
Una determina dell’ufficio tecnico racconta i controlli sulle carte di un progetto di videosorveglianza. Non dice quante telecamere siano state installate, dove, né se funzionino.
C’è un modo abbastanza semplice per capire a che punto sia un’opera pubblica: leggere gli atti. Non i comunicati, gli atti. E la determina n. 602 del 6 ottobre 2026 del Comune di San Felice a Cancello è istruttiva soprattutto per quello che non dice.
Di cosa parliamo
Il progetto si chiama “San Felice a Cancello Città Sicura” e prevede un sistema di videosorveglianza per la sicurezza del territorio comunale, finanziato con il POC Legalità 2014-2020, il programma europeo da 30 milioni gestito dal Ministero dell’Interno per i comuni del Sud.
La domanda risale all’ottobre 2022 e il Comune è entrato in graduatoria nel giugno 2023. Il progetto è stato riapprovato nel marzo 2024 per un importo complessivo di 100mila euro, mentre il progetto esecutivo è del dicembre dello stesso anno. I lavori sono stati affidati nell’agosto 2025 alla COM.SUD S.r.l., per 83.261,94 euro IVA compresa.
Quattro anni dalla domanda all’affidamento dei lavori: nella pubblica amministrazione si chiamano “tempi fisiologici”.
La novità: arriva il revisore
Con un decreto dell’11 maggio 2026, l’Autorità di gestione del programma ha previsto che le gare e le spese dei progetti finanziati siano verificate da revisori legali iscritti al Registro del MEF. Il controllo è quindi imposto dall’alto, non è una scelta del Comune, e i soldi non escono dalle casse comunali: il Ministero paga direttamente, dopo le verifiche.
Il Comune ha affidato l’incarico al dottor Angelo Lanni, commercialista con studio a Montesarchio. Il compenso, 1.903,20€ tra cassa previdenziale e IVA, entra nel quadro economico aggiornato.
La verifica segue l’ISRS 4400, lo standard per le “procedure concordate”: il revisore non esprime un giudizio generale sul progetto, esegue i controlli di una lista stabilita a monte e ne riferisce i risultati.
I conti: uno sconto che sparisce?
Il quadro economico quadra al centesimo: 68.247,50€ di lavori più 31.752,50€ di somme a disposizione fanno 100.000€.
C’è però un dettaglio. Il testo dell’atto dice che il dottor Lanni ha offerto un ribasso del 3% sui 1.500€ richiesti, quindi 1.455€, oltre cassa e IVA. Nel quadro economico, però, compaiono ancora:
- Revisore legale: 1.500€
- Cassa 4%: 60€
- IVA 22%: 343,20€
Lo sconto è scritto nel testo e non è applicato nei numeri. La differenza è di circa 57€, accessori compresi: nessuna voragine. Ma in una determina che serve proprio a formalizzare l’affidamento e a rideterminare il quadro economico, anche una piccola incongruenza merita una spiegazione.
I calcoli sono nostri: se sbagliamo, scriveteci e correggiamo.
Il calendario ballerino
La determina richiama una lettera di invito del 24 giugno 2024, con cui si chiedeva al dottor Lanni di presentare un’offerta. Lo stesso atto, però, fonda la procedura sul decreto dell’11 maggio 2026: l’invito precederebbe di quasi due anni la norma che lo giustifica.
Si tratta probabilmente di un errore materiale. Il protocollo dell’invito (16255) è molto vicino a quello della risposta del professionista (16397, del 25 settembre 2026), il che fa pensare a una lettera recente. Nel testo si trovano altri refusi, come “ISRS 440” al posto di 4400, “on Delibera”, “acquistita”.
In un atto che deve attestare la regolarità di una procedura, anche le date contano
Un solo professionista
L’incarico è stato affidato a un unico professionista. L’atto richiama il D.Lgs. 36/2023 e una procedura sul portale Traspare del Comune, ma non indica su quale articolo si fondi l’affidamento. Richiama inoltre i principi di trasparenza, imparzialità e rotazione, senza spiegare perché, tra gli iscritti al Registro dei Revisori Legali, sia stato scelto proprio quel nome: si limita a dichiararne esperienza e requisiti.
Non significa che ci sia qualcosa di irregolare. Significa che, leggendo l’atto, il criterio concreto di scelta non viene raccontato.
E i dati personali?
La determina riporta, per il professionista incaricato, data e luogo di nascita, comune di residenza e codice fiscale. Tutto in un atto visibile a chiunque per quindici giorni.
È comprensibile che l’amministrazione debba identificare senza ambiguità chi riceve l’incarico. Ma la normativa sulla trasparenza non impone di pubblicare ogni dato presente nel fascicolo: a nosro avviso, il principio di minimizzazione chiede di diffondere solo i dati pertinenti e non eccedenti. Nome, numero di iscrizione, studio e partita IVA bastano per identificare un professionista.
Ma le telecamere?
Ed eccoci al punto principale.
La determina parla di progettazione, affidamento, quadro economico, revisore, spese e controlli. Non dice, almeno nel testo pubblicato, a che punto siano i lavori: quante telecamere siano state installate, dove, se il sistema sia operativo, se ci sia un collaudo o uno stato di avanzamento.
Questo non significa che le telecamere non ci siano. La determina semplicemente non consente di dirlo.
Informazioni che un cittadino ha diritto di conoscere. Soprattutto se ci sono e dove sono le telecamere.
