Riprendiamo la nostra rubrica sulla letteratura accompagnati cone sempre dalla scrittrice Anna Verlezza. Mai come in questo periodo di immobilità leggerw un libro ci apre le porte per viaggiare oltre il tempo e le dinensioni.

Dunque godetevi questa particolare recensione:

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Inutile negarlo, questo tempo sospeso in cui siamo stati catapultati senza preavviso e senza possibilità di appello, ha visto cambiare le nostre abitudini quotidiane. Ognuno ha avuto l’obbligo di reinventarsi spazi e tempi nell’unica visione di un obiettivo comune : superare una pandemia dalle conseguenze distopiche.
Il mio stato umorale ha inseguito l’onda di un libro sonnecchiante da troppo tempo su una mensola della libreria. Comprato in una calda estate di qualche anno fa, ha ceduto il posto ad altri suoi simili in una lista che si allunga indipendentemente dalla mia volontà.
Dunque quel libro mi ha chiamata e richiamata all’ordine precostituito di lettura.
Parlo di “Suite francese di Irene Nemirovsky (Kiev 11 febbraio 1903/ Aushwitz 17 agosto 1942).
Di lei dirò solo che l’opera è rimasta incompiuta a causa della sua deportazione come ebrea nonostante fosse convertita al cristianesimo.
Suite Francese, almeno nelle intenzioni dell’autrice, doveva essere formata da una sinfonia di cinque racconti. La Nostra però riuscì a completarne solo due : “Tempesta di giugno” e “ Dolce”.
La fuga dei cittadini da Parigi mentre i tedeschi avanzano ed una delicata storia d’amore tra una donna francese ed un ufficiale tedesco animano le pagine di questi due racconti solo apparentemente divisi e che, invece, condividono una trama intersecante capace di chiarire e risolvere i dubbi sospesi del lettore.
La scrittura è pulita . La storia, in alcuni punti, sembra rimanere a mezz’aria ma solo per prendere gravità e farsi certezza poco dopo. Una forza di sentimenti, di paure, del terrore della guerra che mette gli uni contro gli altri. Una guerra che divide ancora di più le classi sociali . Una nobiltà pronta a difendere le sue ricchezze con espedienti che si rivolteranno anche contro l’ideatore e quel popolo che ha solo la vita da salvare facendo quadrato intorno ad una solidarietà per la sopravvivenza. Così la Nemirovsky ci insegna come gli stati di necessità tendano solo ad acuire pregi e difetti .
Il flusso costante di sentimenti che lega le parole di questo scritto ne fanno uno dei romanzi più belli.
Una voce autentica dalla guerra, in guerra . Irene non vedrà la pace purtroppo , ma il suo romanzo si salvò dalla furia distruttrice nazista ( piccolo giallo senza spiegazione). Della stessa autrice consiglio due gioielli di autentica riflessione : “Ida “ e “ La nemica”.
Grazie , Irene. Sei riuscita a farmi riflettere sull’emergenza Coronavirus attraverso una storia scritta ottant’anni prima, circa. L’immortalità della letteratura.
Anna Verlezza