
C’è una costante nelle comunicazioni istituzionali quando un’Amministrazione si sente sotto attacco: parlare molto per chiarire poco. La lunga nota diffusa dal sindaco Emilio Nuzzo e dalla sua amministrazione sul tema dell’organico comunale, delle assunzioni e dell’esternalizzazione dei servizi ne è un esempio emblematico.
Il documento parte con una premessa quasi emotiva, in cui si liquida il dibattito pubblico come improvvisa e tardiva “passione sociale”. Un incipit che, più che chiarire, serve a delegittimare il contesto. Peccato che i problemi strutturali di un Comune non abbiano scadenza e che sollevarli resti legittimo sempre, soprattutto quando le scelte diventano operative.
L’Amministrazione rivendica l’aumento delle ore lavorative per alcuni dipendenti storicamente sottoutilizzati, presentandolo come un atto di giustizia sociale. È un passaggio che colpisce, ma lascia aperta una domanda fondamentale: perché quella condizione di precarietà è stata tollerata per anni e perché l’intervento arriva solo ora, sotto forma di risposta politica a una polemica pubblica? Ricordiamo che l’amministrazione Nuzzo è al giro di boa.
Altro punto centrale è la questione della pianta organica. Si insiste nel precisare che non c’è stato alcun “ingrassamento” dell’organico, anzi: il Comune sarebbe in grave sotto organico, passato da oltre cento dipendenti a circa trenta. Un dato importante, certo, ma che apre un paradosso evidente: se l’Ente è allo stremo da anni, perché le scelte strutturali arrivano solo oggi e sempre accompagnate da giustificazioni emergenziali?
La riduzione della convenzione con la società Brema viene presentata come una scelta obbligata, quasi salvifica: un servizio definito inefficiente, costoso e inadeguato, che costava circa 160.000 euro ogni due anni. E qui emerge una contraddizione difficile da ignorare: se il sistema era così fallimentare, perché per anni nessuno ha sollevato il problema? E soprattutto, perché ora chi lo difende viene descritto come parte di un “vecchio sistema interno”?
Il passaggio sulle assunzioni tramite scorrimento di graduatorie esterne è formalmente ineccepibile. Ma anche qui la trasparenza proclamata si scontra con la realtà politica: su 104 Comuni contattati, solo cinque hanno risposto. Una partecipazione così bassa non dovrebbe indurre almeno una riflessione sulla reale efficacia del metodo scelto?
L’internalizzazione del servizio Tributi viene infine celebrata come il traguardo di una modernizzazione amministrativa. Tuttavia, manca completamente un elemento essenziale: una valutazione comparativa chiara tra prima e dopo, numeri alla mano, che dimostri in modo oggettivo il miglioramento promesso. Senza dati, l’efficienza resta una dichiarazione di principio.
Colpisce anche la gestione di alcuni casi specifici: lo scavalco temporaneo per esigenze di bilancio, il trattenimento in servizio di lavoratori ex LSU fino ai settant’anni. Scelte descritte come umane e responsabili, ma che pongono interrogativi legittimi sull’equilibrio tra buon senso amministrativo e rispetto di una programmazione strutturale del personale.
La chiusura della nota è forse la parte più rivelatrice: chi critica viene associato a un “vecchio sistema”, incapace di accettare il cambiamento. Una narrazione semplice, che trasforma ogni dissenso in resistenza al progresso. Ma governare non significa solo rivendicare il cambiamento: significa anche accettare che le scelte pubbliche vadano spiegate, misurate e, se necessario, messe in discussione.
Perché alla fine il punto non è se l’Amministrazione abbia fatto qualcosa, ma se abbia fatto abbastanza, nel modo giusto e nei tempi giusti. E su questo, la nota diffusa dal Comune risponde più con slogan che con fatti verificabili.
