Ultimo giro di consultazione per Mario Draghi, che domani nel tardo pomeriggio scioglierà la riserva e probabilmente presenterà una lista di governo a carattere misto con mezza squadra formata da tecnici e mezza da politici.

Al momento sta incassando pian pianino il consenso di tutti i partiti, tranne Fdi, sta rompendo qualche granitica certezza.

Il centrodestra unito di fatto non esiste più se non come sommatoria a fini elettorali, già il governo morente del Conte bis aveva segnato questa spaccatura con un Forza Italia possibilista a sostenere un governo Conte e Fdi e Lega decisi sul no, ma è al Quirinale ancor prima del nome Draghi che aumenta il divario tra gli alleati con Forza Italia decisa a sostenere un nuovo governo, Lega indecisa se farlo o meno, Fdi decisamente contrario e pronto per le urne. Dopo il primo giro di consultazioni la Lega decide non solo di sostenere Draghi ma pure avanzare qualche pretesa, si parla di Salvini ministro o Giorgietti, addirittura la Lega si scopra europeista.

Ma questa giravolta non è poi così incomprensibile. L’elettorato della lega è sostanzialmente di due tipi: razzista, antimeridionale, formato da operai che temono la concorrenza di immigrati da sempre, l’altra parte è formata da piccoli imprenditori e piccoli artigiani che sono stati tartassati in questo ultimo anno che vedono in Draghi un rappresentante e sperano dunque di ricevere vantaggi. La lega salviniana ha guardato sempre più al primo tipo di elettorato, trasformandolo e plasmandolo da antimeridionalista ad antieropeista, da prima il nord a prima gli italiani. Questo ha fatto aumentare di molto il consenso leghista ricordiamo che Salvini ha preso un partito al 3%. Ora, se non si vuole perdere consenso ulteriore la lega deve dare un segnale a quell’altra parte di elettorato pronta a ributtarsi su Forza Italia e anche Fdi.

Il Movimento 5 stelle quello dei duri e puri quando non si tratta di poltrone, come hanno capito che il governo Draghi non sarà tecnico, almeno non completamente, si sono calati le braghe e nientemeno che Beppe Grillo benedice tale “svolta”, l’ennesima, con un solo Di Battista a far l’ultimo dei giapponesi, ma è la solita tattica in modo da dire, se le cose dovessero volgere male, che loro sono stati sempre contro. Interessante come su Facebook e altri social siano sparite le fake news riguardante Draghi.

Il M5s teme fortemente le elezioni, verrebbe certificato un fallimento enorme passando da un 35% a meno del 15% e c’è poi da sistemare il presidente del consiglio uscente nell’organigramma dell’azienda 5stelle, visto che un partito dell’ex premier farebbe scivolare i pentastellati ancora più giù. Il Parlamento, ridotto poi dalle prossime elezioni, vedrà comunque ridursi la pletora di parlamentari del M5s e come si dice: pure loro tengono famiglia.

Rispetto ad una settimana fa quindi il governo Draghi sembra possa nascere anche con una maggioranza abbastanza ampia.