda di Giuseppe Guida, sindaco di Arienzo. Ovviamente, come il nostro Lettore sa bene, non entriamo nel merito della parte giudiziaria: non è questa la sede.
La prima considerazione riguarda lo sciacallaggio mediatico subito dal sindaco (e non solo da lui). È una prassi odiosa: finire sbattuti in prima pagina, persino sui giornali nazionali, per un provvedimento di arresti domiciliari, quasi fosse già una condanna, può anche starci come cronaca. Ma non è accettabile che, quando il tribunale del Riesame revoca quei domiciliari, la notizia passi inosservata. Questo è un grave squilibrio, che manipola l’opinione pubblica e la spinge a processi sommari.
D’altra parte, neppure la politica aiuta: se tocca ai propri esponenti, si è garantisti; se tocca agli avversari, si diventa giustizialisti.
Nel frattempo, però, si aggiunge un fatto di peso istituzionale: il Prefetto ha disposto l’invio di una commissione d’accesso ad Arienzo per verificare l’eventuale presenza di infiltrazioni camorristiche nell’attività amministrativa. È un passaggio che supera la polemica locale e che chiama in causa lo Stato, con conseguenze potenzialmente gravi, fino all’ipotesi di scioglimento del consiglio comunale.
Sul fronte amministrativo, come già scritto, l’azione procede, anche se la vicenda giudiziaria non è conclusa. È bene ricordarlo: se gli arresti domiciliari non equivalgono a colpevolezza, la loro revoca non equivale ad assoluzione.
Sul piano politico, il sindaco ieri ha risposto all’opposizione, criticandola per aver chiesto le dimissioni dell’intero consiglio comunale. E qui non possiamo che dargli ragione: se la richiesta fosse stata limitata alla maggioranza, nulla da dire — è normale dialettica. Estenderla a tutto il consiglio, compresi i proponenti, è stata una mossa prematura e autolesionista.
Meno brillante invece il passaggio in cui Guida ha invitato l’opposizione esterna al consiglio a sfidarlo alle urne: un atteggiamento da “sfida all’O.K. Corral” che, in un paese di 5.000 abitanti, rischia di dividere più che unire. Il ruolo di sindaco implica anche durezza nello scontro politico, certo, ma non il trasformare la comunità in una corrida.
Ci auguriamo che l’azione amministrativa si concentri davvero sul nodo principale, cioè il bilancio comunale, ancora in sofferenza. Solo sistemando i conti si potranno garantire servizi che vadano oltre l’ordinario. Bene le iniziative e le feste, ma Arienzo non può diventare un locale all’aperto dodici mesi l’anno.
E soprattutto, basta con certi personaggi che, sotto la bandiera del “canto neomelodico”, portano in piazza fedine penali sporche e messaggi che strizzano l’occhio alla malavita. Non è questo il modello che un’amministrazione dovrebbe incoraggiare.