Gli USA hanno il loro nuovo presidente -Joseph Robinette Biden jr.- che entrerà nella pienezza dei poteri con il giuramento del 20 gennaio 2021. Elezione quella del presidente del più potente stato del mondo che non può passare inosservata in nessuno paese del mondo e men che meno in Italia. Analizzeremo questa elezione infatti anche dall’ottica italiana. Vi avvertiamo subito, l’articolo sarà un po’ lungo.

  1. Ha vinto Biden o ha perso Trump?

In una elezione, qualsiasi, è sempre un misto di cose, ma forse mai come in questo caso sono elezioni più perse che vinte. Solo in dieci casi in tutta la storia degli USA un presidente in carica non riesce ad ottenere l’elezione per un secondo e ultimo mandato, l’ultima volta era capitato proprio a un altro repubblicano –George H. W. Bush– nel 1993 perdendo contro il democratico Bill Clinton.
Quando il partito democratico ha designato attraverso le primarie Biden, ai danni tra gli altri il “socialista” Sanders, dava l’impressione, a noi per primi, che il partito avesse alzato bandiera bianca. Invece ci siamo ricreduti già al primo dibattito televisivo tra i due, infatti, Biden era la copia carbone in salsa democratica di Trump. Stessa età solo tre anni più anziano Biden, bianco, rappresentante dei ceti medio-alti, religioso (educazione cattolica) lo ha sottratto poi da facili attacchi alla persona, Trump in questo almeno si è contenuto. La scelta della vice Kamala Harris è stata molto intelligente in quanto donna, nera, figlia di immigrati trasferitisi in USA negli anni ’60, ha compensato le mancanze elettorali di Biden pescando nel bacino di voti delle donne, dei neri e degli immigrati di prima generazione e quindi anche nei ceti medio-bassi.

Biden infatti, conserva tutti gli stati che già quattro anni prima avevano premiato Hillary Clinton, oltre a conquistare gli stati persi da Trump.

Trump a nostro avviso perde queste elezioni per due motivi in particolare. La politica anti messicana, addirittura con l’innalzamento di un muro che ha portato gli stati frontalieri ad divenire Swing State, cioè stati contesi, anche il Texas! Infatti Trump perde l’Arizona, non conquista il New Mexico e rischia grosso in Texas, che sebbene rimane repubblicana, i collegi frontalieri da Corpus Christi ad El Paso in maggioranza votano per il democratico Biden! Certo non sono stati determinanti, ma Trump ha dovuto fare campagna elettorale anche in Texas, stato repubblicano per eccellenza, e non lasciare nulla al caso e quindi concentrandosi meno in stati che poi saranno chiave come Pennsylvania, Georgia e il Nord America con Wisconsin e Michigan anche questi perduti.

Trump commette un errore fatale nel voler insistere nella radicalizzazione del suo elettorato. Non abbiamo i dati sui flussi di voto, ma ci mettiamo la mano sul fuoco che l’oramai ex presidente ha perso il voto della fascia 40-64 anni e soprattutto la over 65, che lo fecero vincere quattro anni prima. La gestione del caso covid e la sua minimizzazione al limite del criminale, ricorderete il curatevi con la candeggina, ha preoccupato proprio coloro che sono stati più colpiti dalla malattia. Le fosse comuni dove sono state seppelliti migliaia di morti per covid, evento pure trasmesso in diretta tv, non venivano da qualche sperduto posto del Sud America, Africa, Asia o est Europa, ma da New York! Biden invece ha dato importanza a quell’elettorato semplicemente indossando la mascherina in ogni situazione, non ha dato l’impressione di saper risolvere il problema, né ha mai detto di averla una soluzione, ma ha dato l’impressione, vincente, di considerare il covid un problema serio.

2. Cosa farà Trump?

L’ex presidente non ha accettato la sconfitta, ma anzi ha accusato il suo avversario di brogli, soprattutto nel voto postale dimenticando che egli stesso aveva chiesto ai suoi di imbrogliare cercando di votare due volte una per posta e una di persona. Non entriamo nel merito della questione che non ci interessa. Trump può secondo noi percorrere tre strade.
La prima è quella di insistere sulla via giudiziaria e cercare di ribaltare il risultato, ma ci pare davvero dura anche perché Biden finirà a 306 voti elettorali che significa come minimo che Trump deve ribaltare il risultato di 3 stati! E’ vero che la Corte Suprema è a maggioranza repubblicana in questo momento, ma è un organo che mal sopporta l’ingerenza politica nelle sue decisioni sebbene siano i propri membri scelti dal Presidente in carica ed eletti dal senato.
La seconda strada sarebbe quella di spaccare il partito repubblicano e creare un proprio partito e presentarsi già alle elezioni di midterm tra un paio di anni e poi di nuovo alle presidenziali nel 2024.
La terza è quella di finire nell’oblio della politica scrivendo le sue memorie.

Teniamo presente che il voto popolare è nettamente pro Biden di ben 4 milioni di voti!

3. L’elezioni presidenziali usa in ottica italiana

Curiosamente, ma forse nemmeno tanto vista la pochezza di cultura politica in Italia, la sinistra esulta per questa vittoria, mentre la destra si dispera per la sconfitta, come se Partito Democratico usa e Partito Repubblicano siano omologhi al nostro centro-sinistra e centro-destra. Niente di più lontano dalla realtà. Il Partito Repubblicano è antifascista e addirittura nasce come anti schiavista, è un partito conservatore con una forte matrice religiosa, sebbene più protestante che cattolica, che può far avvicinare il Partito Repubblicano al nostro centro-destra. Di contro il Partito Democratico usa ha in comune solo il nome con il Partito Democratico di nostra conoscenza. E’ un partito molto liberale in termini economici, in Italia verrebbe definito ultra liberale sebbene vi siano correnti interne alcune delle quali molto vicine alla nostra sinistra, insomma le posizioni di Sanders per intenderci, mentre Biden rappresenta comunque un forte elemento conservatore. Se proprio vogliamo farlo un paragone è come se Biden fosse di Forza Italia e avesse battuto Trump di FdI-Lega.

4. Quali conseguenze per l’Italia?

Sicuramente cambierà la politica estera americana. Trump ha preferito guardare più all’interno che all’esterno dei propri confini e questo per noi è stato un grande danno. Non entriamo nella sciocchezza di Trump non ha mai fatto guerre ecc. Come se sganciare bombe in Iran e rischiare la terza guerra mondiale sia stato un gioco da ragazzi.
Consideriamo la politica estera usa in ottica italiana. Come detto il fatto che Trump abbia abbandonato alcuni scenari geopolitici come il mediterraneo e l’Afghanistan ci ha messo in seria difficoltà. Il ritiro in sostanza degli Usa dal mediterraneo se si eccettuano un paio di bombette in Siria più a contenere l’Isis che non ad eliminarlo, ha fatto scoprire la nostra inesistente politica estera e quindi di strategia internazionale. Non essendo in grado di far entrare nella nostra sfera di influenza la Libia, questo ha messo in moto le voglie espansionistiche della Turchia e quindi in risposta della Francia. In Libia vi sono 18 cittadini italiani in ostaggio e non si lamenta nessuno nemmeno le opposizioni che si riempiono la bocca con “prima gli italiani”. Hanno sfracassato i coglioni con i due marò bloccati, con qualche ragione, in India, mentre per questi 18 non gliene frega niente nessuno. Un altro paese, tipo gli USA, avrebbero bombardato i libici nelle loro postazioni strategiche per molto meno. Noi invece non ci lamentiamo nemmeno. Ma se si mette un Di Maio in politica estera, uno che da poco ha smesso di mangiare con il bavaglino, ci pare che non andiamo molto lontani.

L’Afghanistan è l’altro punto dolente. Siamo bloccati in un area geografica a noi inutile con la bellezza di 800 uomini, 145 mezzi terrestri e 8 aerei! Siamo entrati in questo scenario per liberare forze Usa da impiegare in Iraq, ma nonostante si parli continuamente di un ritiro questo non avviene mai!

Tra l’altro il ritiro americano ad esercitare il suo potere di controllo sul mondo quale superpotenza, ha portato le altre mediepotenze come Russia e Cina ad alzare la testa e ovviamente i primi a mettere in crisi l’alleanza con gli USA siamo stati proprio noi. Il governo italiano ha addirittura reso il nostro Paese quale cavallo di Troia consentendo alle imprese cinesi di entrare in UE isolandoci politicamente. La Russia cerca di inglobare la Ue nella sua sfera di influenza e chi ha trovato come sponda per questo piano? Ma proprio l’Italia! Ci sono partiti chiaramente filo-putiniani, addirittura forse proprio finanziati dalla Russia.

Tra l’altro la politica dei dazi ha fortemente danneggiato le nostre imprese alimentari in particolar modo che si sostengono con l’esportazione.

Noi facciamo gli auguri al nuovo presidente Joe Biden sperando che la politica americana possa portarci dei vantaggi.