A Santa Maria a Vico la mensa scolastica 2026/2027 costerà alle famiglie 2,14€ a pasto. Lo ha deciso la Giunta con la deliberazione n. 128 del 30 settembre 2026, confermando la tariffa già fissata a dicembre 2025.

Fin qui, nessuna sorpresa. Le sorprese sono nei dettagli.
Il conto, che torna (ma tocca farlo da soli)
La delibera dice che il costo del pasto è di 3,835€ più IVA, che il 53,57% è a carico delle famiglie e che questo fa 2,14€ IVA inclusa.
Il passaggio intermedio, però, nell’atto non c’è. Rifacendolo:
3,835 € × 53,57% = 2,054 €
2,054 € + IVA al 4% = 2,136 €, cioè 2,14 €
I numeri tornano: applicando l’IVA al 4%, prevista per la refezione scolastica, si arriva a 2,136€, arrotondati a 2,14. Il problema è che questo passaggio nella delibera non c’è.
Non è un errore. È un calcolo che il Comune lascia al lettore.
C’è poi un’altra stranezza. La delibera parla di “nuovo importo” del costo del pasto, ma la quota delle famiglie resta a 2,14€ e la percentuale resta al 53,57%. Il costo indicato, inoltre, è sostanzialmente quello che si ricava a ritroso partendo dai 2,14 euro e applicando la stessa percentuale.
Che cosa sia effettivamente cambiato rispetto alla precedente determinazione, quindi, la delibera non lo spiega. Quel “nuovo” potrebbe essere semplicemente una formulazione impropria, oppure potrebbe riferirsi a un cambiamento che nell’atto non viene illustrato.
Trenta esenzioni, 10.500€
Il Comune prevede l’esenzione dal pagamento per gli alunni con disabilità frequentanti le scuole del Comune e per gli alunni residenti con ISEE inferiore a 2.000€, fino a un massimo di 30 esenzioni, con una spesa complessiva prevista di 10.500€.
Il conto è presto fatto: 10.500 diviso 30 fa 350€ per esenzione, equivalenti, con una quota di 2,14€ a pasto, a circa 164 pasti.
Anche qui il dato può essere perfettamente plausibile. Ma il meccanismo non viene spiegato nel dettaglio.
Restano quindi alcune domande.
- Gli alunni con disabilità rientrano nel tetto delle 30 esenzioni? La delibera non lo chiarisce espressamente. La questione è rilevante perché, in caso affermativo, anche questa categoria concorrerebbe per una disponibilità numericamente limitata.
- Perché per gli alunni con disabilità viene utilizzato il criterio della frequenza nelle scuole del Comune, mentre per le famiglie con ISEE basso viene richiesto anche di essere residenti? È una differenza di criterio che l’atto non motiva.
- Cosa succede quando le domande superano le 30 esenzioni? La delibera prevede una graduatoria con quattro livelli di priorità: alunni con disabilità, famiglie con almeno tre figli, famiglie con almeno due figli e nuclei monogenitoriali.
- Come si decide all’interno della stessa categoria? Questo non viene indicato. Se due famiglie rientrano nella stessa priorità, conta l’ISEE più basso? La data della domanda? Il numero dei figli? Un altro criterio? Oppure un sorteggio?
La questione non è secondaria, perché tutti gli alunni ammessi sulla base del requisito economico hanno già un ISEE inferiore a 2.000 euro. Tra un ISEE di 0€ e uno di 1.990€, dunque, il requisito previsto dalla delibera è soddisfatto in entrambi i casi.
La soglia dei 2.000€
C’è poi la soglia economica.
Con un ISEE di 1.990€ si rientra nel criterio previsto per l’esenzione. Con 2.010€, invece, si è fuori.
La delibera non prevede fasce intermedie né una riduzione progressiva della tariffa. È una scelta dell’amministrazione, certamente possibile, ma proprio per questo sarebbe interessante conoscere la motivazione di una soglia così netta e particolarmente bassa.
Il fondo per il disagio: quanto vale?
La Giunta prevede inoltre di destinare una parte delle risorse a situazioni di “particolare ed eccezionale disagio”, che dovessero emergere durante l’anno scolastico e che saranno accertate dall’Assistente Sociale.
Anche questa previsione appare comprensibile. Ma manca un dato: quanto vale questa quota?
La delibera parla genericamente di una “parte” dei 10.500€. Non specifica quindi quale somma venga riservata alle situazioni eccezionali e quale rimanga per le esenzioni ordinarie.
E la differenza può essere significativa: più ampia sarà la quota riservata agli interventi successivi, minori saranno le risorse effettivamente disponibili per le domande presentate all’inizio dell’anno.
I tempi
Il Comune ha pubblicato un avviso per la mensa scolastica 2026/2027, con inizio presumibile del servizio dal 1° ottobre e richiesta da presentare online tramite la piattaforma Etica. La deliberazione n. 128, con cui la Giunta fissa tariffe e criteri per le esenzioni, è però del 30 settembre: il giorno prima dell’avvio previsto!
Cosa si può dire (e cosa no)
Sulla base del solo testo della delibera non si può parlare di irregolarità. Il calcolo dei 2,14€ è ricostruibile e, applicando l’IVA al 4%, torna.
Si può però osservare che un atto che riguarda direttamente le famiglie, e soprattutto quelle in difficoltà, dovrebbe essere comprensibile senza costringere il lettore a ricostruire i passaggi a margine.
Anche sulle esenzioni l’ordine tra le categorie è esplicito: prima gli alunni con disabilità, poi le famiglie con almeno tre figli alla mensa, quindi quelle con almeno due, infine i nuclei monogenitoriali, con un tetto di due esoneri per le prime e uno per le seconde. Non è indicato, invece, come si scelga all’interno della stessa categoria quando le domande superano i posti: ISEE più basso, data della domanda, numero dei figli?
Un dettaglio? Forse. Ma con un massimo di 30 esenzioni, il criterio per decidere chi entra e chi resta fuori dovrebbe essere scritto con la stessa chiarezza con cui si stabilisce chi ha la precedenza.
I 2,14€ sono chiari. Il percorso che porta a quei 2,14€, e quello che porta a una delle 30 esenzioni, un po’ meno ancora.
