Alla fine il governo Draghi nasce e giura e gli manca solo la fiducia, ma questa sembra scontata nei numeri, semmai si presenta il problema, non proprio di poco conto, di quanto sia larga.

Prima di affrontare la questione numeri, vogliamo dare uno sguardo alla squadra di governo.

Partiamo prima dai ministri con portafoglio e poi ai ministri sfigati.

Nel primo gruppo fa piacere vedere la riconferma della ministra Lamorgese agli Interni, non proprio contenta la Lega, ma ci pare che sia stata forse l’unico ministro del governo passato a lavorare in silenzio e come si deve.
Alla Giustizia, per fortuna, il pessimo dj fofò viene sostituito da un tecnico e cioè Marta Cartabia, in odor di presidenza della repubblica, che è stata presidente della Corte Costituzionale quindi diciamo, che a differenza dell’avvocato che non sa distinguere un reato doloso da uno colposo, la ministra dovrebbe conoscere il mestiere.
Difesa, un’altra conferma e cioè Lorenzo Guerini del Pd ex uomo fidato di Renzi.
Economia e finanze un tecnico e cioè Daniele Franco direttore generale della Banca d’Italia, quindi un altro che sa quello che fa.
Sviluppo economico Giancarlo Giorgietti della Lega. Nomina che ha suscitato malumori in quanto essendo il neo ministro un leghista si pensa che farà gli interessi del Nord del Paese. Non ci ricordiamo in verità cosa abbiano fatto i ministri del Sud per il Sud quando avevano questa carica. Le solite lacrime di coccodrillo.
Politiche agricole alimentari e forestali vanno al Movimento 5 Stelle e precisamente a Stefano Putuanelli. Manca dunque il ministero supercazzola della transizione ecologica e soprattutto manca Ciampolillo che si stava spendendo e vendendo non poco per raggiungere tale posizione.
Ambiente tutela del territorio e del mare a un tecnico – Roberto Cingolani. Ci aspettavamo una nomina politica, ma a quanto pare Draghi vuole monitorare questo settore in prima persona.
Infrastrutture e trasporti un altro tecnico, Enrico Giovannini che non è proprio della materia vista che è stato ex presidente dell’Istat.
Lavoro e politiche sociali vanno ad Orlando, l’uomo prezzemolo, dopo essere stato ministro dell’ambiente, ministro della giustizia, ora pure questo ministero che ha poco di legame con gli altri due, per la serie impara l’arte e mettila da parte.
All’istruzione Pietro Bianchi un tecnico che è stato coordinatore della task force della ministra Azzolina per la gestione della ripartenza scolastica. Ora o ha gestito male il neo ministro quella fase o non è stato ascoltato, perché la ripartenza è stata una falsa ripartenza.
Università e ricerca a Maria Cristina Messa, tecnico, ricercatrice di medicina nucleare, forse oltre a questo dicastero sarà il ministro ombra della sanità.
Alla Sanità appunto Speranza, incapace, danni enormi nella gestione della pandemia, ma insomma meglio lui che uno che deve ricominciare da zero ad affrontare le problematiche, poi secondo noi, gli è stato messo il sostegno.
Beni e attività culturali all’onnipresente Dario Franceschini, famoso per la nomina dei direttori di musei alcuni anni fa, ideatore dell’idea manageriale della cultura, poco attento forse al lato della tutela dell’immenso patrimonio artistico italiano, non ci pare che sia proprio ben visto dagli operatori del settore dello spettacolo e del turismo che stanno soffrendo non poco per la pandemia e il ministro riconfermato non ci pare abbia mai fatto qualcosa per aiutare questo settore in profonda crisi e dovrebbe essere il suo lavoro.
Agli Esteri il peggiore, Luigi Di Maio, non ci capacitiamo di questa scellerata decisione, speriamo che lo stesso Draghi faccia da sostegno pure a questo.

Quindi come si può vedere Draghi ha diviso il governo in due gruppi, da un lato i tecnici nei campi che più gli interessano, dall’altro i politici in ruoli marginali oppure controllabili come Sanità ed Esteri. Non così lo Sviluppo Economico che è un settore importante o come lo stesso dicastero del Lavoro e forse dobbiamo pensare che Draghi ritenga i ministri nominati effettivamente capaci.

Riguardo ai ministri senza portafoglio si nota subito la presenza massiccia di Forza Italia, con tre ministri, il problema è che sono terribili nomi che hanno fatto malissimo nel recente passato, come Brunetta che è nello stesso ministero della Pubblica Amministrazione già massacrato quando era ministro, poi abbiamo la Gelmini sebbene in un altro ministero rispetto alle meraviglie che ci ha fatto vedere come ministra dell’istruzione. Per chiudere la Carfagna messa all’inutile ministero del sud, una stupidata che andrebbe eliminata.

Una cosa è certa la differenza di questo presidente con Giuseppe Conte, sta proprio nella caratura dei due personaggi. Conte, non essendo conosciuto da nessuno in Italia, aveva bisogno di costruirsi un’immagine e se nel primo governo non c’è riuscito in quanto Salvini lo metteva mediaticamente in un angolo, nel secondo governo, Conte come personaggio è venuto fuori, sebbene in maniera artefatta e poco rispondente alla realtà. Pensiamo al commiato da Palazzo Chigi con i dipendenti che hanno applaudito in segno di ringraziamento, questo è stato presentato come fatto inedito e straordinario, mentre in realtà è quasi una prassi! Ecco, Draghi non ha bisogno di costruirsi nessuna veste, lui è già un personaggio, conosciuto in Italia e nel mondo, si può solo attendere quali siano le doti comunicative. Ricordiamo che Monti, il precedente tecnico, sebbene sui generis, alla presidenza del consiglio, che aveva lo stesso prestigio di Draghi, pagò fortemente l’incapacità comunicativa, che in questi tempi è tutto.

Riguardo alla fiducia, dovrebbe essere questa abbastanza larga visto che i partiti sono tutti dalla sua parte ad eccezione di Fdi che però da una “coerente” opposizione sta passando a una meno “coerente” astensione. Il punto nodale è il Movimento 5 Stelle. Esiste una fronda interna, quelle delle vedove di Di Battista, che è contrario a questo governo, anche il voto sulla piattaforma si contesta in quanto nel quesito si poneva come condizione per il sì il ministero supercazzola. Paradossalmente il governo potrebbe ottenere una larga fiducia anche senza i voti del M5s, ma si aprirebbe immediatamente poi una crisi di governo per non parlare di un’altra crisi all’interno del movimento stesso.

Si vedrà come finirà, il voto al Senato è previsto per mercoledì.