
Se esiste una parola che, dopo le emergenze, dovrebbe quasi farci paura, quella parola è normalità.
A prima vista potrebbe sembrare rassicurante. L’emergenza è infatti un fatto che sconvolge la vita delle persone, crea paura, incertezza e preoccupazione. È quello che è accaduto con l’incendio di Airola, che ha portato con sé non soltanto un problema ambientale, ma anche interrogativi e timori per la salute, nell’immediato e, soprattutto, per ciò che potrebbe emergere nel futuro.
Poi, per fortuna, l’emergenza passa. È nella sua stessa natura essere temporanea. E così arriva quella parola che, nell’immaginario collettivo, dovrebbe rappresentare un immenso sospiro di sollievo: normalità.
Si torna alla propria vita, alla propria routine. Si chiude una parentesi e si prova ad andare avanti.
Ma è proprio qui che dobbiamo stare attenti.
Non significa certo voler rimanere indefinitamente dentro un’emergenza. Al contrario, bisogna uscirne. Ma uscire dall’emergenza non può significare semplicemente dire «vabbè, è passata, dimentichiamoci questo brutto episodio e andiamo avanti».
Deve significare un’altra cosa: facciamo tesoro di quello che è accaduto e costruiamo un domani migliore e più sicuro.
Ed è qui che entrano in gioco le istituzioni e, insieme a loro, i cittadini.
Gli amministratori devono pretendere informazioni precise, complete e comprensibili. E la popolazione ha il diritto di riceverle.
Quanti siti come quello di Airola esistono ancora nei nostri territori?
Cosa si sta facendo per impedire che possa accadere nuovamente qualcosa di simile?
Qual è realmente la situazione ambientale della nostra Valle?
Quali sono i rischi che ancora incombono sul nostro territorio, comprese le questioni legate alle cave?
Sono domande semplici, ma tutt’altro che banali. E soprattutto sono domande alle quali qualcuno deve rispondere.
Bisogna sbattere i pugni sul tavolo.
Per questo è frustrante sentire che il sindaco di Santa Maria a Vico abbia chiesto da due mesi un incontro al presidente della Regione sulla questione della cava di Durazzano e che, a quanto risulta, non abbia ancora ottenuto nemmeno quei pochi minuti necessari per affrontare una questione che riguarda direttamente il nostro territorio.
Due mesi.
Possibile che il presidente della Regione non abbia avuto cinque minuti per parlare di una questione così importante?
E viene quasi da chiedersi: perché dovrebbe averne bisogno, se tanto le decisioni sembrano già prese?
È proprio questo il punto.
Quando cominceranno i nostri amministratori a smettere di andare dietro alle scarpe del politico di turno e cominceranno, quando necessario, ad assumere posizioni di vera rottura politica?
Basta con il napolicentrismo!
Il nostro territorio non può essere considerato periferia quando si tratta di decidere e improvvisamente diventare importante quando arrivano voti, consensi e fotografie.
Serve un fronte comune.
Ieri ad Arienzo si è svolta una manifestazione proprio sulla questione dell’incendio di Airola. Quando abbiamo chiesto chi la organizzasse, ci è stato risposto che si trattava di una manifestazione apolitica e apartitica.
Ma perché?
Se non è politica questa, cosa lo è?
Una questione che riguarda la salute, l’ambiente, la sicurezza, il futuro dei nostri territori e delle nostre comunità è politica per definizione.
E deve esserlo.
Devono assumersi la propria responsabilità i partiti, le associazioni, gli amministratori, i rappresentanti politici e, soprattutto, i cittadini.
Non significa trasformare un’emergenza ambientale in una guerra tra schieramenti. Significa esattamente il contrario: portare la politica al suo significato più alto, quello della partecipazione e della difesa dell’interesse collettivo.
Democrazia è partecipazione.
E quando sono in gioco questioni così importanti, le differenze devono essere messe da parte per costruire una battaglia comune.
Del resto, la diossina non ci pare faccia differenze tra fascisti e comunisti.
E allora forse è arrivato il momento di smettere di utilizzare, troppo facilmente, la parola normalità. Quella di cui abbiamo bisogno è un’altra parola.
Una parola che significa attenzione, controllo, informazione, prevenzione e partecipazione.
Quella parola è:
