
Fumo e qualità dell’aria, nei Comuni cresce l’allarme e la confusione
L’incendio verificatosi il 31 agosto in un sito di stoccaggio e lavorazione di rifiuti nell’area industriale di Airola continua a produrre conseguenze e, soprattutto, interrogativi sulla gestione dell’emergenza nei comuni interessati.
A San Felice a Cancello la vicenda presenta un passaggio che merita di essere ricostruito con attenzione, perché nell’arco di appena 24 ore la comunicazione ufficiale dell’amministrazione comunale sulla situazione della qualità dell’aria è cambiata sensibilmente.
Partiamo dagli atti.
Il 1° settembre 2026 il Comune di San Felice a Cancello pubblica un avviso alla cittadinanza relativo alla riapertura delle scuole dal giorno successivo. Nel documento si legge che, sulla base degli aggiornamenti e dei riscontri forniti dagli organismi competenti, “i parametri rilevati relativi alla qualità dell’aria risultano entro i limiti di riferimento e compatibili con la ripresa in sicurezza delle attività scolastiche”.
Sembra dunque che, sulla base dei dati disponibili in quel momento, la situazione sia stata ritenuta compatibile con la ripresa delle attività, comprese quelle scolastiche.
Un passaggio importante, perché provvedimenti di questo tipo vengono inevitabilmente percepiti dalla popolazione come un segnale del ritorno alla normalità. La possibilità di riaprire le scuole e di riprendere le normali attività rappresenta infatti, per una comunità, uno degli indicatori più evidenti del superamento di una situazione di emergenza.
Ma il giorno successivo arriva un nuovo avviso.
È il 2 settembre e il Comune comunica la chiusura delle scuole, degli asili e delle strutture per minori, oltre alla sospensione delle attività didattiche, educative, sportive e ricreative in presenza.
Vengono disposte anche la chiusura al pubblico dei parchi, delle ville e dei giardini pubblici comunali e la chiusura del cimitero, fatte salve le attività indifferibili. Vengono inoltre sospese fiere, manifestazioni, eventi e attività organizzate all’aperto.
La motivazione questa volta è diversa da quella contenuta nell’avviso del giorno precedente: il Comune parla infatti del “permanere delle condizioni di criticità relative alla qualità dell’aria”.
È quindi inevitabile porsi una domanda, senza bisogno di formulare accuse o conclusioni che gli atti non consentono di sostenere: che cosa è cambiato tra il 1° e il 2 settembre?
Se il 1° settembre i parametri risultavano entro i limiti di riferimento e compatibili con la ripresa in sicurezza delle attività scolastiche, quali ulteriori elementi hanno portato, nelle ore successive, a ritenere necessario richiudere le scuole e ampliare le misure precauzionali anche a parchi, cimitero ed attività all’aperto?
Il nuovo avviso non specifica, almeno nel testo pubblicato, quali siano i nuovi valori rilevati, quale parametro abbia determinato il cambio di valutazione o quale specifico organismo abbia fornito le indicazioni che hanno portato alla nuova decisione.
Questo non significa necessariamente che tali dati non esistano o che vi sia stata un’irregolarità. Potrebbero essere intervenuti nuovi rilevamenti, nuove valutazioni tecniche o nuove indicazioni delle autorità sanitarie e ambientali.
Ma proprio per questo sarebbe utile che tali elementi fossero resi conoscibili alla cittadinanza.
Le decisioni degli altri Comuni
La vicenda assume ulteriore interesse osservando ciò che è accaduto nei comuni vicini.
Ad Arienzo, secondo quanto riferito pubblicamente dall’ex consigliere comunale Mattia Vigliotti, la Commissione Straordinaria ha disposto la chiusura delle scuole per le giornate del 1° e del 2 settembre. Vigliotti ha definito la decisione una scelta “opportuna e ponderata”.
A Santa Maria a Vico, invece, il 1° settembre è stata adottata l’Ordinanza contingibile e urgente n. 110. Nel provvedimento si legge che le centraline di rilevazione ambientale presenti sul territorio avevano rilevato “anomalie” e che erano ancora in corso le verifiche di ARPAC e ASL.
L’ordinanza dispone una serie di misure precauzionali, tra cui la limitazione delle attività all’aperto e la sospensione delle attività sportive, ricreative e ludiche all’aperto.
Nell’ordinanza esaminata, tuttavia, non compare una disposizione relativa alla chiusura delle scuole. Per quanto riguarda eventuali ulteriori provvedimenti adottati successivamente, occorre naturalmente fare riferimento agli atti ufficiali dell’Ente.
Il quadro che emerge, dunque, non è quello di Comuni che necessariamente abbiano agito allo stesso modo, ma di amministrazioni che, davanti al medesimo evento, hanno adottato misure differenti e, nel caso di San Felice a Cancello, hanno modificato la propria valutazione nel giro di poche ore.
La questione non è stabilire oggi chi abbia avuto ragione
Sarebbe semplicistico sostenere che un Comune abbia necessariamente sbagliato perché ha adottato una misura diversa da un altro.
La qualità dell’aria può variare anche sensibilmente in funzione della direzione dei venti, delle condizioni meteorologiche, della posizione delle centraline e dei diversi dati disponibili nei singoli territori.
La questione che poniamo è un’altra: la trasparenza delle informazioni fornite ai cittadini.
Se una situazione viene ritenuta sufficientemente sicura da consentire la riapertura delle scuole e, poche ore dopo, viene nuovamente qualificata come una situazione di criticità tale da imporne la chiusura, è ragionevole chiedere quali siano stati gli elementi alla base del cambiamento.
Anche perché parliamo di scuole e bambini, ma anche di attività sportive, ricreative, parchi e persino dell’accesso al cimitero comunale.
Una spiegazione chiara, accompagnata dai dati e dalle indicazioni degli organismi competenti, consentirebbe ai cittadini di comprendere non soltanto che cosa è stato deciso, ma soprattutto perché è stato deciso.
E in una situazione di emergenza ambientale, probabilmente, è proprio questo ciò che serve più di ogni altra cosa: informazioni tempestive, comprensibili e soprattutto coerenti con gli atti e con i dati disponibili.
La prudenza è certamente doverosa.
Ma anche la chiarezza lo è.
Atto 01/09/26 del comune di San Felice a Cancello sulla riapertura scuole:
Atto numero 2 del 02/09/26 stesso comune sulla chiusura scuole:
