Dopo aver incassato il voto alla Camera, Giuseppe Conte e il suo governo incassa pure al Senato, ma le cose si sono fatte, come era nelle previsioni della vigilia, molto complesse.

Il governo non ha ottenuto la maggioranza assoluta, ma solo quella relativa con 156 sì, tra cui tre senatori a vita che per motivi lavorativi o anagrafici non partecipano quasi mai alle sedute del Senato, l’unico è Mario Monti, l’odiato Monti soprattutto da parte della maggioranza.

Se i romani sostenevano che pecunia non olet, i 5stelle hanno coniato un nuovo detto: suffragio non olet.

Va bene tutto, basta che sia favorevole. I 5stelle entrano nella scena politica e ottengono un plebiscito di voti alle ultime elezioni con l’ideale di cambiare il sistema in maniera radicale, ieri hanno dimostrato di sguazzare allegramente e in maniera confortevole nella melma da loro stessi denunciata. Va bene tutto. Vanno bene i voti degli odiati senatori a vita, va bene il voto dell’odiato Mario Monti, va bene il voto di trasformisti come gli ex forzisti ormai -Russo, Causin- va bene il voto dell’odiato Mastella, va bene raccattare, promettere, fino all’ultimo secondo vedasi i voti di Ciampolillo e Nencini in zona cesarini, vanno bene i voti degli espulsi del Movimento, non degni di farne parte.

Un presidente del consiglio che non ha bisogno della poltrona e che ha interesse le sorti del Paese con questi numeri e soprattutto con questo tipo di numeri, dovrebbe salire al Quirinale e rimettersi alla saggezza del Presidente della Repubblica. Conte salirà al Quirinale ma semplicemente per illustrare la situazione e far intravedere un possibile allargamento di maggioranza.

La realtà è nera. Conte diviene ostaggio dei singoli senatori che compongono la sua risicata maggioranza, praticamente il lavoro nelle commissioni è compromesso, così come al Senato.

Vince Conte, certo, ma è una vittoria di Pirro. Perde Renzi, ma in realtà l’ex presidente del consiglio la partita non l’ha mai giocata con Conte, ma bensì con i sondaggi e quindi bisognerà attendere per capire se questa mossa della crisi si è rilevata vincente. Perde il Movimento 5 Stelle, oramai indistinguibile a quei partiti che voleva distruggere, perde il PD bloccato in una innaturale alleanza e pure bloccato nei sondaggi, perde il centro-destra unito, alla fine i transfughi alla camera e al senato vengono da lì. Vince Mastella, che dalla sua rocca di Benevento condiziona la vita politica nazionale, vince Scilipoti offeso per anni e alla fine è stato solo un anticipatore degli eventi.

Perde l’Italia, un governo debole, di qualunque colore esso sia, non è mai una buona cosa.

Chiudiamo con l’illustrate l’emblematico motivo per cui l’Italia è un Paese alla deriva. Ieri al Senato dopo ben due chiamate, la presidente del senato chiede ancora se ci sono persone che devono votare! Dopo due chiamate! E incredibilmente spuntano due senatori che timidamente dicono di voler votare, tanto che la presidente non li scorge, e dichiara chiusa la votazione, si deve ricorre a una sorta di VAR durato l’inverosimile per capire cosa sia accaduto e cosa fare. In un Paese normale, si dovrebbe utilizzare una sola chiamata, chi è dentro è dentro chi è fuori è fuori!