NAPOLI CONQUISTA LA COPPA ITALIA

Era dal 1987 che questo trofeo mancava dalla bacheca azzurra, era dal 1991 che non si vinceva più nulla, dai mitici tempi di Maradona. Anzi vi è stato l’abisso, una squadra che non lottava più per il vertice del campionato o per prestigiosi traguardi europei, l’onta della retrocessione poi pure il fallimento e la serie C. Eppure dopo pochi anni ecco che il capitan cannavaro alza la coppa, quel trofeo tanto bistrattato agli inizi di stagione, ma poi tutti lo vogliono vincere, ed il Napoli c’è riuscito e con merito, non sbagliando nessuna gara se si eccettua l’andata di Siena. Merito va all’allenatore Mazzarri capace con una rosa risicata e con cambi poco all’altezza di aver tirato fuori il meglio da questi ragazzi, al presidente De Laurentiis che è riuscito a resistere alle offerte di più ricche società italiane ed estere che insidiavano i suoi gioielli più preziosi, un merito grande ai calciatori, alla fine della fiera sono loro che scendono in campo, lottano, sudano per portare una gioia ai tifosi e a se stessi ovviamente. Ma non tutto è andato liscio, i fischi sull’inno di mameli sono insopportabili, talmente brutti che anche chi li ha auspicati come i neoborbonici, fanno marcia indietro o imbarazzanti distinguo, si è fischiato Arisa, si sono fischiati i politici, ma no l’obiettivo era Tosel ed il “palazzo”, addirittura il loro guru Gennaro De Crescenzo, che si fa passare per storico dice: “150 anni di bugie storiche dopo i massacri e i saccheggi subiti dal Sud durante un’unificazione di cu quell’inno è simbolo e la Juve è continuazione simbolica” . Quindi non esiste lo sport, lo stadio è il campo di battaglia, i calciatori sono i nuovi soldati, ma questo è l’abominio dello sport, che è fratellanza, dove la politica non dovrebbe aver spazio.  Poveri neoborbonici non riescono a trovare spazio nella società civile ed usano questi mezzi puerili per farsi sentire e dire, esistiamo. Ma siete come i coccodrilli che non si rendono conto che i dinosauri sono estinti e non ritorneranno. Ma quali bugie storiche? Forse quelle che diffondono loro senza alcun ritegno e senza alcun controllo, come i primati inesistenti, anzi uno esiste quello delle costituzioni emanate e ritirate nel sangue, il debito pubblico più alto d’europa, un sovrano che chiede l’intervento dell’esercito straniero per sparare sui propri sudditi? Parliamo di saccheggio del nord? Ma la criminalità organizzata cosa fà? Ed i politici del sud cosa hanno fatto? Hanno massacrato queste regione, perché assolverli? Io mi sono davvero stancato di questi ciarlatani, ebbene almeno una volta a settimana pubblicherò un articolo per diffondere la verità storica e smontare le sciocchezze neoborboniche, il sud merita di meglio.

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LA SETTIMANA DIFFICILE DELL’ONOREVOLE

D’anna tra San Felice a cancello e Santa Maria a Vico

Settimana cruciale quella di Valle di Suessola e dell’onorevole Enzo D’Anna soprattutto a livello nazionale, soffre per gli schiaffoni che gli elettori hanno rifilato alla maggioranza in generale, all’esecutivo in particolare, a Silvio Berlusconi in maniera sostanziale. Ma problemi ha dovuto affrontare anche a livello locale tra attentati e definizione del consiglio comunale.

San felice a cancello ed Enzo D’Anna. Dopo la vittoria della destra locale senza dubbio merito anche dell’onorevole, che non poco si è profuso per la vittoria non certamente agevole o preventivabile sulla carta, visto che dall’altra parte c’era un Pasquale De Lucia agguerrito. Ma manco si finisce di festeggiare, che arrivati a spartire la torta si litiga su chi dovrà tagliare e quando grande debba essere. Dopo aver ricevuto lo sgarro della sezione chiusa si è sentito dare il benservito dal coordinatore locale del pdl Corrado Colella, in un comunicato pur ringraziandolo, lo mette alla porta, letteralmente, ricordandogli che non solo non è più un deputato pdl, ma bensì dei “responsabili” e che lui stesso già sta facendo le dovute consultazioni. Peccato non aver ricordato questi particolari in campagna elettorale, forse il figlio dell’uomo del popolo, oggi sarebbe all’opposizione, ma su una cosa ha ragione, perché D’Anna che è un parlamentare non più del pdl viene investito in maniera plenipotenziaria dal coordinatore provinciale Giuliano, smentendo e svuotando di significato la carica di Colella? Egli sì coordinatore cittadino pdl, ma ormai possiamo dire sfiduciato. Intanto è da registrare già un piccolo risultato negativo per il pdl sua doveva essere la presidenza del consiglio cittadino, ma viste le problematiche interne il sindaco Emilio Nuzzo ha ben pensato di affidarlo al secondo consigliere più eletto, Giovanni Esposito, intanto D’Anna fa il coordinatore locale investendo i potenziali assessori ed il capogruppo pdl al consiglio comunale, nelle esimie persone di Arcangelo Esposito e Raffaele Cantone. Sono certamente previste sorprese non gradite per l’esponente parlamentare. Ultimo schiaffo subito dall’onorevole D’Anna la composizione da parte del sindaco Nuzzo di un squadra di governo monca, senza gli esponenti pidellini, suscitando le ire del parlamentare nostrano.

Santa Maria a Vico ed Enzo D’Anna. Dopo il brutto episodio della bomba carta esplosa nella proprietà dell’assessore ai lavori pubblici Pirozzi, danneggiando per fortuna solo cose, ma ovviamente impaurendo l’assessore e la sua famiglia, si è svolto una assise straordinaria per dimostrare certamente la lontananza della parte buona della città da questi atti orribili, che almeno non sono riconducibili in prima analisi alla camorra. Ebbene l’onorevole D’Anna ha un po’ sorpreso tutti, dopo le dovute espressioni di solidarietà, attraverso alcune frasi del tipo: ” …i politici devono mostrare il petto avere il coraggio di denunciare…” a chi si riferiscono queste sibilline parole ma non solo ha poi aggiunto ancor più fortemente ma sempre ermeneuticamente: ” i camorristi vogliono chi li affronta…..Non è colluso solo chi spaccia droga a San Marco, senza azione di disturbo, ma anche di contravviene ai propri doveri di denuncia, le bombe arrivano da chi è disturbato da determinati interessi….”. Due indicazioni ci fornisce l’onorevole, la prima che da ormai un anno di amministrazione Piscitelli nulla s’è fatto contro la piaga criminalità in particolar modo spaccio a San Marco, secondo è dell’idea l’on. D’Anna della matrice camorristica dell’attentato. Ha inoltre invitato gli inquirenti ad approfondire le proprie indagini sull’appalto del cimitero, ma non solo ha chiesto senza mezzi termini il licenziamento dell’ingegner Isoletti in quanto non rispettoso delle indicazioni dell’amministrazione in materia di lavori pubblici. La vera sorpresa è stata la risposta molto cauta, quasi a buttare acqua sul fuoco, sia del Pirozzi prima che del sindaco Piscitelli in seconda battuta, questo dice Pirozzi: “…..chiedo ai presenti di non fare gli inquirenti…”, il sindaco invece attraverso un comunicato ribadisce: “…….sindaco e amministrazione confidano, infine che nessun processo sommario venga istruito, se non dagli inquirenti, e che presto ci si riconduca tutti ad un clima di operosità silenziosa e costruttiva.” Incredibile che il sindaco e l’amministrazione non sappiano che gli inquirenti vuoi per legge o costituzione o trattati internazionali non possono istruire processi sommari, ma è l’espressione operosità silenziosa che cozza con l’operosità costruttiva, la seconda per esserci, ha bisogno non del silenzio, ma della partecipazione cittadina.

Referendum analisi voto in valle di Suessola

PIU’ CHE UN SI’ UN NI’

Il voto referendario in valle di Suessola è un risultato che ha due facce difficile da leggere, in quanto davvero è variegato, non certo è in discussione la vittoria dei “sì”, che nei quattro comuni è comunque superiore al 90%, rispettando oppure andando oltre il dato nazionale.

Il problema è dato dall’affluenza in Campania l’affluenza è stata del 52,3% nella provincia di Caserta  del 50,13%, ad Arienzo ha votato il 47,29% a Cervino il 47,36%, a San Felice a Cancello il 50,74% a Santa Maria a Vico il 52,96% il dato percentuale di tutta valle di Suessola è stata del 50,62% appena superiore al raggiungimento del quorum. Maglia nera va ad Arienzo, i più civici certamente i santamariani con cifre ben al di sopra del dato regionale e provinciale, ma ben al di sotto del dato nazionale del 57%.

Come leggere tutto ciò? Certamente con la scarsa informazione, se a San Felice si può affermare che i cittadini siano stati “distratti” dalle vicende comunali, quelli di Arienzo e Cervino possono certamente lamentare una scarsa informazione dei partiti locali e dei comitati referendari, cosa che non è successa a SMaV in cui si sono svolte più volte oltre alla raccolta delle firme anche degli incontri di vera informazione con gazebo all’uopo formati, forse voler accentrare tutto in un unico comune, per questi referendum smav, è stato preferito quasi sempre per la campagna referendaria, ha fatto sì che venissero trascurati i piccoli centri della nostra valle.

Sempre più ormai si sente l’esigenza, almeno da chi scrive di una unione politico-amministrativa della valle di Suessola, i problemi sono comuni le esigenze anche, sarebbe ora di superare stupidi anacronistici campanilismi, se fossimo stati un solo comune ben diversa sarebbe stata la campagna referendaria e ben diverso l’esito delle votazioni, forse vicino, ma forse superiore al dato nazionale.

Referendum 2011 analisi voto ITALIA

SI’

Alla fine è stata una vittoria del “sì” con maggioranza schiacciante ben al di sopra del 90%, il tanto agognato quorum è stato raggiunto, 54,78%, senza il voto dei nostri connazionali all’estero alle urne si è recato il 57,1% un dato importantissimo per svariate ragioni, che andremo ad elencare. Innanzitutto nella storia dei referendum italiani degli ultimi 20 anni è il 4° referendum su 10 che supera il quorum, ed è il 4° in termini di voti anche se a pochissimi voti di distanza dal terzo, ma erano sedici anni che il referendum non raggiungeva il 50%+1 degli aventi diritto, sembrava che il sistema fosse diventato inviso agli italiani. Forse le percentuali non danno l’idea della grandezza dell’evento ebbene hanno votato 27 milioni di italiani, tanto per capirci, nell’1987 anno del referendum sul nucleare, riproposto in questa consultazione, votarono 29 milioni, per il divorzio il referendum abrogativo per antonomasia, votarono 33 milioni. Ma non solo, sono le condizioni che hanno portato a questo referendum che forse rendono il 54% ancora più incredibile e ancora più politicizzato il voto, in primis la data, non si è voluto accorpare i referendum né con il primo turno né con il ballottaggio facendo perdere 300 milioni €, con la crisi economica e il tirar la cinghia e i tagli in tutti i settori, non è stato proprio capito dagli italiani o forse hanno capito benissimo.

L’invito al non voto non solo del presidente del consiglio ma anche dell’alleato Bossi, tra l’altro non ascoltato, in quanto i ministri leghisti hanno votato, ( si prevede una rottura interna definitiva nella lega? ).

L’informazione è stata pari allo zero, la tv generalista,la RAI, ha solo sfiorato l’argomento anche in maniera imbarazzante, invitando gli elettori a fare delle gite il giorno del voto oppure indicando date false della consultazione referendaria.

Il governo in tutti i modi ha cercato di sabotare il referendum preoccupato dell’effetto traino del nucleare sul legittimo impedimento, dapprima sospendendo la legge subito dopo i fatti tristi del Giappone, con il decreto “omnibus” che di fatto spostava non eliminava il nucleare, la corte costituzionale con decisione unanime ha  infatti fatto salvo il referendum però proponendo un nuovo testo diverso su quello cui gli italiani all’estero hanno votato qualche giorno prima creando i presupposti per far ricorso ed eventualmente affossare il quorum se fosse stato più esiguo

Il ministro dell’interno, Maroni, che in modo quanto meno irrituale e scorretto a due ore dalla chiusura dei seggi afferma in maniera vaga che l’affluenza verrà raggiunta.

Errore fatale del governo è stato pensare che il nucleare avrebbe fatto da traino, non è stato il nucleare, ma bensì l’acqua, infatti i dati sull’affluenza ci dicono che i primi due quesiti appunto sull’acqua sono al 57,04 e 57,05 il nucleare al 57,01, il legittimo impedimento il 57,00%.

Analizzando brevemente il voto, la regione che ha votato di più è stata il Trentino Alto-Adige  con il  64,60% la regione peggiore la Calabriacon il 50,35%, tutte hanno raggiunto il quorum, tra le regioni del sud l’Abruzzo ed il Molise sono al di sopra del dato nazionale, al nord solola Lombardia è al di sotto. Per le provincie invece Reggio-Emilia la migliore con il 68% la peggiore Crotone 45,11%, al nord la peggior provincia è Sondrio con il 48%, al sud la miglior provincia è Campobasso 60%.

Il governo, ma sarebbe meglio aggiungere anche la maggioranza pdl-lega, è stato battuto, gli italiani non si riconoscono più in Berlusconi, il quale, ma anche Bossi, non riescono più ad orientare le decisioni dei propri elettori, della defezione dei ministri si è già detto, ma gli elettori del pdl hanno contribuito al raggiungimento del quorum ed alla vittoria del sì  per il 40%.

Ci si aspetterebbero da subito le dimissioni, la politica del governo è stata bocciata su tutta la linea gli italiani hanno detto basta alle privatizzazioni ideologiche, basta al nucleare, basta con le leggi ad personam, ma è stato anche un voto propositivo è stato un sì sull’uso pubblico di beni fondamentali ma con efficienza, è stato detto sì alle energie rinnovabili ed alla ricerca scientifica, sì alla riforma della giustizia per tutti e non per qualcuno soltanto, si è detto anche un sì alla caduta di questo governo immobile e di un presidente del consiglio ormai delegittimato nel paese.

Ora il centro-sinistra ha l’arduo compito di non dividersi ma compattarsi è giunto il momento di formare alleanza precise, programmi condivisi ed attuabili ed avere un leader vincente, nella speranza di non buttarsi la solita zappa sui piedi. Il vento è cambiato, ora bisogna sistemare le vele per prenderlo.

Referendum 12-13 Giugno terza parte

Referendum su Berlusconi

Il 4° quesito referendario è quello sul legittimo impedimento, ed è probabilmente il più temuto per il governo, sicuramente quello con la valenza più politica, in caso di vittoria del “sì” per la maggioranza sarebbe una iattura e forse segnerebbe la parola fine al governo Berlusconi IV.

Il legittimo impedimento è una norma che consente al presidente del consiglio ed ai ministri imputati in processi penali, di chiedere al giudice in caso di impegni di governo, un rinvio dell’udienza. I sostenitori del “no” ritengono che questa norma sia fondamentale per far sì che il governo ed il suo presidente del consiglio svolgano serenamente i loro compiti e non siano distratti dai procedimenti a carattere penale che potrebbero riguardarli. I sostenitori del “sì” ritengono che tale norma possa essere una mera scappatoia per sfuggire ai processi penali piuttosto che governare, ma non solo, violerebbe l’articolo 3 della costituzione, che stabilisce il principio dell’uguaglianza dei cittadini, in primis nei confronti della legge, ma se non passasse il referendum ciò comporterebbe dei vantaggi per alcuni cittadini a scapito di altri che non potrebbero usufruirne.

Il valore politico di questo referendum è dovuto al fatto che è inserito lo stesso nella stretta attualità politica italiana, il premier Silvio Berlusconi, infatti, ha voluto fortemente questa legge e ne è anche il maggiore beneficiario, infatti, l’inquilino di Palazzo Chigi è imputato in ben quattro processi penali:

“Mediaset” insieme ad altri 11 coimputati accusati di frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio dal 1995 al 1999.

“Mediatrade” per evasione fiscale e reati tributari qui insieme al figlio Piersilvio ed altri dirigenti Mediaset.

“Mills” accusato di corruzione in atti giudiziari, questo forse è il più pericoloso dei processi per MR B. in quanto l’avvocato Mills, consulente finanziario finivest, denunciato dal suo commercialista inglese, è stato già condannato dalla magistratura italiana di aver ricevuto 600.000 dollari da Berlusconi, in via indiretta, per mentire o non dire la verità nei processi Arces ed All iberian in modo da salvare Berlusconi da probabili condanne, Mills è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione, la posizione di Berlusconi è stata come si dice stralciata in quanto il governo da lui stesso presieduto ha fatto approvare una norma, impropriamente detta lodo Alfano, che lo salvava dai procedimenti in corso, che però è stata dichiarata incostituzionale.

Ultimo il processo, “Ruby”, qui forse le accuse sono quelle umanamente più vergognose oltre all’accusa di concussione vi è pure quella di favoreggiamento della prostituzione minorile.

Referendum 12-13 Giugno seconda parte

Un SI al nucleare tenendo conto del NO

Il 12 e 13 giugno si voterà per abrogare una legge fondamentale, quella che consente la costruzione di nuove centrali nucleari. Il popolo italiano già si era espresso nel 1987 abolendo il nucleare, proprio attraverso un referendum abrogativo, l’80% degli italiani si dichiarò contro il nucleare sull’onda sia del disastro di Cernobyl, sia per una maggiore sensibilizzazione dei temi ambientali. Votarono 29 milioni e più degli aventi diritto, ma non solo sempre nel 1987 altro referendum stabilì il divieto per ENEL di partecipare alla costruzione e gestione di impianti nucleari all’estero.

Ma veniamo ad oggi 2011, il governo ritorna sulla decisione del popolo sovrano del ’87 e intende ritornare all’atomo, oggi come allora una tragedia nucleare quella del Giappone rischia di condizionare il voto, forse non tanto dei sostenitori del sì in quanto la raccolta firma era iniziata ben prima di Fukushima, più che altro la paura è del governo, che sull’onda emotiva ha cercato di fermare il quesito più volte, ora con intervento legislativo, il decreto “omnibus”, ora con cavillo costituzionale, ma senza esito. Il problema forse per il governo non è la vittoria del sì al terzo quesito, semmai il raggiungimento del quorum con effetto traino e probabile vittoria del sì sul 4° quesito quello su legittimo impedimento.

Ma esattamente cosa sostengono i sostenitori del “no”? Innanzitutto che il nucleare sia una scelta obbligata, in quanto le cosiddette energie rinnovabili non sono in grado di soddisfare il bisogno di energia, si può ribattere sostenendo che questo tipo di tecnologia legato all’energia rinnovabile sta facendo balzi da gigante, tant’è che la Germania ha già annunciato che entro il 2022 chiuderà i reattori nucleari. L’utilizzo del nucleare secondo i “no” farebbe sì che il nostro paese sia indipendente dal punto di vista energetico almeno per due secoli e mezzo ai consumi attuali, secondo gli economisti, per il “sì” invece non è assolutamente così, l’uranio andrebbe importato quindi saremmo sempre e comunque dipendenti, ma non solo, secondo alcuni eminenti geologi l’uranio si esaurirà se tutto va bene tra cent’anni.

Le centrali che verranno costruite in Italia secondo il fronte del “no” saranno quelle di terza generazione molto più sicure delle centrali che hanno creato problemi come Cernobyl o Fukushima, intanto diamo atto che gli incidenti nelle centrali nucleari sono rari, ma quando si verificano rischiano di essere davvero disastrosi sia per la salute, con insorgenza di tumori e malformazioni nei neonati, sia a livello ambientale con contaminazione di falde e terreni che possono durare decenni. C’è poi il problema delle scorie ora per il “no” il volume delle scorie prodotte è assolutamente inferiore a quello di altri tipi di rifiuti industriali, per il “sì” invece è un problema molto grave in quanto essendo radioattive sono assolutamente pericolose, ad oggi non è stato ancora trovato nessun sistema efficace di stoccaggio delle stesse e diventano un costo, non solo economico, sulle spalle della nostra e delle prossime generazioni.

C’è poi da aggiungere che mentre i costi di costruzione di una centrale nucleare aumentano e non sono praticabili senza un aiuto statale, quelli delle energie rinnovabili invece diminuiscono anno dopo anno.

REFERENDUM 12-13 GIUGNO 2011 prima parte

L’acqua: due “SI”!

Il 12 e 13 giugno si voterà finalmente per i referendum, se non fosse per il tam tam mediatico di internet probabilmente niente sapremmo dei quesiti referendari. La consultazione referendaria è considerata importante, per il futuro delle politiche energetiche e socio-economiche, per il cantante Adriano Celentano è in gioco il futuro dei nostri figli, ma anche in ballo è la tenuta del governo già fortemente debilitato per la forte batosta alle ultime consultazioni provinciali e comunali in cui si sono espressi 15 milioni di cittadini.

Per il referendum ci vogliono un 10 milioni e più ancora per la validità dei referendum. Analizzeremo i quesiti referendari partendo dalle ragioni del no, chi scrive comunque è un forte sostenitore del sì per tutti e quattro i referendum, quindi non sarà ovviamente un giudizio obiettivo ma veritiero certamente.

Partiamo dai due quesiti sull’acqua innanzitutto bisogna però liberare la mente da certa faziosa ideologia ovvero le equazioni: pubblico=pessimo, privato=efficiente, non è così, almeno non sempre e sull’acqua certamente non lo è.

Innanzitutto i sostenitori del “no” ritengono che gli acquedotti pubblici siano inefficienti e quindi perdano acqua letteralmente, una gestione privata più oculata eviterebbe tale spreco. Risposta del “sì”, secondo dati Mediobanca, il peggiore acquedotto, quello che perde più acqua è quello di Roma, che appartiene ad Acea società quotata in borsa i cui soci sono: comune Roma, Caltagirone e Suez, il più efficiente è quello di Milano al 100% pubblico. Altra posizione del “no” sono i costi, si parla di 64 miliardi di euro in 30 anni che solo i privati potrebbero sostenere per la manutenzione e l’ammodernamento, permettendo il risparmio di soldi pubblici, ecco questa è una falsità in quanto i costi graveranno sulle bollette, oltre i normali costi di manutenzione ed ammodernamento avremo anche il costo degli utili che spettano all’imprenditore, così come assicurato dalla legge.

Ma da quando la legge Ronchi è in vigore e quindi in quelle città ove i privati hanno in mano l’acqua, come sta andando? Ebbene davvero male! Citadinanzattiva ci fa sapere che a Viterbo dal 2008 la bolletta ha avuto un incremento del +52%, Treviso +44%, Palermo +34%, Ragusa, Parma, Massa e Carrara +20% Venezia, Udine e Asti +25%, solo per fare qualche esempio. La cosa curiosa è che ci si imbatte in differenze tariffarie in città della stessa regione, ad esempio a Firenze l’acqua costa 185€ in più che a Lucca ad Agrigento 232€ in più rispetto Catania.

Il problema grosso delle leggi che  si vogliono giustamente abrogare non è quello di creare un privato che concorra con il pubblico o con altri privati, ma bensì due odiosi obblighi, quello del gestore pubblico di cedere la sua parte in tempi brevi anche lì dove è efficiente e l’obbligo al cittadino di garantire all’imprenditore un guadagno anche in presenza di un pessimo servizio.

Ma perché i privati si buttano così a capofitto nell’acqua? Basta leggere qualche dato per rendersene conto in base ad una statistica europea il 44% di tutta l’acqua europea serve per produrre energia, il 24% agricoltura, 21% approvvigionamento idrico, 11% industria, teniamo conto che nel 2025 queste percentuali aumenteranno del 25%.

Ma gli altri paesi europei come fanno con l’acqua? Analizzando il paese più vicino la Francia ci accorgiamo che la privatizzazione va avanti da anni, dal1985 a Parigi l’acqua è in mano a società miste, tant’è che il 72% dei francesi beve acqua fornita da privati, ma nell’ultimo decennio le cose hanno subito un’inversione di tendenza il 50% dei comuni francesi dal2000 ha abbandonato i privati ed è tornato in mano pubblica, tra cui la stessa Parigi nel 2009 non ha rinnovato il contratto a Veoila e Suez e lo stesso stanno facendo Tolosa, Bordeaux, Lione ed il bello che questo è un sentimento bipartisan.