In genere il lunedì, quando possiamo lo dedichiamo alla politica italiana, ma gli eventi ci portano a parlare di uno degli sport più belli del mondo. Stamani avevamo accennato a qualcosa riguardo il progetto della Superleague, ma vogliamo spendere giusto altre due parole in merito, visto anche le reazioni che questo “torneo” sta suscitando.

Il torneo non è il male in sé, anzi. Il fatto che si dica: ah i ricchi, ah il capitalismo, il calcio so emozioni ecc. Vogliamo avvisare i marziani che il capitalismo nel calcio è sempre esistito, non è che i calciatori vengono pagati con le fave e ricotta e un pezzo di terra da coltivare, che le emozioni ci sono lo stesso così come le bandiere e le favole calcistiche.

Il problema di questo presunto torneo, a nostro avviso, sta nel fatto che non concilia il livello economico con il concetto di merito sportivo e poi a dirla tutta non ci sono su 12 squadre, quelle davvero forti. Con tutto il rispetto ma le tre italiane più Arsenal e Tottenham, ma anche lo stesso Atletico Madrid, non è che sono proprio il meglio del calcio europeo.

Attenzione Uefa e Fifa non sono delle piccole fiammiferaie, anzi sono organizzazioni senza scrupoli, vedi il prossimo mondiale in Qatar, ma quei concetti nella Uefa League e Champions, ma anche mondiali ci sono. L’anno prossimo riavremo, forse, Leicester e West Ham, Atalanta e si spera -per noi- Napoli in Champions League, sono forti? Non lo sappiamo, ma hanno dimostrato di valere la qualificazione al torneo dell’anno prossimo.

Il bello del calcio, a differenza degli altri sport o almeno molti di essi, è l’imprevedibilità del risultato: puoi essere la più grande e organizzata società di questo mondo creato, ma poi ecco che perdi con il Benevento, puoi essere il club più blasonato del mondo, ma poi la premier la vince il Leicester, puoi essere una superpotenza politica mondiale e organizzare il mondiale, ma poi fai fetecchia. Le “piccole squadre” che meritano, dimostrandolo sul campo, di partecipare a competizioni più importanti rappresentano al meglio il concetto di merito e anche di evoluzione del gioco, vedasi da noi Atalanta oppure Napoli nel periodo da Benitez a Sarri, mentre chi non regge è giusto che lasci il posto. E’ questo che manca in questa Superleague.

E’ praticamente uno show, uno spettacolo di intrattenimento televisivo, e va benissimo, ma di sport c’è giusto l’ombra. Se invece i club fondatori di questo nuovo assetto adottassero un sistema che consentisse a tutte le squadre europee una qualche partecipazione soddisfacendo criteri economici e sportivi assieme, lo potremmo valutare anche in ottica diversa, anche in ottica positiva.