Referendum 2011 analisi voto ITALIA

SI’

Alla fine è stata una vittoria del “sì” con maggioranza schiacciante ben al di sopra del 90%, il tanto agognato quorum è stato raggiunto, 54,78%, senza il voto dei nostri connazionali all’estero alle urne si è recato il 57,1% un dato importantissimo per svariate ragioni, che andremo ad elencare. Innanzitutto nella storia dei referendum italiani degli ultimi 20 anni è il 4° referendum su 10 che supera il quorum, ed è il 4° in termini di voti anche se a pochissimi voti di distanza dal terzo, ma erano sedici anni che il referendum non raggiungeva il 50%+1 degli aventi diritto, sembrava che il sistema fosse diventato inviso agli italiani. Forse le percentuali non danno l’idea della grandezza dell’evento ebbene hanno votato 27 milioni di italiani, tanto per capirci, nell’1987 anno del referendum sul nucleare, riproposto in questa consultazione, votarono 29 milioni, per il divorzio il referendum abrogativo per antonomasia, votarono 33 milioni. Ma non solo, sono le condizioni che hanno portato a questo referendum che forse rendono il 54% ancora più incredibile e ancora più politicizzato il voto, in primis la data, non si è voluto accorpare i referendum né con il primo turno né con il ballottaggio facendo perdere 300 milioni €, con la crisi economica e il tirar la cinghia e i tagli in tutti i settori, non è stato proprio capito dagli italiani o forse hanno capito benissimo.

L’invito al non voto non solo del presidente del consiglio ma anche dell’alleato Bossi, tra l’altro non ascoltato, in quanto i ministri leghisti hanno votato, ( si prevede una rottura interna definitiva nella lega? ).

L’informazione è stata pari allo zero, la tv generalista,la RAI, ha solo sfiorato l’argomento anche in maniera imbarazzante, invitando gli elettori a fare delle gite il giorno del voto oppure indicando date false della consultazione referendaria.

Il governo in tutti i modi ha cercato di sabotare il referendum preoccupato dell’effetto traino del nucleare sul legittimo impedimento, dapprima sospendendo la legge subito dopo i fatti tristi del Giappone, con il decreto “omnibus” che di fatto spostava non eliminava il nucleare, la corte costituzionale con decisione unanime ha  infatti fatto salvo il referendum però proponendo un nuovo testo diverso su quello cui gli italiani all’estero hanno votato qualche giorno prima creando i presupposti per far ricorso ed eventualmente affossare il quorum se fosse stato più esiguo

Il ministro dell’interno, Maroni, che in modo quanto meno irrituale e scorretto a due ore dalla chiusura dei seggi afferma in maniera vaga che l’affluenza verrà raggiunta.

Errore fatale del governo è stato pensare che il nucleare avrebbe fatto da traino, non è stato il nucleare, ma bensì l’acqua, infatti i dati sull’affluenza ci dicono che i primi due quesiti appunto sull’acqua sono al 57,04 e 57,05 il nucleare al 57,01, il legittimo impedimento il 57,00%.

Analizzando brevemente il voto, la regione che ha votato di più è stata il Trentino Alto-Adige  con il  64,60% la regione peggiore la Calabriacon il 50,35%, tutte hanno raggiunto il quorum, tra le regioni del sud l’Abruzzo ed il Molise sono al di sopra del dato nazionale, al nord solola Lombardia è al di sotto. Per le provincie invece Reggio-Emilia la migliore con il 68% la peggiore Crotone 45,11%, al nord la peggior provincia è Sondrio con il 48%, al sud la miglior provincia è Campobasso 60%.

Il governo, ma sarebbe meglio aggiungere anche la maggioranza pdl-lega, è stato battuto, gli italiani non si riconoscono più in Berlusconi, il quale, ma anche Bossi, non riescono più ad orientare le decisioni dei propri elettori, della defezione dei ministri si è già detto, ma gli elettori del pdl hanno contribuito al raggiungimento del quorum ed alla vittoria del sì  per il 40%.

Ci si aspetterebbero da subito le dimissioni, la politica del governo è stata bocciata su tutta la linea gli italiani hanno detto basta alle privatizzazioni ideologiche, basta al nucleare, basta con le leggi ad personam, ma è stato anche un voto propositivo è stato un sì sull’uso pubblico di beni fondamentali ma con efficienza, è stato detto sì alle energie rinnovabili ed alla ricerca scientifica, sì alla riforma della giustizia per tutti e non per qualcuno soltanto, si è detto anche un sì alla caduta di questo governo immobile e di un presidente del consiglio ormai delegittimato nel paese.

Ora il centro-sinistra ha l’arduo compito di non dividersi ma compattarsi è giunto il momento di formare alleanza precise, programmi condivisi ed attuabili ed avere un leader vincente, nella speranza di non buttarsi la solita zappa sui piedi. Il vento è cambiato, ora bisogna sistemare le vele per prenderlo.

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Referendum 12-13 Giugno terza parte

Referendum su Berlusconi

Il 4° quesito referendario è quello sul legittimo impedimento, ed è probabilmente il più temuto per il governo, sicuramente quello con la valenza più politica, in caso di vittoria del “sì” per la maggioranza sarebbe una iattura e forse segnerebbe la parola fine al governo Berlusconi IV.

Il legittimo impedimento è una norma che consente al presidente del consiglio ed ai ministri imputati in processi penali, di chiedere al giudice in caso di impegni di governo, un rinvio dell’udienza. I sostenitori del “no” ritengono che questa norma sia fondamentale per far sì che il governo ed il suo presidente del consiglio svolgano serenamente i loro compiti e non siano distratti dai procedimenti a carattere penale che potrebbero riguardarli. I sostenitori del “sì” ritengono che tale norma possa essere una mera scappatoia per sfuggire ai processi penali piuttosto che governare, ma non solo, violerebbe l’articolo 3 della costituzione, che stabilisce il principio dell’uguaglianza dei cittadini, in primis nei confronti della legge, ma se non passasse il referendum ciò comporterebbe dei vantaggi per alcuni cittadini a scapito di altri che non potrebbero usufruirne.

Il valore politico di questo referendum è dovuto al fatto che è inserito lo stesso nella stretta attualità politica italiana, il premier Silvio Berlusconi, infatti, ha voluto fortemente questa legge e ne è anche il maggiore beneficiario, infatti, l’inquilino di Palazzo Chigi è imputato in ben quattro processi penali:

“Mediaset” insieme ad altri 11 coimputati accusati di frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio dal 1995 al 1999.

“Mediatrade” per evasione fiscale e reati tributari qui insieme al figlio Piersilvio ed altri dirigenti Mediaset.

“Mills” accusato di corruzione in atti giudiziari, questo forse è il più pericoloso dei processi per MR B. in quanto l’avvocato Mills, consulente finanziario finivest, denunciato dal suo commercialista inglese, è stato già condannato dalla magistratura italiana di aver ricevuto 600.000 dollari da Berlusconi, in via indiretta, per mentire o non dire la verità nei processi Arces ed All iberian in modo da salvare Berlusconi da probabili condanne, Mills è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione, la posizione di Berlusconi è stata come si dice stralciata in quanto il governo da lui stesso presieduto ha fatto approvare una norma, impropriamente detta lodo Alfano, che lo salvava dai procedimenti in corso, che però è stata dichiarata incostituzionale.

Ultimo il processo, “Ruby”, qui forse le accuse sono quelle umanamente più vergognose oltre all’accusa di concussione vi è pure quella di favoreggiamento della prostituzione minorile.

Referendum 12-13 Giugno seconda parte

Un SI al nucleare tenendo conto del NO

Il 12 e 13 giugno si voterà per abrogare una legge fondamentale, quella che consente la costruzione di nuove centrali nucleari. Il popolo italiano già si era espresso nel 1987 abolendo il nucleare, proprio attraverso un referendum abrogativo, l’80% degli italiani si dichiarò contro il nucleare sull’onda sia del disastro di Cernobyl, sia per una maggiore sensibilizzazione dei temi ambientali. Votarono 29 milioni e più degli aventi diritto, ma non solo sempre nel 1987 altro referendum stabilì il divieto per ENEL di partecipare alla costruzione e gestione di impianti nucleari all’estero.

Ma veniamo ad oggi 2011, il governo ritorna sulla decisione del popolo sovrano del ’87 e intende ritornare all’atomo, oggi come allora una tragedia nucleare quella del Giappone rischia di condizionare il voto, forse non tanto dei sostenitori del sì in quanto la raccolta firma era iniziata ben prima di Fukushima, più che altro la paura è del governo, che sull’onda emotiva ha cercato di fermare il quesito più volte, ora con intervento legislativo, il decreto “omnibus”, ora con cavillo costituzionale, ma senza esito. Il problema forse per il governo non è la vittoria del sì al terzo quesito, semmai il raggiungimento del quorum con effetto traino e probabile vittoria del sì sul 4° quesito quello su legittimo impedimento.

Ma esattamente cosa sostengono i sostenitori del “no”? Innanzitutto che il nucleare sia una scelta obbligata, in quanto le cosiddette energie rinnovabili non sono in grado di soddisfare il bisogno di energia, si può ribattere sostenendo che questo tipo di tecnologia legato all’energia rinnovabile sta facendo balzi da gigante, tant’è che la Germania ha già annunciato che entro il 2022 chiuderà i reattori nucleari. L’utilizzo del nucleare secondo i “no” farebbe sì che il nostro paese sia indipendente dal punto di vista energetico almeno per due secoli e mezzo ai consumi attuali, secondo gli economisti, per il “sì” invece non è assolutamente così, l’uranio andrebbe importato quindi saremmo sempre e comunque dipendenti, ma non solo, secondo alcuni eminenti geologi l’uranio si esaurirà se tutto va bene tra cent’anni.

Le centrali che verranno costruite in Italia secondo il fronte del “no” saranno quelle di terza generazione molto più sicure delle centrali che hanno creato problemi come Cernobyl o Fukushima, intanto diamo atto che gli incidenti nelle centrali nucleari sono rari, ma quando si verificano rischiano di essere davvero disastrosi sia per la salute, con insorgenza di tumori e malformazioni nei neonati, sia a livello ambientale con contaminazione di falde e terreni che possono durare decenni. C’è poi il problema delle scorie ora per il “no” il volume delle scorie prodotte è assolutamente inferiore a quello di altri tipi di rifiuti industriali, per il “sì” invece è un problema molto grave in quanto essendo radioattive sono assolutamente pericolose, ad oggi non è stato ancora trovato nessun sistema efficace di stoccaggio delle stesse e diventano un costo, non solo economico, sulle spalle della nostra e delle prossime generazioni.

C’è poi da aggiungere che mentre i costi di costruzione di una centrale nucleare aumentano e non sono praticabili senza un aiuto statale, quelli delle energie rinnovabili invece diminuiscono anno dopo anno.

REFERENDUM 12-13 GIUGNO 2011 prima parte

L’acqua: due “SI”!

Il 12 e 13 giugno si voterà finalmente per i referendum, se non fosse per il tam tam mediatico di internet probabilmente niente sapremmo dei quesiti referendari. La consultazione referendaria è considerata importante, per il futuro delle politiche energetiche e socio-economiche, per il cantante Adriano Celentano è in gioco il futuro dei nostri figli, ma anche in ballo è la tenuta del governo già fortemente debilitato per la forte batosta alle ultime consultazioni provinciali e comunali in cui si sono espressi 15 milioni di cittadini.

Per il referendum ci vogliono un 10 milioni e più ancora per la validità dei referendum. Analizzeremo i quesiti referendari partendo dalle ragioni del no, chi scrive comunque è un forte sostenitore del sì per tutti e quattro i referendum, quindi non sarà ovviamente un giudizio obiettivo ma veritiero certamente.

Partiamo dai due quesiti sull’acqua innanzitutto bisogna però liberare la mente da certa faziosa ideologia ovvero le equazioni: pubblico=pessimo, privato=efficiente, non è così, almeno non sempre e sull’acqua certamente non lo è.

Innanzitutto i sostenitori del “no” ritengono che gli acquedotti pubblici siano inefficienti e quindi perdano acqua letteralmente, una gestione privata più oculata eviterebbe tale spreco. Risposta del “sì”, secondo dati Mediobanca, il peggiore acquedotto, quello che perde più acqua è quello di Roma, che appartiene ad Acea società quotata in borsa i cui soci sono: comune Roma, Caltagirone e Suez, il più efficiente è quello di Milano al 100% pubblico. Altra posizione del “no” sono i costi, si parla di 64 miliardi di euro in 30 anni che solo i privati potrebbero sostenere per la manutenzione e l’ammodernamento, permettendo il risparmio di soldi pubblici, ecco questa è una falsità in quanto i costi graveranno sulle bollette, oltre i normali costi di manutenzione ed ammodernamento avremo anche il costo degli utili che spettano all’imprenditore, così come assicurato dalla legge.

Ma da quando la legge Ronchi è in vigore e quindi in quelle città ove i privati hanno in mano l’acqua, come sta andando? Ebbene davvero male! Citadinanzattiva ci fa sapere che a Viterbo dal 2008 la bolletta ha avuto un incremento del +52%, Treviso +44%, Palermo +34%, Ragusa, Parma, Massa e Carrara +20% Venezia, Udine e Asti +25%, solo per fare qualche esempio. La cosa curiosa è che ci si imbatte in differenze tariffarie in città della stessa regione, ad esempio a Firenze l’acqua costa 185€ in più che a Lucca ad Agrigento 232€ in più rispetto Catania.

Il problema grosso delle leggi che  si vogliono giustamente abrogare non è quello di creare un privato che concorra con il pubblico o con altri privati, ma bensì due odiosi obblighi, quello del gestore pubblico di cedere la sua parte in tempi brevi anche lì dove è efficiente e l’obbligo al cittadino di garantire all’imprenditore un guadagno anche in presenza di un pessimo servizio.

Ma perché i privati si buttano così a capofitto nell’acqua? Basta leggere qualche dato per rendersene conto in base ad una statistica europea il 44% di tutta l’acqua europea serve per produrre energia, il 24% agricoltura, 21% approvvigionamento idrico, 11% industria, teniamo conto che nel 2025 queste percentuali aumenteranno del 25%.

Ma gli altri paesi europei come fanno con l’acqua? Analizzando il paese più vicino la Francia ci accorgiamo che la privatizzazione va avanti da anni, dal1985 a Parigi l’acqua è in mano a società miste, tant’è che il 72% dei francesi beve acqua fornita da privati, ma nell’ultimo decennio le cose hanno subito un’inversione di tendenza il 50% dei comuni francesi dal2000 ha abbandonato i privati ed è tornato in mano pubblica, tra cui la stessa Parigi nel 2009 non ha rinnovato il contratto a Veoila e Suez e lo stesso stanno facendo Tolosa, Bordeaux, Lione ed il bello che questo è un sentimento bipartisan.

Ballottaggio a San Felice a Cancello

Più che una vittoria, una non sconfitta.

Emilio Nuzzo è il nuovo sindaco di San Felice a Cancello battendo il rivale Carmine Campagnolo con un distacco di 456 voti. Non c’è stato il sorpasso, la differenza di voti al primo turno era di 731 voti, un gran recupero si potrebbe pensare, invece no! Nemmeno di recupero si è trattato in quanto i voti di Campagnolo sono sostanzialmente gli stessi tra 1°turno e ballottaggio, ovvero passa da4.874 a 4883, è Nuzzo che perde voti. Sono tantissimi da5.605 a 5.339 ovvero perde la bellezza di 266 voti, quindi potremmo dire che Campagnolo con un’altra settimana poteva essere sindaco.

Quello che sorprende non poco è l’atteggiamento del PD locale, ci si aspettava un apparentamento con la coalizione di liste civiche che appoggiavano Campagnuolo per una serie di giustificati motivi, infatti i suoi 1179 voti sarebbero stati sufficienti per battere Nuzzo o meglio l’on.Enzo D’Anna, che non poco si  è speso per queste elezioni comunali, ma non solo, con Campagnolo sindaco, il consiglio comunale sarebbe stato di 8-8-1 quindi Luigi Nostrale avrebbe potuto essere il vero ago della bilancia e tenere in scacco sia la maggioranza che l’opposizione, invece in questo modo è fuori il consiglio e la maggioranza di centrodestra è schiacciante 11-6.

Forse una logica c’è, visto che il neo-sindaco Nuzzo ha paventato la possibilità di assessorati esterni e guarda caso c’è una poltrona pronta proprio per Nostrale. Certo sarà un po’ complicato spiegare a quel povero incosciente elettore del partito democratico, che magari ha votato Nostrale in barba a parenti ed amici per avere se non un sindaco vicino alle sue idee politiche almeno un opposizione di tal fatta, invece si ritroverà senza rappresentanti, addirittura forse il suo “sindaco” andrà a  collaborare in una giunta di centrodestra, davvero una strategia veltroniana.

Analizzando i voti del 1°turno e del ballottaggio sezione per sezione possiamo notare che Campagnuolo aumenta voti in tutte le sezioni tranne alla sez. 4 perdendo 8 voti, alla sez. 6 -30voti, alla sez.7 -19voti, alla sez.18 -19voti, prevale a Cancello e Botteghino.

Nuzzo invece perde voti alla sez., alla sez.4 -21, alla sez.5 -36, alla sez.6 -9voti , alla sez.8 -32, , alla sez.11 -37,  alla sez. 13 -16, alla sez.16 -20, alla sez.17 -44, alla sez. 18 -18, alla sez.19 -37, alla sez. 20 -14.

Dato curioso sono le 250 schede bianche, nel primo turno furono 74 mentre le nulle al 1° turno furono 199,  al ballottaggio 25.

BALLOTTAGGI MILANO-NAPOLI

La sinistra alza la testa.

 

Riecheggiano nella mente le parole di Pierluigi Bersani, dopo il primo turno, ”abbiamo vinto noi, hanno perso loro”, più che una sconfitta, per la destra è una vera waterloo.

A Milano già data per persa, visto che Berlusconi ha preferito concentrarsi su Napoli, non è riuscito il recupero di Letizia Moratti che racimola appena un +3,31% in più, troppo poco, troppi errori. Il cambio di staff è arrivato tardi, l’accusa falsa di furto d’auto era ancora viva grazie anche ad un tam tam mediatico di solidarietà verso il suo avversario, la beffa del concerto senza d’alessio minacciato dalla lega almeno nel suo primo commento, poi correggerà il tiro, la designazione di Castelli e non Salvini come vice-sindaco, ha acuito la distanza del suo stesso elettorato. Pisapia invece balza in avanti guadagnando +7,06% rispetto al 1° turno ha convinto con i suoi modi ghandiani, una Milano che vuole essere qualcosa di più di una capitale di uno stato fittizio ed essere una grande e moderna città europea preoccupata più dalla presenza della ndrangheta che da quello del paventato terrorismo islamico.

Dal punto di vista dei partiti il PDL fa un flop clamoroso se nelle elezioni comunali del 2006 forza italia+a.n. fanno il 40,8% in queste comunali ha 28,74% per una manciata di voti è primo partito la lega nord invece balza avanti dal 3,7% al 9,6%, nonostante la lega padana lombarda di Pagliarini, e giustamente punta il dito contro gli alleati.

Nel centrosinistra l’Ulivo nel 2006 prende il 22% il PD oggi è al 28,63% un significativo balzo avanti evidentemente il progetto del partito democratico non è poi così fallimentare; i partiti di ispirazione comunista ( sel, federazione sinistra ) assieme fanno il 7%, tanto basta forse a togliere il sonno al presidente del consiglio.

Napoli, un trionfo! De magistris letteralmente annichilisce l’avversario, lo sommerge di voti Lettieri incredibilmente nonostante la presenza di Berlusconi alla chiusura della campagna elettorale non conferma nemmeno i voti del primo turno: -3,9%, cosa sia successo all’interno della coalizione di Lettieri è difficile dirlo, ma evidentemente qualcuno è balzato sul carro del vincitore.

De Magistris vola a +37,85% e se era scontato l’appoggio della coalizione che appoggiava Morcone al 1° turno ciò non è sufficiente a spiegare l’incredibile rimonta dell’ex pm. Anche qui Lettieri non ha saputo spiegare come avrebbe potuto risolvere lui questioni importanti, come i rifiuti, se manco Berlusconi ci riesce, più con formule magiche che con piani e strategie reali, l’accusa non troppo velata di avere a che fare con ambienti non troppo ortodossi della città ha certamente offerto il fianco agli attacchi non solo del suo avversario, ma anche della classe imprenditoriale campana che fa capo ad Amato ex presidente di Confindusria.

De magistris quindi ha avuto certamente gioco facile nell’additare a Lettieri come uomo dei poteri forti di Napoli ( leggi camorra ), certo si preferiva forse qualcosa in più almeno come programma, ma avrà ben cinque anni per cambiare in meglio questa martoriata città. Va male il PD se i ds+margherita nel 2006 raccoglievano il 32% dei voti oggi il pd è al 16%, IdV raddoppia i propri consensi dal 4% all’8%, invece dal 2006 ad oggi forzaitalia+a.n. passano dal 26% al 23%.

Berlusconi ha perso nettamente, ora sarà ancora più legato ai diktat politici della lega e alla pressione dei responsabili, un uomo di stato con senso delle istituzioni, ma anche semplicemente un uomo, sarebbe salito al Quirinale dimissioni in mano ma ancora si ostina.

I veri vincitori sono state le primarie, il popolo di sinistra le vuole e sa usarle, lo dimostra Cagliari dove Zedda un 35enne che altrimenti mai avrebbe avuto tale responsabilità politica fa vincere per la prima volta il centrosinistra, può essere dunque questo il sistema per ringiovanire la politica? Dove il PD le ha perse come a Milano ne ha guadagnato comunque in termini di voto, dove ha fatto pasticci come a Napoli ha inesorabilmente perso voti e faccia.

REFERENDUM 2011

Referendum chi è costui?

Il 12 e 13 giugno si sa, ormai soprattutto grazie ad internet e giornali, non tutti, che si voterà per i referendum. Ma cos’è? Referendum è una parola latina dal verbo refero, cioè riferisco. E’ un istituto di democrazia diretta, la nostra costituzione ne prevede di ben quattro tipi, quello che ci interessa è il cosiddetto referendum abrogativo, previsto all’art.75 cost.. “Abrogativo” è una parola, italiana stavolta, che significa annullare, quindi referendum abrogativo è quell’istituto che dà la possibilità al cittadino di  annullare una legge. Ma non è così semplice, intanto ci vogliono almeno 500.000 firme di cittadini per avviare un referendum, dopodiché la Corte di Cassazione valuta la regolarità delle stesse, poi la corte costituzionale valuta la correttezza del quesito referendario, che ad esempio non deve essere ambiguo o contraddittorio, poi il governo decide la data di svolgimento, che deve essere per legge compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno, non si è mai capito perché. Ma ancora non basta vi è poi l’ultimo scoglio da superare il fatidico quorum, altra parola latina, che indica il numero legale, che nel caso dei referendum abrogativi è del 50%+1 degli aventi diritto al voto, altrimenti il referendum non è valido. Se vincono i SI la norma è automaticamente cancellata, se vincono i NO la norma rimane in vigore.

Vediamo nel dettaglio, 1° quesito, la scheda sarà di colore rosso, riguardante le modalità di affidamento e gestione di servizi pubblici locali di rilevanza economica. Questa sarà la domanda:

“Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi co­mu­ni­tari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

I SI  sono contro la gestione privata dell’acqua e che sia gestita da società pubbliche in verità i privati possono far parte di queste società ma in percentuale modesta, i NO invece vogliono che l’acqua adesso pubblica si gestita da società private mentre la partecipazione pubblica, o meglio la quota di capitale sia al massimo del 40% e se la società è quotata in borsa la quota di capitale deve essere del 30%.

2° quesito anche questo riguarda l’acqua, scheda di colore giallo, ovvero l’abrogazione delle tariffe seconde logiche di mercato:

“Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, li­mi­ta­ta­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.

I SI vogliono eliminare la possibilità che attraverso l’uso dell’acqua vi sia il guadagno d’impresa che porti poi ad un aumento sostanziale in bolletta, i NO invece sono a favore di tale guadagno per l’impresa.

3° quesito, scheda di colore grigio, molto azzeccato, sul nucleare:

“Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con mo­di­fi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, li­mi­ta­ta­mente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”.

Qui la soluzione del quesito è molto facile i si sono per il non consentire la costruzione di nuove centrali nucleari, i no sono a favore della costruzione di centrali.

4° ed ultimo quesito, scheda di colore verde, sul legittimo impedimento:

Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­chè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”.

I SI sono contrari a che il presidente del consiglio o i ministri decidano di non comparire in udienza nei processi che li riguardano, i NO ritengono che tali cariche debbano poter essere lasciate in pace dalla magistratura.