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PUNGIGLIONE D’ORO 2026

Il 31 ottobre era la scadenza per approvare il bilancio consolidato 2025, e il Comune di San Felice a Cancello l’ha affrontata come una maratona: partenza all’ultimo e fiato corto sul traguardo.
La questione dei tempi
La Giunta ha approvato lo schema con la delibera n. 95 del 23 ottobre. Nella stessa delibera si legge che la relazione dei revisori va resa in un termine “comunque non inferiore a venti giorni”. Il Consiglio, però, si è riunito il 30 ottobre alle 15:15: sette giorni dopo.
Dal verbale n. 3 dei revisori risulta che la delibera di Giunta è arrivata al collegio il 26 ottobre, che questo si è riunito in modalità telematica il 27 dalle 12:00 e che il parere, favorevole all’unanimità, è stato protocollato in arrivo all’Ufficio del Sindaco alle 17:39 dello stesso giorno. Secondo il gruppo consiliare Speranza, la convocazione del 26 sarebbe partita senza la relazione, arrivata ai consiglieri il 27 alle 18:00: gli orari del protocollo sono compatibili con questa ricostruzione. Sempre secondo Speranza, il capogruppo Carfora e i consiglieri De Rosa e De Lucia R. hanno chiesto la sospensiva dei punti 2 (consolidato) e 3 (definizione agevolata delle entrate), respinta dalla maggioranza.
La delibera di Consiglio n. 122 registra 11 consiglieri presenti su 17 e sei assenti, tra cui Carfora, De Rosa e De Lucia R.; il voto è unanime. L’atto non cita né la sospensiva né il dibattito. Il sindaco Nuzzo ha parlato di “grave diserzione” dell’opposizione.
Ognuno può giudicare se chiedere più tempo e poi uscire dall’aula sia diserzione o protesta. Quello che si può verificare è un’altra cosa: il termine del 31 ottobre è reale (lo ha spostato la legge di bilancio 2026), ma le date che hanno ridotto lo spazio sono state scelte dal Comune stesso. Elenchi del gruppo amministrazione pubblica approvati il 22 ottobre, schema il 23, rendiconto 2025 approvato il 29 maggio invece che entro aprile. L’urgenza, insomma, non è caduta dal cielo.
Cosa avrebbero potuto leggere i consiglieri
Chi avesse avuto tempo per la relazione (68 pagine) e i prospetti avrebbe trovato qualche domanda da fare.
Il risultato dipende dallo straordinario. L’esercizio chiude a 2.192.319 euro, contro 4.275.588 del 2024. La gestione ordinaria vale 1,1 milioni (3,99 l’anno prima), e 1,5 milioni arrivano da proventi e oneri straordinari. Dentro ci sono sopravvenienze attive per 12,4 milioni e passive per 11,7, quasi in pareggio, senza una spiegazione nella nota integrativa. Nello stesso anno i crediti per trasferimenti scendono da 24 a 10,8 milioni e gli altri debiti da 15,7 a 3,8: l’impressione è di una grossa pulizia di residui, ma il documento non lo dice.
I contributi in conto capitale. 1.208.560 euro sono finiti subito a conto economico, mentre la relazione stessa spiega che vanno sospesi con i risconti passivi. Nello stato patrimoniale i risconti per contributi agli investimenti sono zero. Se la lettura è corretta, il risultato potrebbe risultare più alto di quanto sarebbe.
Gli accantonamenti. Gli altri accantonamenti passano da 12 mila a 739 mila euro, la svalutazione dei crediti da 271 mila a 762 mila e i fondi rischi da 541 mila a 1,26 milioni. Prudenza apprezzabile, ma ci piacerebbe sapere per cosa.
Il perimetro. Tre enti (ATO 2, Ente Idrico Campano, Ente d’Ambito Rifiuti) sono esclusi dal consolidato, ma il motivo cambia a seconda del documento. Delibera e relazione parlano di “irrilevanza”, e nella relazione i dati dei tre enti sono tutti a zero: l’irrilevanza si dimostra con i numeri, che qui non risultano. Il parere dei revisori parla invece di quote “inferiori all’1%”, ma l’Ente d’Ambito Rifiuti è all’1,9%. Resta consolidato solo il consorzio ASI di Caserta, al 2,05%.
Un dettaglio di forma. Nel prospetto il “risultato dell’esercizio di gruppo” è indicato a zero, mentre il totale è 2,19 milioni e la quota di terzi è nulla.
Il parere dei revisori
Il verbale n. 3 è di quattro pagine. Le prime tre riprendono i dati della delibera di Giunta; il giudizio è un parere favorevole all’unanimità, con la raccomandazione di trasmettere il consolidato alla BDAP entro sette giorni per evitare il blocco delle assunzioni. Nel testo non c’è traccia dei punti elencati sopra (sopravvenienze, contributi, accantonamenti) né dei venti giorni indicati dalla Giunta.
Il collegio è stato nominato con delibera del Consiglio dell’8 settembre 2026 e ha ricevuto gli atti il 26 ottobre. Non è detto che non abbia guardato quei punti: nel documento, semplicemente, non risultano.
Il punto
Nessuna di queste è un’accusa: sono domande. Alcune avranno una risposta semplice e magari gli uffici l’hanno già, ma nei tre giorni scarsi concessi al Consiglio è difficile che qualcuno abbia potuto porle. Un consolidato approvato in fretta non è per forza sbagliato; è solo meno verificabile, e la verifica è proprio il motivo per cui questi documenti passano dal Consiglio.
