Anche a Santa Maria a Vico, dopo Arienzo, la scuola, precisamente il plesso Maielli, chiude per causa covid dal 29.01.21 al 12.02.21. Decisione dovuta al fatto che sono state comunicate due positività: di una insegnante, comunicata dall’asl il giorno 26.01.21, e di un alunno comunicato dalla dirigente scolastica ma anche dall’asl il 28.01.21.

Siamo perplessi.

Capiamo di certo il fatto che per prudenza, pure troppa, si voglia chiudere un intero plesso, anche per il fatto che vi è una insegnante coinvolta, e come si legge nell’ordinanza in base alle caratteristiche dell’edificio, chiudere tutto. Ora se la positività per l’insegnante è stata comunicata il 26.01.21 perché non si è chiuso subito? Ma si è attesa la comunicazione della positività di uno studente dello stesso plesso per attivare la chiusura. Non abbiamo capito perché si è atteso questi due giorni.

Inoltre, non ci è chiaro quale protocollo il comune di Santa Maria a Vico sta seguendo. E’ evidente che vanno chiuse le classi che hanno avuto un contatto stretto con l’insegnante e lo studente, e va chiuso il plesso per il tempo necessario la sanificazione dei locali, ma non ha il minimo senso questa chiusura fino a quasi metà febbraio. Certo se l’insegnante nella settimana precedente la sua positività è entrata in tutte le classi possiamo pure capire, ma è così?

Se fossimo in presenza di un focolaio è evidente che la scuola deve chiudere, ma non è questo il caso. Anche i dati della positività del comune sono costantemente in discesa da 9 settimane consecutive, anche per questo è una misura eccessiva.

Come detto si dirà la prudenza non è mai troppa, meglio chiudere oggi che piangere domani e via così. Ma, come si è detto tante volte, con il virus bisogna conviverci e convivere indica quanto meno cercare di avere una parvenza di normalità. per i ragazzi il non andare a scuola per un tempo così prolungato è un enorme danno, hanno bisogno di socializzare, tutto ne hanno, ma i ragazzi in un modo particolare, vitale oseremmo dire. Non siamo oggi a un anno fa, esistono protocolli che non esistevano un anno fa e andrebbero seguiti invece di andare a senso.

Ora ci sarà lo screening volontario che addirittura coinvolgerà tutto il comprensivo Giovanni XIII, non solo il plesso Maielli, noi speriamo che non si faccia come ad Arienzo dove si sono inventati una percentuale minima di studenti “tamponati” per decidere se aprire o meno.

Ecco parliamo un po’ di Arienzo. Il sindaco Giuseppe Guida ci ha detto che Arienzo non ha un suo protocollo, allora per cortesia il sindaco può indicarci quale sta seguendo? Ieri in un post su facebook ha comunicato che siccome “solo” il 58% ha effettuato il tampone si valuterà se aprire oppure no il 1 febbraio. Ma il tampone era volontario e nessuna ordinanza del sindaco e nessun protocollo parla di percentuale minima per entrare o no in classe. Tra l’altro non è chiaro se in questo 58% sia inserito o scorporato il dato dell’asl che dovrà fare il tampone per gli alunni della classe dello studente positivo.

Ci spiace dirlo, ma si sta trattando questa problematica del covid a scuola senza tener conto delle conseguenza sulla crescita emotiva e psicologica dei ragazzi. La scuola non è solo il luogo dove si insegnano nozioni, ma è qualcosa di più. Suggeriamo ai genitori dei ragazzi in quarantena di chiedere ai figli cosa desidererebbero avere come regalo, ci mettiamo la mano sul fuoco che la maggioranza, più del 58%, risponderà che vuole incontrare i propri coetanei, fare sport, visitare con frequenza i nonni e via così.